Oggi è una giornata di ricordi, e oltre a Norifumi Abe, ci viene spontaneo ricordare anche un altro pilota: stiamo parlando di Ricardo Tormo, l’uomo a cui è intitolato il circuito di Valencia, la pista sulla quale si chiudono tutte le stagioni del Motomondiale.

La figura di Ricardo Tormo viene spesso data per sconosciuta ma, come spesso accade per coloro a cui viene dedicato un circuito, ci troviamo di fronte a un grande pilota, nato proprio il 7 settembre (nel 1952) e scomparso il 27 dicembre del 1998 a causa della leucemia. Ricardo Tormo è stato uno dei piloti di riferimento a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, con due Mondiali vinti nella classe 50 e la decisione di correre contemporaneamente nella 125cc, senza però mai conquistare l’iride (al massimo un 5° posto nel Mondiale, 4 GP vinti).

Il valenciano fa il suo esordio nel Motomondiale nel 1976, correndo su una Kreidler 50cc che viene poi sostituita dalla più nota e performante Bultaco ufficiale, con cui vincerà il titolo nel 1978: Tormo chiude quella stagione con 5 vittorie e sbaraglia la concorrenza, ma nei due anni seguenti vive due stagioni complicate, che lo portano a correre nel 1981 con una Bultaco privata e con un team secondario. È proprio alla guida di questo mezzo che Ricardo Tormo ottiene il suo secondo e ultimo Mondiale alla sua maniera, vincendo 6 gare e dominando la categoria. Dopo questo successo, arriveranno il 4° posto del 1982 e il 7° del 1983 (moto Garelli, la terza moto italiana guidata dopo le MBA e Sanvenero usate in 125), in quello che sarà il suo ultimo Mondiale: Ricardo Tormo puntava a continuare e accrescere il suo palmares, ma ecco l’imprevisto sotto forma di un grave infortunio alle gambe all’inizio della stagione 1984.

Tormo stava testando la Derbi che avrebbe dovuto usare nel Mondiale 80cc in un’area industriale, e cadde per evitare una vettura che sopraggiungeva (l’area doveva essere chiusa al traffico), rompendosi gli arti e distruggendo la sua gamba destra: non riuscì più a rientrare nel circus del Motomondiale, venendo costretto a svariate operazioni per recuperare la funzionalità completa della gamba, ma restò comunque nel ”giro” aiutando vari giovani piloti, fino alla tragica morte per leucemia alla fine del 1998. Evidentemente la sfortuna non voleva fermarsi nel suo accanimento contro Ricardo Tormo, al quale fu dedicato poco dopo la sua morte il circuito di Valencia.

 

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