Guida fluida, precisa e scorrevole. In qualsiasi condizione, con ogni mezzo a disposizione. Regis Laconi è sempre stato un esempio per il modo di condurre la moto. Nato da genitori sardi provenienti da Segariu, è cresciuto in Francia, dove ha anche iniziato la lunga trafila su due ruote. Nel 1995 l’esordio nella 250 con la Honda, prima di passare due anni più tardi nella top class, sempre supportato dalla casa dalla grande ala. Nella 500, Regis ottiene l’unica vittoria in carriera nella massima categoria nel 1999 in sella ad una Yamaha. Il debutto in Superbike avviene nel 2001 con l’Aprilia. Dopo un breve ritorno in MotoGP, Laconi sceglie la Superbike per rilanciarsi. Dal 2003 al 2005 è alfiere Ducati. Con la marca bolognese sfiora il titolo nel 2004, quando, nonostante le 10 vittorie e la leadership in classifica a due manche dalla conclusione e la possibilità di correre l’ultimo e decisivo GP nella sua Francia, Regis perde la volata per il Mondiale per soli 9 punti. Una delusione immensa.

Nel 2005, nonostante un infortunio sfortunato, è sempre lui in più occasioni a tenere a galla una Ducati traballante e sofferente contro la ritrovata competitività di Suzuky e Yamaha. È un anno decisamente complicato, ma Laconi trova il modo per far esultare i tifosi della Rossa di Borgo Panigale. Dopo la vittoria in gara 1 a Silverstone, arriva una doppietta straordinaria a Misano. Ritmo elevato, guida impeccabile e sorpassi rifilati ai danni di ossi durissimi come Chris Vermeulen e Troy Corser, che al termine di quel campionato si fregerà del secondo iride in carriera. Ma nemmeno il coccodrillo australiano può resistere a Laconi quel giorno. La Ducati vola come un destriero condotto da un cavaliere esperto. A Misano non c’è partita: gara 1 e gara 2 sono un assolo rosso per la gioia della maggior parte dei tifosi presenti. Nessuno può immaginare che la doppietta romagnola sarà l’ultimo acuto del francese volante. Dal 2006 sceglierà la Kawasaki per rilanciarsi, senza ottenere grandi risultati, anche per via della scarsa competitività della moto. Nel 2009, tornerà in Ducati, ma un gravissimo infortunio lo costringerà ad abbandonare le corse. Resta comunque un’icona per il suo modo di correre pulito e con il cuore in mano, senza calcoli. Una scelta che forse gli ha regalato meno soddisfazioni sportive di quante ne avrebbe meritate, pur relegandolo tra i beniamini dei tifosi della Rossa. E, conoscendo il triste finale della sua carriera, crea ancora più emozione e suggestione ripensare a quel 26 giugno 2005, quando Regis si è lasciati tutti alle spalle per l’ultima volta.

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