Veloce, costante ed affidabile. Tre aggettivi determinanti per un aspirante campione. Caratteristiche importanti, rese vincenti dalla presenza di una grande fame di vittorie. Mika Hakkinen ha avuto tutte queste qualità, in particolar modo la voglia di vincere, di diventare il numero 1. Tuttavia, non ha avuto fin da subito l’avvio folgorante di Schumacher o Senna. Il finlandese classe 1968 è stato costretto ad armarsi di pazienza, conscio che prima o poi avrebbe realizzato i suoi sogni. Mika non ha mai perso la speranza e la fiducia in sé stesso. Non ha mai dubitato delle sue capacità quando la McLaren non era competitiva e nemmeno quando ha visto la morte vicinissima nel 1995. Quell’impatto contro le protezioni del circuito di Adelaide lo ha privato di parte della lingua e gli ha danneggiato l’udito, ma non ha interrotto la carriera di Hakkinen. Troppo forte la sua volontà, troppo grande la sua determinazione a non arrendersi ad un destino ingiusto. Il finnico non si è rassegnato, mantenendo intatta la convinzione che prima o poi sarebbe arrivato il giorno della svolta, il momento della grande rivincita. Probabilmente, questa motivazione è stata in seguito la vera chiave dei successi nel 1998 e nel 1999. Equamente glaciale nel vivere vittorie e sconfitte, Mika ha costruito la sua scalata grazie ad un’impeccabile ottimizzazione del mezzo a disposizione e alla riduzione degli errori. La gestione del week end era meticolosa ed impeccabile, nulla andava lasciato al caso perché il dettaglio vincente poteva essere dovunque. Senza questa precisione maniacale, la voglia di rivalsa contro un destino avverso ed un talento apparentemente poco appariscente, ma cristallino e genuino, la leggenda di Hakkinen non avrebbe mai avuto inizio ed il biennio precedente l’inizio del nuovo Millennio non avrebbe mai conosciuto il suo dominatore.

Un padrone capace di infliggere dolori alla Ferrari, l’acerrima rivale di quegli anni. Nel ’98, Mika ha fatto valere il cinismo, la bravura nel capitalizzare al massimo le occasioni favorevoli, riducendo al minimo le perdite. È vero, la sua McLaren è stata un’arma preziosa nella prima parte del campionato. Lì il finlandese ha creato il proprio margine, consapevole che il vantaggio, prima o poi, si sarebbe affievolito. Qualcuno potrebbe affermare che il problema al motore di Michael Schumacher a Suzuka ha privato tutti di una bellissima lotta finale. Verità anch’essa, ma Mika ha fatto di tutto per essere perfetto e non gettare al vento qualsiasi occasione. E poi, la fortuna va cercata e cavalcata, così come non è detto che la malasorte sia insuperabile.  Una dimostrazione di questa affermazione è stata offerta dallo stesso Hakkinen nel ’99. Vincere il titolo nonostante una serie incredibile di sfortunati guasti ed incidenti dà ulteriore risalto al campionato conquistato. A Mika ne sono successe di ogni, dai problemi all’impianto idraulico alla foratura di una gomma. Addirittura, si è depresso fino alle lacrime per qualche errore banale per uno come lui. In momenti simili, è emersa la sua determinazione ed un lato autoironico, capace di assorbire come una spugna tutto ciò che gli capitava. Anche per questo, il campionato di F1 1999 ha parlato finlandese alla fine, con buona pace del povero Irvine.

Forse, sia per via del talento in pista, sia per la gentilezza fuori dall’abitacolo, Hakkinen è sempre stato un pilota apprezzato dai colleghi, specialmente dal più grande rivale della sua carriera, Michael Schumacher. Il tedesco non ha mai nascosto la propria stima per il finnico, nonostante le tante contese per il titolo iridato. Una cordialità unica, vista la spietatezza con cui il Kaiser era solito demolire gli avversari. Con Mika era diverso. La rivalità su quattro ruote lasciava sempre il posto a battute scherzose e strette di mano sportive al termine della gara. Mai una parola fuori posto, mai una polemica. Per Hakkinen era importante vincere, ma ancor di più farlo con la giusta classe anche lontano dall’abitacolo. E questo Michael lo aveva percepito. Forse, Mika resta anche l’unico avversario con cui “Schumy” si sia mai scusato… per una vittoria. Accadde nel 2001, a Barcellona. Il campione della McLaren aveva dominato la gara, ma all’ultimo giro era stato tradito dal propulsore Mercedes proprio a poche curve dal traguardo. Michael vinse sì, ma immediatamente scese dalla Ferrari ed andò a rincuorare il rivale, quasi scusandosi come avviene nel tennis quando il nastro diventa benevolo. Un gesto spontaneo, che racconta il rapporto tra due campioni, anzi, due amici. I duelli “gentili” tra Mika e Michael sono rimasti nella memoria degli appassionati e magari anche nei cuori dei protagonisti. Sì, forse, anche oggi, giorno del suo 49esimo compleanno, il finlandese volante ripenserà a quei momenti vissuti sfidando l’avversario e la morte a 300 chilometri all’ora.

Per gli amanti del giro a vita persa, una delle innumerevoli prodezze di Hakkinen. Qualifiche del Gran Premio di San Marino ad Imola nel 2000. Ultimo settore al cardiopalma.

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