I record sono fatti per essere battuti, è vero. Eppure, alcuni primati sono destinati a rimanere per sempre nell’immaginario collettivo anche quando non compaiono più nel libro delle migliori prestazioni. Attualmente, se si guarda alla voce “maggior numero di vittorie stagionali”, si trova il 2014 superlativo di Marc Marquez, contraddistinto dai 13 centri. Eppure, il fenomeno spagnolo ha dovuto dare il meglio di sé per abbattere un record che durava dal 1997. In quell’anno, la scena fu tutta per un australiano di nome Michael Doohan. “Mick” non era solamente un campione. Era un cannibale motociclistico, probabilmente la trasposizione in moto di quello che era Eddy Merckx in bici. Non concedeva niente a nessuno, lottava per vincere, sempre e comunque. Nessun premio di consolazione per gli avversari. “I want it all” dei Queen sarebbe stato il suo mantra in pista.

Forse, quell’ingordigia propria del fuoriclasse insaziabile derivava anche da quanto accaduto in quelle maledette prove libere del Gran Premio d’Olanda 1992. Doohan stava dominando il campionato della 500cc, prima di incappare in un drammatico incidente, che quasi gli costò l’amputazione della gamba destra. Ecco, probabilmente, a segnarlo è stato il ricordo del botto, del dolore, delle indicibili sofferenze provate in ospedale, cercando di guarire, ed in pista, tentando di salvare il proprio sogno iridato. Michael ha dato tutto sé stesso per superare quel trauma e, quando il suo talento gli ha permesso di riprovare a scalare la montagna verso l’Olimpo dei più grandi, non si è fatto pregare. È arrivato fino in cima, ma, una volta giunto in vetta, non ha voluto mai più scendere. Il paesaggio visto dalla posizione del campione è bellissimo, lo spettacolo migliore di tutti. Tuttavia, se la salita è faticosa e lenta, la discesa può essere rapida ed inaspettata. Mick lo ha sempre saputo in cuor suo. Ha assaporato rapidamente l’amarezza di chi improvvisamente passa dalla gloria al dolore. Quando è diventato Re, nel 1994, ha deciso dentro di sé che quell’orribile sensazione non lo avrebbe mai più accompagnato. E così ha trovato nella vittoria la medicina ideale per la propria autostima, per non smettere mai di guardare gli altri dall’alto. Ha vinto, dominato, annichilito la concorrenza, con le buone e con le cattive.

Nel 1997, Doohan ha deciso di fare un passo in avanti: vincere non gli bastava, serviva altro, una manifestazione di manifesta superiorità. Forte della perfezione tecnica della sua inseparabile Honda NSR ed avvantaggiato ulteriormente dall’infortunio del rivale più temibile, lo spagnolo Alex Criville, Mick ha dato il via ad una stagione incredibile. La straordinarietà della sua impresa possono essere raccontati dai numeri: 12 centri in 15 gare, dieci dei quali consecutivi, contornati da due secondi posti ed un solo ritiro, nella sua Australia, mentre stava nuovamente dominando. Cifre impressionanti, accostabili solamente al motociclismo di Giacomo Agostini. Un’era fa. Quando il 14 settembre di quell’anno taglia il traguardo del Gran Premio di Catalogna, Doohan riscrive la storia. Nessuno nella 500 recente ha mai conquistato tanti successi in sequenza e nessuno ha mai dominato in lungo ed in largo in quel modo. Il 1997 rappresenterà l’apice del suo dominio. Poi un altro drammatico incidente, due anni più tardi, chiuderà definitivamente il ciclo del Cannibale, per 5 stagioni consecutive dominatore della top class.

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