Una festa… per tre. Così si può definire la gara di Misano di dieci anni fa. Nel 2007, la MotoGP torna a correre nell’autodromo romagnolo dopo la parentesi 1985-87. Casey Stoner occupa la vetta del Mondiale. Una leadership figlia di un percorso netto, fatto di 7 successi, un secondo e 2 terzi posti. Peggior risultato: due quinti posti. Niente male come marcia verso il primo titolo Ducati. Alle spalle del canguro mannaro resiste uno stoico Valentino Rossi. Il Dottore è alle prese con un anno complicato sia in pista, con una Yamaha opaca e carente in accelerazione, che fuori, come testimoniato dal caso dell’evasione fiscale. L’appuntamento con il Gran Premio di San Marino diventa importante per non lasciar scappare via ulteriormente Stoner, lontano già 60 lunghezze. Discorso simile per Dani Pedrosa, anch’esso in crisi con la sua Honda e distante 78 punti. Serve una vittoria per tenere aperto un Mondiale già indirizzato.

Ed invece il GP romagnolo diventa un trampolino di lancio per l’australiano della Ducati verso il titolo. In partenza Pedrosa viene travolto da un irruento Randy De Puniet ed abbandona la contesa. Le speranze di Rossi durano solamente qualche giro in più. Un fumo bianco come una bandiera, proveniente dal motore della sua Yamaha, segnano la fine delle sue speranze di vittoria in gara e di rimonta in classifica generale. Misano ha emesso il suo verdetto: il 2007 è l’anno di Stoner e della Rossa di Borgo Panigale, lanciato verso il suo ottavo centro stagionale.

Tuttavia, alle spalle del fenomeno australiano, divampa la lotta per il podio. A sorpresa, il secondo ed il terzo posto vengono monopolizzati dalla Suzuki. Chris Vermeulen si prende la piazza d’onore, chiudendo davanti al compagno John Hopkins. Una bellissima soddisfazione per i due alfieri della casa nipponica, autori peraltro di carriere diametralmente opposte. L’australiano Chris viene dalla Supersport, in cui ha vinto un titolo nel 2003 e dalla Superbike, di cui è stato vicecampione nel 2005 prima di scegliere la MotoGP. È entrato in punta di piedi, vincendo peraltro anche una gara sul bagnato a Le Mans. Hopkins, invece, è stato considerato da molti come un talento pronto ad esplodere. La permanenza in Suzuki non lo ha favorito a causa anche della scarsa competitività del mezzo, ma è altresì vero che l’americano si è spesso fatto notare più per la propensione alle cadute… Eppure, in quel 2 settembre 2007, le cose andarono bene per entrambi, sia per l’australiano che per lo statunitense, sorridenti sul podio a fare compagnia a Stoner, il nuovo Re della top class.

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