OTTOBIANO, dal nostro inviato Marco Corradi

Il primo accredito in un evento sportivo non si scorda mai, e anche stavolta sarà così: ricordo ancora oggi il mio primo calciomercato (gennaio 2015), ricorderò sempre il debutto al Giro d’Italia e verosimilmente ricorderò a lungo anche la ”prima” nel Mondiale motocross e a Ottobiano, circuito pavese che in questo weekend ha ospitato Antonio Cairoli e gli altri campioni delle ruote dentate in quello che ormai sta diventando un appuntamento fisso del calendario internazionale.  I piloti adorano la sabbia di Ottobiano, il pubblico accorre numeroso per tifare Cairoli (15mila persone ieri) e anche i proprietari dei team/team manager erano soddisfatti di questa trasferta. In pista, l’MXGP di Ottobiano ha visto trionfare Antonio Cairoli e Jorge Prado (MX2), e noi vi abbiamo raccontato ieri i risultati delle gare e le sensazioni dei protagonisti (qui le nostre interviste a Gajser, Nagl e Cairoli), ma quest’oggi vogliamo dedicarci al contorno: ecco il racconto della nostra giornata a Ottobiano.

Lo sfondo del motorhome/paddock di TM

EMOZIONI, CONCITAZIONE E L’UMANITÀ DEI PILOTI: IL RACCONTO DI UNA GIORNATA NEL PADDOCK– L’accredito a Ottobiano ci ha consentito di vivere dal vivo un mondo che avevamo già assaggiato in precedenza a Eicma: il motocross è uno sport che mescola grandi piloti, grande umanità e grandi emozioni a un’innata disponibilità verso i tifosi e gli addetti ai lavori. Forse in questo influisce anche la minor considerazione televisiva, che dunque ha impedito alle emittenti di creare rapporti esclusivi coi piloti e strapparli alle migliaia di fans accorse a Ottobiano e negli altri circuiti del mondiale, ma tant’è: una foto non viene mai negata, un autografo neppure, e i piloti meno noti si concedono anche qualche chiacchiera coi tifosi.

Ma torniamo alla nostra giornata, che è stata vissuta a stretto contatto col mondo di TM Racing: il paddock della casa pesarese è stata un po’ la nostra base di partenza, e lì abbiamo avuto per l’ennesima volta la conferma della dimensione familiare di TM. Il motocross, da questo punto di vista, è uno sport d’altri tempi, nel quale per intenderci le famiglie seguono i piloti ovunque vadano: non succede per tutti, ma in poche ore abbiamo visto Lupino girare nervosamente per il paddock e poi fuggire appena finite le gare perchè la sua bimba stava per nascere (benvenuta al mondo, Ludovica!), e Max Nagl stemperare la tensione del GP grazie al contatto con la sua famiglia. La moglie e il piccolo figlioletto di Max (un’autentica piccola peste, che ha giocato tutta la mattina con le riproduzioni in miniatura delle moto di papà) si trovavano nel paddock e rappresentavano una bellissima famiglia ”da Mulino Bianco”: vederli ci ha emozionato, e ha inaugurato una giornata nella quale (come potete vedere sul nostro Instagram) abbiamo potuto assistere alle gare direttamente dal box-TM e avere un punto di vista diverso sulla guida dei piloti e sulle dinamiche del paddock, ma anche arrivare molto vicini ai piloti della MX2 che aspettavano di partire per gara-2. Nel motocross, le comunicazioni ai piloti arrivano ancora tramite lavagnetta, rigorosamente compilata a mano con pennarelli e/o gessetti: vedere i piloti (Nagl su tutti) girarsi tranquillamente per leggere il messaggio mentre andavano a 70km/h e sui salti, ci ha stupito e impressionato. E poi, non è mancato qualche momento di tensione: Samuele Bernardini ha vissuto un GP difficile ed è dovuto tornare ai box sia in gara-1 che in gara-2 per poi ripartire, coi meccanici che hanno dovuto usare le maniere forti (qualche calcione) per far ripartire la TM versione-MX2. E nei box le emozioni aumentano, sia che si tratti della delusione per i risultati negativi (Bernardini), della rabbia per delle decisioni inspiegabili (la mancata bandiera blu a Desalle in gara-2) e dell’entusiasmo per le strepitose prestazioni di Max Nagl.

Il tedesco si è ritrovato grazie a due bellissime partenze, e ha emozionato tutti all’interno del box: compreso il sottoscritto, dato che (va detto) lo stile di guida di Max mi era sempre piaciuto, anche quando dava filo da torcere a Cairoli. Vederlo tornare grande e chiudere 7° e 9° solo a causa del calo dovuto al caldo (era rispettivamente 5° e 4° nelle fasi iniziali) ci ha entusiasmato: al motocross servono i grandi piloti, ma anche le grandi storie, e quella di Max che torna ad andare veloce con TM Racing dopo essere stato scartato dai grandi team è una di queste. E proprio vedendo e studiando in lontananza (con rispetto e senza disturbarlo) Max Nagl per l’intera giornata, abbiamo avuto l’ennesima conferma sull’umanità dei piloti: il tedesco, oltre a vivere il GP in simbiosi con la sua famiglia e giocare tranquillamente col figlio, ha anche un modo scientifico di interpretare la giornata di gare. Tra una manche e l’altra, Max Nagl fa un defaticante decisamente particolare, simile a quello dei ciclisti che si mettono sui rulli dopo le tappe di Giro e Tour: qualche km in bicicletta per smaltire l’acido lattico ed essere più fresco in gara-2. Un modo come un altro per smaltire la fatica, che però non è bastato contro il grande caldo di Ottobiano. In una pista situata in aperta campagna, senza nulla attorno e con i motori rombanti e le 15mila persone presenti a ridurre al minimo l’ossigeno (la temperatura percepita, fidatevi, superava i 40°, e il sole ”infiammava” la pelle), il tedesco è andato in overheating e si è prosciugato fino alla disidratazione: l’immagine di Max che rischia lo svenimento al termine di gara-2 e viene ”raffreddato” a suon di doccia gelata e fior di bottiglie d’acqua ci rimarrà impressa per qualche giorno ed è l’emblema di ciò che rischiano questi ragazzi. Puoi prepararti per mesi e mesi, fare allenamenti scientifici e prevenire ogni possibile infortunio/intoppo, ma se prendi un colpo di calore (d’altronde, le tute e le protezioni pesano parecchio), non c’è nulla da fare e la gara diventa un calvario: se a questo ci aggiungiamo che Max ha anche perso un paio d’ore per l’antidoping proprio per la disidratazione, capiamo tutti i rischi del caldo infernale per i piloti.

L’umanità dei piloti, le emozioni del paddock e le gare viste dai box, ma anche le chiacchierate e i commenti alle gare con Marco Ricciardi e la sensazione di vivere in un autentico mini-mondo: insomma, possiamo dire che la nostra giornata a Ottobiano è stata decisamente positiva e carica di emozioni. Anche perchè, una giornata che si chiude con un’intervista ad Antonio Cairoli, come potrebbe non esserlo?

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