Tre piloti per un Mondiale. Una situazione incredibile per la Superbike che nel 1998 si trova indecisa sul top rider a cui affidare l’eredità di John Kocinski, campione uscente. I pretendenti alla corona lasciata vacante sono Troy Corser, Aaron Slight e Carl Fogarty. Il primo è un australiano capace di vincere alla prima grande occasione con la Ducati nel ’96. È velocissimo sul giro secco, in gara sa farsi valere forte di un ritmo asfissiante. Il secondo candidato proviene anch’esso dall’Oceania, ma è neozelandese. Ha vinto tanto con la Honda, grazie anche ad uno stile di guida molto particolare. Il Mondiale gli è già sfuggito una volta per una manciata di punti. Il terzo combattente è una certezza della SBK. Ha già conquistato due titoli iridati nel 1994 e nel 1995, ma è reduce da un biennio opaco. Forte di uno stile di guida sempre pulito e scorrevole, ha vinto tutto e dappertutto ed in quel ‘98 è in cerca del grande rilancio.

Il circuito giapponese di Sugo è il teatro del grande duello finale, della resa dei conti. La classifica è da brividi: Corser comanda con mezzo punto su Slight e sei lunghezze su Fogarty. Con 50 punti da assegnare, tutto è più incerto che mai. L’equilibrio è appeso ad un filo. Il primo colpo di scena lo regala involontariamente Corser. Autore della pole position e considerato il favorito per la vittoria finale, incappa in una brutta caduta nel warm up. Sembra un incidente come tanti altri, ma la realtà è ben diversa. Il coccodrillo australiano, come è stato soprannominato dai suoi tifosi, riporta una lesione della milza. Addio Mondiale. Sembra che le porte del campionato si aprano definitivamente per Slight, dato che si corre su una pista ben nota dalla Honda. Peraltro la casa di Tokyo ha fatto anche i compiti a casa, svolgendo dei test mirati per dare al guerriero maori un mezzo competitivo. Ed invece gli aggiornamenti non si sposano con la RC 45 ed il neozelandese dai look stravaganti si trova a navigare lontanissimo, afflitto da gravi problemi di set up. Chi approfitta alla grande delle disavventure altrui è Carl Fogarty. La sua 996 è fin da subito perfetta e gli permette di esprimersi al meglio. In gara 1, la vittoria è affare tra nipponici, con Keiichi Kitagawa primo e Akira Ryo secondo. Il terzo posto, però, va a Fogarty che scavalca in classifica sia Corser che Slight, settimo al traguardo. Alla vigilia di gara 2, l’inglese è in testa con un solo punto sul neozelandese. Chi finisce davanti all’altro è campione del mondo. La sfida è serrata ed il fantino della Honda dà l’impressione di poter duellare sino in fondo. È un bluff: verso metà gara la RC 45 numero 111 inizia a perdere terreno dalla Ducati di “Foggy”. Lentamente, il sogno iridato di Aaron si appanna. Fogarty, invece, mantiene la calma. Lascia sfilare i padroni di casa, non si prende alcun rischio. La quarta posizione alle spalle del trio giapponese Haga – Yanagawa – Ryo è sufficiente per conquistare il terzo titolo iridato, con soli 4,5 punti di vantaggio sul diretto avversario. Uno dei distacchi minori di sempre, che non poteva non verificarsi in una delle stagioni più pazze della SBK.

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