Ed ecco consumato il ribaltone. A Singapore si consuma il golpe interno in casa Mercedes: Nico Rosberg scippa la leadership al rivale Lewis Hamilton. E lo fa nella maniera più convincente ed allo stesso modo insperata. Già, perché in pochi avrebbero scommesso sul figlio d’arte, specialmente dopo un’estate in cui l’inglese lo aveva strapazzato, recuperando i 43 punti di svantaggio accumulati nelle prime gare e distanziando il compagno ex amico di 19 lunghezze. Sembrava tutto finito ed invece da agosto è partita la riscossa tedesca. Prima l’acuto di Spa, complici anche i problemi di Hamilton. Poi Monza, stavolta bruciando in partenza l’anglo-caraibico più che mai impacciato quando si spegne il semaforo rosso. Il gap si riduce di soli 2 punti. A Singapore tutto torna incredibilmente in bilico.

La pista asiatica è una delle più problematiche per la conformazione della Mercedes. Dunque, la lotta per il successo diventa aperta anche a più concorrenti. Ferrari e Red Bull scalpitano, desiderose di animare una stagione sin lì poco redditizia, specialmente per il Cavallino rampante. Su un tracciato sporco, impegnativo e molto esigente, con quei muretti vicinissimi alla pista, è il pilota a dover fare la differenza, ancor più se si considera il grande equilibrio tecnico. Tutti si aspettano il guizzo di Hamilton, specialmente dopo il bruciante secondo posto di Monza. Ed invece è ancora Rosberg a stampare i tempi più interessanti. Nico conquista la pole, mentre il compagno è terzo dietro alla Red Bull di Ricciardo.

In gara, il figlio d’arte vola, impeccabile e preciso con la sua guida millimetrica. Alle sue spalle, Ricciardo non molla, mentre Lewis sembra in affanno. Il britannico non riesce a cambiare passo, a dare continuità al proprio ritmo, alternando giri rapidi a tornate più lente. Tutta un’altra musica rispetto al compagno di squadra. Eppure, qualcosa pare cambiare nel finale. A pochi giri dal termine, Rosberg inizia ad accusare un calo, le gomme risentono dell’usura. Gli pneumatici di Ricciardo, invece, cambiati da poco, fanno volare la Red Bull. Il distacco tra i due piloti si abbassa continuamente, giro dopo giro, tornata dopo tornata. Le certezze di Nico traballano, ma è qui che il tedesco mette in atto una metamorfosi straordinaria. È qui, tra le curve ed i muretti di Singapore che Rosberg realizza definitivamente di non essere un magnifico perdente, anzi, di possedere doti da campione. Le qualità di un campione del Mondo. Con le unghie e con i denti, il figlio di Keke aggredisce la pista nonostante le gomme usurate ed una vettura non più performante. Spreme il suo mezzo, sapendo di non poter sprecare una simile chance. Dietro di lui, Ricciardo continua a macinare terreno, gli si fa vicino. Recupera decimo su decimo. Ultimo giro, i due non sono lontani. Basta un errore di Nico e tutto è perduto per lui. Ed invece no, Rosberg è perfetto. Nemmeno la super Red Bull può nulla. Il tedesco vince, davanti all’avversario motorizzato dalla casa austriaca e ad un contrariato Hamilton, scavalcato anche nella classifica generale. Wolff dirà in seguito: <<Nico sta guidando come mai prima d’ora>>. Verissimo. La crisalide di Singapore regala il miglior Rosberg di sempre. È cambiato il vento in maniera definitiva per l’assegnazione del titolo 2016.

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