Sfrontato, diretto, senza peli sulla lingua o alcun timore reverenziale. Fedele ai propri ideali ed alle proprie convinzioni, talvolta al limite con l’arroganza e la presunzione. Juan Pablo Montoya è sempre stato così, in pista e fuori, ai microfoni e sulla sua vettura. Non ha mai ostentato dubbi o insicurezze, forse anche per la formazione in campionati pericolosi e fisicamente provanti, come la Formula Indy. Sembrava quasi proveniente da un altro mondo, tanto appariva fuori luogo nella Formula 1 del Nuovo Millennio, misurata in pista e politicamente corretta nelle dichiarazioni. Il colombiano classe 1975, proveniente dalla IndyCar, è approdato nella massima categoria come un fenomeno dissacrante, un iconoclasta ed un perfetto distruttore di tabù. Non è un caso se si è fatto notare al grande pubblico con un sorpasso duro, ma perfettamente eseguito ai danni di Michael Schumacher nel Gran Premio del Brasile del 2001. Pronti via e scacco al Re. Anzi, al campione del mondo in carica. Per Juan Pablo, non esisteva un sovrano imbattibile a cui inchinarsi e di cui temere lo strapotere tecnico. Negli anni della dittatura sportiva del binomio Schumacher-Ferrari, Montoya è stato forse l’unico vero “cospiratore”, l’unico rivoluzionario intenzionato a destituire l’imperatore in rosso. E per portare a termine la sua impresa, non c’erano altre soluzioni ammissibili se non spremere a fondo la sua Williams-BMW, anche a costo di sbagliare e finire fuori pista. Un vero e proprio attaccante dunque. Il suo tentativo di rovesciamento delle gerarchie è iniziato presto, prestissimo. Con una prima picconata significativa: la vittoria a Monza, nel tempio della Ferrari, nel 2001. L’anno successivo, di fronte alla manifesta superiorità della Ferrari, il colombiano si è limitato a fare le prove generali del golpe.

Chissà cosa sarebbe successo se la rivoluzione si fosse realmente verificata nel 2003… Quell’anno era tutto diverso, c’era la percezione di un possibile cambiamento. La Rossa di Maranello non era insuperabile e la Williams sembrava finalmente in grado di giocarsela, insieme alla McLaren-Mercedes. Dopo un avvio di stagione favorevole a Kimi Raikkonen ed un prepotente ritorno di Schumacher, ecco la remuntada del Condor colombiano. Un podio alla volta, una vittoria dopo l’altra, la rivoluciòn ha preso forma. Il ribaltone ha assunto connotati realisticamente interessanti al termine del GP di Germania, in casa del Kaiser ferrarista, sconfitto ed ottavo al traguardo, costretto ad assistere ai festeggiamenti dell’acerrimo rivale. Ecco, quel giorno è balenata a tutti l’idea che Juan Pablo potesse veramente farcela e diventare campione del mondo. La realtà ha raccontato una storia ben diversa: a Monza, la Rossa di Maranello respingeva l’assalto di Montoya, affondato definitivamente dal disastroso rendimento della Williams-BMW nel Gran Premio americano di Indianapolis. Schumacher rivinceva il titolo al termine della stagione, facendo sfumare l’ambizioso progetto di ribaltone colombiano.

Il 2004 è trascorso via tra delusioni e un rapporto ormai sfilacciatosi con la squadra. L’anno successivo ha segnato la fine del dominio rosso, ma, ironia della sorte, non sarebbe stato lui, l’anti-Schumacher ad approfittarne, nonostante la nuova avventura alla McLaren-Mercedes. Rimangono tuttora nitide le immagini dei suoi sorpassi aggressivi, delle sue staccate esasperanti nel bene e nel male. E resta vivo il ricordo di un pilota per certi aspetti anacronistico, fuori dal mondo della F1 dei primi anni del 2000. Un talento comunque capace di riscrivere la storia della Indy car e della 500 miglia di Indianapolis, la sua corsa, la gara vinta per due volte in carriera, nel 2000 e nel 2015. Ovviamente, successi ottenuti alla sua maniera: dando spettacolo con sorpassi continui e curve pennellate con il gas a martello. L’unico sistema concepibile per Juan Pablo Montoya, artista, genio, sregolatezza, croce e delizia delle quattro ruote.

Oggi il colombiano compie 42 anni. Riviviamo un’altra delle sue gesta: il giro più veloce della storia della Formula 1, realizzato a Monza, nel 2004. Vettura protagonista la Williams motorizzata BMW. Volume alto e lacrimuccia facile per la fluidità di guida.

 

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