MILANO, dal nostro inviato a Eicma 2018 Marco Corradi

MotoGP, la top class per i grandi team. Questa è la definizione imposta dai recenti risultati. Eppure, per fortuna, c’è anche chi riesce a smentire i luoghi comuni. Lucio Cecchinello fa parte di questa categoria. Il team manager dell’omonima squadra “clienti” affiliata ad Honda era presente ad Eicma per il grande show della casa giapponese. Ai nostri microfoni ne ha approfittato per tracciare un bilancio della stagione in conclusione.

Lucio, come valuti questo 2018? Prevale la felicità per i risultati ottenuti durante l’intero campionato o l’amarezza per l’infortunio occorso al tuo pilota Cal Crutchlow nelle prove libere del GP d’Australia?

“La stagione è positiva. Sono sempre ottimista e cerco di vedere il bicchiere mezzo pieno. Abbiamo vinto in Argentina e fatto podi a Misano e Motegi. Inoltre, abbiamo collezionato diversi piazzamenti, come quarti posti. Per me la stagione è assolutamente positiva. Fino all’Australia eravamo quinti nel Mondiale con la possibilità di agguantare la quarta posizione, che per un team privato sarebbe stato un grandissimo risultato. Purtroppo la frattura alla caviglia di Cal ha compromesso il finale della stagione. Oramai pensiamo alla prossima”.

Ed invece qual è il tuo giudizio sul campionato di Takaaki Nakagami?

“Ha fatto un anno di apprendistato. Mi aspettavo di più da lui in gara, ma in qualifica si è comportato in maniera più che accettabile. È sempre stato veloce quanto o addirittura più di Morbidelli e pensando che quest’ultimo era campione uscente della Moto 2 è un grande risultato. In gara, però, non sono arrivati gli stessi risultati di Morbidelli. Nakagami deve lavorare ancora sulla performance durante la corsa, sui sorpassi e sulla sua sicurezza nel gestire la moto anche sul bagnato”.

Hai visto crescere diversi piloti promettenti. Secondo te, c’è un nuovo fuoriclasse nelle categorie inferiori?

“Onestamente, credo sia giusto fare analisi concrete: di piloti come Stoner, Marquez o Rossi ne nasce uno ogni decade. Il fuoriclasse del futuro starà gareggiando con le minimoto in questo momento o deve ancora nascere. Con tutto il rispetto, i piloti presenti in questo momento in Moto 3 o Moto 2 sono velocissimi e talentuosi, ma faccio realmente fatica a trovare un altro Marquez. Possiamo toglierci belle soddisfazioni vedendo sul podio della MotoGP Morbidelli o Bagnaia, piuttosto che Bezzecchi, ma non ci sarà mai la supremazia esibita da Rossi, Stoner o dallo stesso Marc”

Tra l’altro, tu hai corso con Valentino Rossi…

“Erano altri tempi. Lui stava iniziando la sua carriera, mentre io avevo già un po’ di esperienza”

In vent’anni di Motomondiale, hai assistito a cambiamenti importanti. Quali sono quelli più significativi secondo te e come li valuti?

“Come in tutti gli sport c’è un’evoluzione che può andare dall’organizzazione dell’evento alle tecnologie applicate, oltre allo stile di guida. Proprio quest’ultimo aspetto è quello che mi affascina maggiormente. Con l’utilizzo della tecnologia si riescono a fare pieghe, talvolta con il gomito a terra, che una volta erano impensabili. A mio avviso, il cambiamento è stato positivo. Inoltre, devo dire che la Federazione e la Dorna hanno fatto un ottimo lavoro nella riorganizzazione dei protocolli tecnici. Secondo me, con il monogomma ed il monocentralina hanno reso la MotoGP più accessibile a tutti i costruttori. Chiaramente, se dovessi guardare al mio interesse, dovrei pensare di averci rimesso, avendo perso un vantaggio in termini di elettronica, ma per il bene del campionato è stata la cosa migliore”.

Ultima domanda: sarai presente anche tu nella Moto E. Cosa ci puoi dire di questa nuovissima categoria?

“Dunque, è ancora tutto da definire. È un campionato nuovo e siamo curiosi di capire come sarà. È una formula che attualmente è ancora molto circoscritta. Non ci sono spazi di intervento a livello tecnologico. È tutto blindato anche perché l’idea di Dorna è iniziare il campionato con costi limitati, dare via alla competizione e solo dopo, in base a sponsor e guadagni, valutare come svilupparlo, un po’ come accaduto in Formula E”.

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