La storia narra che in data 29 settembre 2002 si verificò il duello dei duelli. Da una parte, Troy Bayliss, ex carrozziere di Sidney, in sella al destriero rosso di nome Ducati 998. Dall’altra parte, Colin Edwards, soprannominato il Texas Tornado, domatore della Honda VTR1000 SP2. Loro erano i protagonisti, gli attori principali di una delle stagioni più folli e surreali di sempre nella storia della Superbike. Un campionato segnato da due fasi. La prima favorevole al fantino australiano, capace di imporsi in ben 14 manche su 18 a disposizione, mostrando un dominio incredibile; la seconda tutta per il cowboy, bravo a non darsi per vinto, limitando i danni e rimontando punto su punto, grazie alle modifiche portate da Tokyo per la sua VTR. Sette le sue vittorie consecutive prima di arrivare ad Imola, teatro dell’ultimo atto. Si arrivò a quel 29 settembre 2002, con l’americano avanti di una sola lunghezza in classifica generale. “Colpa” anche di una caduta di Bayliss proprio nella seconda gara di Assen, penultimo match della stagione. Uno zero pesantissimo, che permetteva al rivale statunitense di coronare una rincorsa pazzesca, iniziata dalla “sua” Laguna Seca e proseguita fino alla tappa olandese.

Imola, feudo Ducati, almeno sulla carta. Era un circuito utile per alimentare le speranze di contro-rimonta di Troy. Inoltre, la spinta dei tifosi della rossa di Borgo Panigale poteva rappresentare una spinta ulteriore a favore. Non male avere un supporto così caldo nel momento del duello decisivo. Edwards era consapevole di non poter fare troppi calcoli. Un punto, un solo e misero punto era tutto e niente. Un macigno per l’inseguitore, un tenue sollievo per chi comandava. Ci si aspettava un duello rusticano e così fu. Nessuno dei due campioni deluse le aspettative.

La pole position al Texas Tornado davanti alle Ducati di Xaus e Bayliss era solamente l’antipasto della madre di tutte le sfide. Gara 1 iniziò con una tensione palpabile in entrambe le parti in causa. Subito duello da urlo, senza esclusione di colpi. L’equilibrio regnava sovrano mentre Colin e Troy davano vita alla sfida finale. Una sorta di spareggio virtuale tra i dominatori delle ultime due stagioni. Un titolo per l’americano nel 2000 ed uno per l’australiano nel 2001. Non ci sarebbe stata una rivincita: entrambi sarebbero passati in MotoGP, chi in Aprilia (Edwards), chi fedelmente con la Ducati (Bayliss). Anche per questo motivo, l’atmosfera era decisamente più elettrizzata rispetto al solito. Nessuno dei due voleva perdere anche per lasciare un buon ricordo ai propri tifosi. In un incontro di pugilato sono i punti, i dettagli a fare la differenza. Accadde anche ad Imola, quel giorno. Peter Goddard cadde e la sua Benelli Tornado sparse olio lungo un tratto di pista. Gara interrotta. In quel momento, Colin era in testa con sette decimi di vantaggio sul diretto rivale. Alla ripartenza, la somma dei tempi delle due frazioni della corsa avrebbe assegnato il vincitore. Al penultimo passaggio, ecco l’attacco di Troy alla Rivazza. Edwards non si scompose e rimase attaccato con le unghie e con i denti agli scarichi della Ducati, conscio che il distacco minore lo avrebbe premiato. Fu così: Bayliss primo sul traguardo, ma con soli due decimi sull’avversario. La somma dei tempi premiò l’americano per mezzo secondo.

Gara 2: Edwards in testa con 6 punti sull’avversario. La strategia era semplice per i ducatisti: Troy avrebbe dovuto vincere ed il compagno Xaus inserirsi tra l’australiano e l’americano. Il canovaccio si verificò puntualmente in corsa. Bayliss andò presto in testa, marcato stretto dal rivale. Per frenare ed innervosire il centauro della Honda, il campione in carica iniziò a rallentare il ritmo, con il chiaro intento di far rientrare altri piloti e mettere in difficoltà il Texas Tornado. A nulla servivano i tentativi dello statunitense di sottrarsi al copione previsto dagli uomini in rosso: ad ogni sorpasso della quattro cilindri giapponese, ecco la controreazione della Ducati, guidata sapientemente dal numero 1. Attacco e controsorpasso, come in una lunga partita a scacchi. Chi sbaglia per primo perde. Quel giorno toccò a Bayliss commettere due sbavature, preso com’era dalla furia agonistica per contenere una Honda meglio bilanciata e più efficiente sul passo gara. Un errore alla Tosa spalancò la porta a Edwards, rendendo così vano il tentativo di rimonta, peraltro poco convincente, da parte del compagno Xaus. Ultimo giro, nuova disperata stoccata di Troy al rivale. Ecco l’apice del duello: Bayliss davanti, risposta di Colin alla Tosa con la moto completamente di traverso ed una sorta di piccola spallata all’avversario, determinato a sua volta a non concedere la posizione nonostante la linea leggermente più esterna. Il bianco della carena della Honda si mischiò al rosso Ducati. Libidine pura per gli amanti delle due ruote. Un attimo di perfezione motociclistica: due piloti che nello zenit della loro rivalità danno tutto ed arrivano a dipingere insieme traiettorie diverse per una stessa curva, ma ugualmente spettacolari ed armoniose per il quadro. Una volta passato quel momento, Edwards si ritrovò in testa, ma venne attaccato e superato da Bayliss nel tornante successivo. In uscita, la Ducati prese un’imbarcata e Troy dovette chiudere per un attimo il gas. Nel momento del sorpasso del Texas Tornado, è chiaro che il duello dei duelli è virtualmente concluso. Colin gestì bene il margine costruito in quel punto fino al traguardo, fino al secondo titolo iridato. Le braccia platealmente aperte, in segno di rassegnazione, di Troy Bayliss a poche curve dalla conclusione entrarono di diritto nella storia di questo sport, insieme all’abbraccio tra i due rivali amici al termine della madre di tutte le gare, che oggi compie 15 anni.

Ecco una sintesi di Gara 2

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