Il mondo si è capovolto nel giro di un anno. In dodici mesi, le certezze sono state sbriciolate ed improvvisamente i dominatori diventano prede degli ex inseguitori. È una situazione già nota nel mondo dello sport, specialmente nei motori, ma quanto accade nella MotoGP 2008 è veramente sorprendente. Alla vigilia del campionato, Casey Stoner è il Re indiscutibile della top class, Valentino Rossi e Dani Pedrosa gli sfidanti designati, Jorge Lorenzo l’astro nascente. A metà stagione tutte le previsioni sono state stravolte. I due spagnoli impressionano nelle prime gare, ma vengono fermati dagli infortuni. Il Dottore va in testa al Mondiale, inseguito dall’australiano della Ducati. La sfida decisiva avviene a Laguna Seca: vince l’italiano, davanti al rivale. Stoner accusa il colpo e stecca la gara successiva a Brno, finendo a terra mentre è in testa, lasciando via libera al pesarese. Si arriva dunque a Misano con Casey determinato a non far scappare via Rossi.

Nel GP di San Marino, il ducatista parte a razzo e mette subito un discreto margine tra sé ed i rivali. La sua fuga non dura molto. Al terzo giro, una nuvola di polvere cela la scivolata del numero 1. Quando si solleva del tutto è evidente quello che i tifosi Ducati non vorrebbero vedere: Stoner è fuori e, con la vittoria di Rossi, la lotta per il titolo è definitivamente conclusa. Se un anno prima, Misano aveva salutato il trionfo rosso, con tanto di sigillo sull’iride, ora diventa il teatro dell’abdicazione. Casey lascia idealmente scettro e corona in quella scivolata. Un KO di cui nemmeno l’australiano riesce a darsi una spiegazione. Il sogno di un bis rosso tramonta lì, in quella curva. L’australiano si rifarà tre anni più tardi, ma in sella alla Honda. Per la Ducati sarà l’inizio di una parabola discendente interrotta solamente qualche anno fa.

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