Il maestro delle derapate, colui che faceva del ”vivere di traverso”, un’arte: Garry McCoy è stato l’idolo di una generazione che ”gareggiava” con lui nei videogiochi solo per imitarne le gesta in pista, e sicuramente ha raccolto meno di quanto doveva: l’australiano, nato il 18 aprile 1972 a Sydney, è il protagonista della nostra rubrica del martedì.

Garry fa il suo esordio nel Motomondiale nel 1992, correndo con una Rotax 125cc e collezionando tre ritiri: è l’ottavo di litro la sua casa iniziale, e Garry passa prima ad Aprilia e poi a Yamaha, dove ottiene due terzi posti nel 1994 in Australia e Austria. La prima vittoria nella 125 arriva nel 1996 in Malesia, in una gara scandita dalla pioggia torrenziale e interrotta a metà, e la partnership con Honda lo porta anche a vincere in casa e mettere in mostra tutte le sue qualità. Pilota veloce e spericolato, McCoy opta per il passaggio in 500cc nel 1998 (l’anno prima era arrivato 7° in 125) con l’Honda del team Shell Advance Racing, e poi passa al team Yamaha Red Bull, dove scrive le pagine migliori della sua carriera e diventa l’idolo dei giovani appassionati.

”Ma come fa a restare in piedi!”, ci chiedevamo tutti quando lo vedevamo curvare in quel modo, ostentando la follia controllata degli uomini di stampo british, e quello stile di guida lo porta al 3° posto a Valencia: è il Mondiale 2000, però, a regalare a McCoy i risultati migliori, con le vittorie in Sudafrica (Kyalami),  Estoril o a Valencia, e il 3° posto a Sepang come piazzamenti sul podio, e la 5a posizione nella classifica iridata con 161pti. Sembra l’inizio di qualcosa bellissimo e della lotta per il titolo negli anni della maggior maturità, e invece è l’apice di una carriera costellata di troppi ”se”: se McCoy non si fosse fatto male nel 2001, sarebbe stato in grado di lottare con Rossi? E se non fosse passato in Kawasaki nell’anno seguente, sarebbe riuscito a restare nel Motomondiale?

Domande senza risposta, e così rimaniamo ai risultati: nel 2001 McCoy parte col 2° posto a Suzuka, poi si fa male e torna chiudendo 3° in Portogallo e Malesia, nell’anno seguente invece Yamaha è in totale declino, e l’australiano fatica moltissimo. Ecco dunque Kawasaki nel 2003, con un totale disastro che spinge Garry McCoy ad approdare in Ducati e in Superbike nel 2004: 6° posto iridato, per poi passare nella neonata Petronas e vivere due annate disastrose. Nel mezzo, tre GP con Aprilia (zero punti) nel 2004, e il ruolo di collaudatore della Ilmor nel 2005, conquistando un punto con la prima 800cc nella storia del Motomondiale.

Risultati che porteranno al lento declino di McCoy, che chiuderà la sua carriera nel 2010 dopo due anni in Supersport con Triumph e un doppio podio nel Mondiale 2009: attualmente l’australiano, maestro delle derapate, gareggia nel World GP Bike Legends con altre vecchie glorie del Motomondiale (recentemente c’è stato un appuntamento a Silverstone), e soprattutto si è riciclato come coach e consigliere di svariati giovani piloti australiani. Un ruolo che sembra disegnato su misura per un grande talento che non ha raccolto ciò che meritava.

 

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