Da qualche anno, Singapore è un appuntamento ricorrente nel calendario della Formula 1. È un crocevia importante per la stagione, anche perché inaugura la serie di gare extraeuropee. Del resto, il Marina Bay Street Circuit è entrato nella storia per essere stato il primo Gran Premio disputato in notturna. Eppure, il suo esordio nel Mondiale automobilistico più famoso è stato ricordato per ben altre ragioni. Colpa di un battesimo bagnato da una corsa destinata a rimanere negli annali per una vera e propria frode sportiva, il cosiddetto “Crashgate”. Un caso più unico che raro tra i motori, ripensando anche agli aneddoti del passato. Al centro di questa discussa vicenda vi era un intero team: la Renault di Flavio Briatore. Fino a quel punto della stagione, il bilancio per la casa francese era buono, ma non eccezionale. Mancava una vittoria per lasciare il segno. E così ecco presentarsi l’occasione con il Gran Premio di Singapore. Al termine delle qualifiche, Felipe Massa era in pole position, davanti a Lewis Hamilton ed al compagno Kimi Raikkonen. Questi erano anche i candidati al titolo iridato, con il brasiliano della Ferrari all’inseguimento del britannico su McLaren-Mercedes. I due erano separati da un solo punto. Più complicata la situazione del finnico, ormai lontano in classifica. La Renault, invece, era già fuori dai giochi per il titolo con entrambi i piloti, il due volte campione del mondo Fernando Alonso ed il debuttante Nelsinho Piquet, figlio di Nelson, leggenda degli Anni ’80. Nonostante gli ottimi tempi registrati nelle libere, lo spagnolo parte quindicesimo, a causa di un suo errore in qualifica.

Alla partenza Massa e Hamilton distanziarono il resto del gruppo e si concentrarono sulla loro lotta per il titolo. Ecco il momento incriminato: testacoda per Nelsinho Piquet. Macchina intraversata ed impatto violentissimo contro le barriere delimitanti la corsia dei box ed il rettilineo del traguardo. Il pilota, fortunatamente, usciva di scena illeso. Safety car in pista e pit lane aperta per favorire il rifornimento ed il cambio gomme. Secondo le norme vigenti, l’approvvigionamento di carburante era vietato quando la pace car faceva il suo ingresso ed era reso possibile solamente quando tutte le vetture erano allineate. Una regola cervellotica e discutibile, che ebbe una duplice conseguenza. In primis penalizzò chi come Nico Rosberg e Robert Kubica era stato costretto a rientrare ai box per fare benzina nonostante la mancata apertura della pit lane, pur di evitare di rimanere a secco. Entrambi i piloti subirono una penalizzazione di uno stop and go. In secondo luogo, il caos generato dall’ingresso quasi contemporaneo di tutte le vetture si rivelò fatale per la Ferrari. Al pit stop di Massa, venne dato l’ok per la ripartenza, senza considerare che il bocchettone con il carburante era ancora agganciato alla monoposto rossa. Risultato: box degli uomini di Maranello inondati di benzina e tredicesimo posto per Felipe. Chi beneficiò di questa situazione surreale? Un solo pilota, Fernando Alonso. Lo spagnolo, grazie al caos per i rientri nella pit lane ed alle penalizzazione inflitte a Rosberg e Kubica, si ritrovò in testa alla gara, vincendo davanti al figlio di Keke su Williams e a Lewis Hamilton. Con quel podio, Lewis ottenne i punti rivelatisi poi fondamentali per conquistare l’iride. Ma una burrasca senza precedenti stava per investire la F1.

Nelsinho Piquet venne silurato dalla Renault a metà 2009 per gli scarsi risultati ottenuti. La vendetta del figlio del tre volte campione del mondo non si fece attendere ed iniziarono a circolare sempre più insistenti le voci di un impatto volontario da parte del giovane pilota con lo scopo di favorire la vittoria del compagno Alonso a Singapore. Insomma, il Gran Premio corso sul circuito di San Marina Bay Street sarebbe stato manipolato con una vera e propria strategia decisa a tavolino, comprendente anche il botto del brasiliano. Immediatamente la FIA aprì un’indagine ed arrivarono presto le conferme sui sospetti. L’ingegnere Pat Symonds ammise che il comportamento della vettura di Piquet non era stato intuitivo. Cadde anche la testa di Flavio Britatore, accusato di essere stato l’architetto di questo vero e proprio broglio. Il 20 settembre 2009 arrivò la confessione di Symonds: corsa truccata, ma Alonso inconsapevole del piano. Altre testimonianze vertono nella stessa direzione, ammettendo che l’incidente era stato ampiamente concordato in precedenza. La FIA decise di infliggere 5 anni all’ingegnere della casa francese ed una radiazione a Briatore. La Renault scelse di non contestare queste decisioni, abbandonando al proprio destino i due uomini simbolo. Tutto finito? Nemmeno per sogno. Ecco il ricorso presentato dall’imprenditore italiano contro la FIA presso il Tribunale di Parigi. Il processo accolse in parte le richieste di Briatore, ma non ne chiarì la posizione. Dopo una lunga mediazione fra le due parti, si arrivò a mettere la parola fine alla vicenda, almeno dal punto di vista legale: Flavio e Pat vennero esclusi dal mondo delle corse per due anni. Inoltre, il GP di Singapore 2008 non vide alterato l’ordine d’arrivo, confermando la vittoria di Alonso e facendo crollare le ultime speranze di Felipe Massa di vedersi assegnare un Mondiale perso anche a causa di uno dei più grandi imbrogli della storia di questo sport.

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