Guido Meda lo chiama scherzosamente il “Torero Camomillo”. Un po’ per il modo di fare pacato, un po’ per il fisico minuto. Eppure, in pista, Dani Pedrosa sa essere un tipo tosto. Lo dicono i tre titoli iridati conquistati consecutivamente tra 2003 e 2005, dei quali uno in 125 e due in 250. Lo certificano anche le tante vittorie conquistate in ogni categoria. Lo conferma anche la costanza dei piazzamenti nella top class: se si esclude la stagione d’esordio, Dani non è mai sceso sotto al quarto posto. Una regolarità straordinaria, specialmente se si pensa al mezzo non sempre competitivo avuto a disposizione ed i tanti infortuni rimediati in carriera.
 
Già, i maledetti acciacchi fisici. Viene sempre da domandarsi cosa sarebbe accaduto alla carriera di Pedrosa senza le svariate fratture riportate in tutti questi anni. Colpa di un fisico minuto e fragile, penalizzante in una categoria così estrema come la MotoGP. Una corporatura così gracile ha sempre avuto l’effetto collaterale di ingigantire i problemi. Una semplice caduta può avere conseguenze drammatiche per il piccolo spagnolo classe 1986. Lo si è visto nel 2008, sotto il diluvio del Sachsering, o nel 2011 nel celeberrimo contatto con Marco Simoncelli.
 
Eppure Dani non è stato un pilota famoso per i suoi crack. Ha vinto tanto ed in tutti i modi. Dal punto di vista del talento puro e della fluidità di guida, è indubbiamente uno dei migliori in circolazione. In 125 e 250 impressionava per la gestione del mezzo, per la visione della corsa e per la capacità di imprimere un ritmo asfissiante alla gara. Merito anche di una conduzione della moto ai limiti della perfezione. La sensibilità nella guida è sempre stato un punto di forza di Pedrosa. Non è un caso se si è adattato presto alla fisicità della top class riproponendo un ritorno alla derapata e rialzando rapidamente la Honda a metà curva per guadagnare in velocità e trazione. Uno stile ripreso ed estremizzato da altri illustri colleghi come Casey Stoner e Marc Márquez. Il solco tracciato dal piccolo catalano, dunque, è profondo ed assai produttivo. Il che smentisce il parere di chi lo considera un corridore involuto e limitato tecnicamente. Probabilmente, oltre a quel pizzico di fortuna, è mancata in alcuni momenti la giusta cattiveria agonistica che caratterizza mostri sacri come Valentino Rossi, Marquez e Jorge Lorenzo, gli ostacoli con cui Pedrosa ha sempre dovuto fare i conti.
 
Pilota elegante ed a tratti spettacolare, Dani compie oggi 32 anni. E spera di conquistare prima o poi quel titolo nella top class che gli è sempre sfuggito.
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  1. […] e la vittoria nel CEV 250, viene promosso pilota titolare proprio al fianco del futuro mentore di Pedrosa. Il primo anno è positivo, con due podi (3°) in Malesia e Australia e l’8° posto in […]

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