È una delle voci storiche del mondo dei motori.  Le sue analisi sulle competizioni su due o quattro ruote sono diventate un must imperdibile, sia se si tratta di un servizio televisivo, sia nel caso di un articolo per la sua rubrica sul sito di Red Bull o per conto delle tante testate giornalistiche con cui collabora, come il Corriere della Sera. Giorgio Terruzzi ha la capacità di ammaliare l’ascoltatore o il lettore con la sua parlata lenta, ma musicale. E poi ci sono le sue analisi semi-ironiche o semi-serie, dense sia di humor, sia di profonde verità. Un repertorio linguistico ampio derivante anche dalla sua esperienze, che spaziano dal teatro al giornalismo e durano tuttora. Vice-direttore di Sportmediaset fino al 2012, è stato l’autore di alcuni documentari incentrati sempre sul mondo dei motori. Terruzzi ha raccontato nel corso della seconda puntata di “Bandiera a scacchi” le sue impressioni sul week end di Singapore e sul momento attuale della Formula 1.

Giorgio, partiamo analizzando il caso del week end: il contatto al via di Singapore. Nel tuo pezzo, hai assolto da ogni responsabilità Verstappen ed effettivamente anche a noi è sembrato che si trovasse in una posizione scomoda. Difficile pretendere di più.

<<Mi trovo abbastanza d’accordo con le tue parole. Secondo me, non è un problema di colpe. È un problema di opportunità non colte. La preoccupazione di Vettel, in quel momento, non era Verstappen e di quello doveva tenere conto. Il risultato è che una manovra del genere, con un alto margine di rischio, c’è chi se la può permettere, come l’olandese, e chi no, per esempio il ferrarista. Questo è il problema. Non serve star qui a chiedersi se Verstappen potesse fare qualcosa. Secondo me, non poteva fare nulla in quella posizione, ma non è l’aspetto importante. Mentalmente, per uno che disputa la corsa, partendo dalla pole, con l’avversario principale per il titolo in quinta posizione, se anche Verstappen va davanti, è un male molto inferiore ad altri. Il bilancio è questo. Con quella manovra, la Ferrari ha messo a repentaglio un possibile vantaggio ed ora si trova con uno svantaggio molto rilevante. Finito qui il discorso: a chi importa se Verstappen ha avuto una piccola o grande responsabilità? Il problema non è questo. Ripeto: in quel momento, non era una priorità cosa facesse Max, che peraltro prometteva da due giorni di attaccare fin dall’inizio. E sappiamo che è uno che tira dritto>>.

Secondo te, può aver influito anche l’antipatia reciproca tra i due piloti?

<<Ma questi due sono professionisti iper pagati ed iper seri. Non è che se uno mi sta antipatico gli rifilo un ceffone se lo incontro in ascensore. Ci sono ben altre priorità>>.

Diciamo che sostanzialmente ti ritrovi nelle dichiarazioni di Verstappen che accusava Vettel di non aver pensato al Mondiale, ma solamente a difendere la prima posizione. Invece, chi esce vincitore da Singapore è quel “ganassa” del “Ginetto” Hamilton, come lo chiami nei tuoi pezzi. Ventotto punti di vantaggio: campionato chiuso?

<<No, mancano sei corse. Abbiamo visto che può succedere un intoppo da zero punti in ogni corsa e a chiunque. Ci sono problemi tecnici ed errori di valutazione che sono determinanti. Il Mondiale non è finito, ma la situazione è molto più critica. Al netto degli accidenti e degli errori, perché ho sempre ritenuto che il campionato sarebbe andato a chi avrebbe sbagliato meno. Per il resto, c’è molto equilibrio. Ventotto punti sono molti, anche perché se va male arrivi terzo o quarto: non ci sono dieci macchine in lizza, ma quattro, forse cinque ogni tanto. Non è una situazione molto semplice per chi deve recuperare tanti punti. È in salita, ma il Mondiale non è chiuso. Sei gare sono tante>>.

Questa situazione può ricordare in qualche modo il confronto Rosberg-Hamilton di un anno fa? Peraltro lo stesso Nico riuscì ad amministrare bene una dote simile a quella di cui dispone attualmente Lewis.

<<Innanzitutto, non sono compagni di squadra. O meglio: dispongono di due vetture diverse. Questa era una pista più favorevole alla Ferrari di altre e mi riferisco in particolare al Giappone, la più complicata per la Rossa tra quelle rimanenti. Il problema è di testa e tenuta nervosa: forse, ad Hamilton servirà la lezione dell’anno scorso, quando è stato un po’ svagato, diciamo così, non sempre efficiente. Ogni Mondiale ha la sua storia, ogni pilota ha la sua storia. Tornando alla domanda iniziale, non sono gli stessi protagonisti, non è la stessa macchina. È tutto diverso>>.

Torniamo nuovamente al crash al via. Secondo il tuo punto di vista, la Ferrari non avrebbe potuto gestire diversamente una situazione simile? È possibile che i due piloti si fossero parlati prima dell’inizio della gara?

<<Io non so cosa sia successo prima della corsa e la dinamica di quella partenza è stata molto curiosa. Capisco che un pilota, che parte bene dalla seconda fila e vede i due davanti a lui non avere un ottimo start, decida di infilarsi. Stiamo parlando di una manciata di secondi in cui avviene di tutto e di più. Non credo sia giusto stare a fare troppo le pulci. Dico semplicemente che è evidente la preoccupazione di Vettel di chiudere Verstappen. Anche se chi è davanti ha diritto di eseguirla, questa manovra si è innestata su una partenza di Raikkonen che non era stata vista da Vettel. Sebastian ha pensato che Max si spostasse alla sua sinistra. Dovendo cercare una responsabilità, non c’è una colpevolezza nell’innesco dell’incidente, ma di tipo mentale che imputo al ferrarista nell’approcciare il problema partenza, considerando l’eventualità di vedersi sfilare da Verstappen. Secondo me, non è lì che si giocava la corsa, anche perché Raikkonen avrebbe comunque tutelato il compagno di squadra. Inoltre, era una gara umida ed in quelle condizioni Vettel ci sguazza. E poi Hamilton era dietro: questo è il punto chiave della stagione di Seb. Poi, sull’innesco, capisco possa trattarsi di un incidente di gara. Sono successe tante cose abbastanza curiose che hanno generato l’incidente>>.

Cambiamo argomento: in questi ultimi giorni hai preso posizione a favore di un pilota sfortunato, ma alla ricerca di una nuova opportunità in F1, Robert Kubica.

<<So che la decisione di ingaggiare Sainz è frutto di una serie di complicate questioni economiche. E questo ci sta. Il problema sta nella mancata comunicazione: molti pensano che la rinuncia a Kubica sia dettata dalle sue condizioni fisiche. Non è così. I test di Robert hanno segnalato l’opposto. Il polacco sa e può guidare come prima, mentalmente è una bestia… La Renault può fare quello che vuole, ma avrebbe dovuto spiegare che la sua scelta non è connessa all’efficienza fisica di Kubica. I posti sono pochi, ci vuole coraggio ad ingaggiare Robert e serve una condizione accettata da un compagno di squadra perché, secondo me, una volta entrato in un team, il polacco ne diventa il padrone. Del resto, ha un’intelligenza analitica molto marcata. Spero che venga fuori qualcosa dalla Williams. Ci sono un sacco di elementi che non compaiono sulla scena e determinano l’ingaggio di un pilota. Vanno dal management alle simpatie ed alle influenze politiche e sportive. L’unico posto disponibile pare essere il sedile alla Williams, ammesso che Massa smetta e che ci siano le condizioni affinché Robert vada lì>>.

L’idea di scegliere Nico Rosberg come manager lo può aiutare in questo senso?

<<Credo sia stata proprio una mossa che va in quella direzione, con l’intento di avere un tutor, un manager, una persona autorevole, con un’esperienza di quattro anni in Williams. Rosberg e Kubica sono amici da tanti anni, fin da quando erano bambini, si sono sempre sentiti. Spero che questo aiuti Robert, anche perché è proprio una persona a cui io sono attaccato e voglio bene. E’ una persona che merita ed uno dei talenti più straordinari visti in pista negli ultimi 20 anni. Un fuoriclasse, farebbe comodo alla Formula 1, al di là della mia simpatia>>.

Ultima domanda: da diverse gare, Daniel Ricciardo è un protagonista sicuro. C’è la possibilità di vederlo in Ferrari in futuro?

<<La Ferrari è abbastanza bloccata perché Vettel ha firmato per tre anni e Raikkonen per uno, ma hanno in casa un talento molto brillante, Leclerc, e potevano farlo correre anche nella prossima stagione. La vedo molto dura, ma tutto è possibile. Ricciardo sarebbe un altro caso di gran marketing perché è veramente simpatico, parla in italiano, con un nome ed un cognome di origine italiana. Sarebbe un colpo veramente redditizio perché fa punti e vetrina. Non so quanto Vettel sia disposto ad avere un compagno così. Mi sembra difficile che si ponga il problema perché la Ferrari, salvo disastri ferroviari, ha una coppia in essere, che durerà il prossimo anno, ed un sostituto di Raikkonen già pronto adesso. Figuriamoci dopo un anno di scuola Sauber…>>.

Un esperimento alla Massa ai tempi di Schumacher?

<<Sì, questo è un talento ancora più brillante, secondo me. È uno di quelli nati pronti, come si suol dire. Ci sono alcuni piloti che si vedono all’alba, che sono fatti di una pasta speciale. E lui appartiene a questa categoria, anche mentalmente. Sa gestire le difficoltà, fare corsa di testa. Mi sembra veramente molto bravo>>.

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  1. […] d’impostazione mentale di fronte a momenti critici, alcuni clamorosi: li ha fatti a Baku, a Singapore, in Messico, per […]

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