Auto improbabili, auto improbabili ovunque: la F1 degli anni ’80 e ’90 ha regalato perle di rara ignoranza e monoposto davvero assurde o dalla brevissima esistenza: vi avevamo parlato dell’Andrea Moda e della Life, e ora tocca alla Lola Mastercard, una delle ”disavventure” più brevi nella storia del motorsport.

Lola ha una lunghissima tradizione nel mondo dei motori, ha costruito telai per svariate F1 e per molte monoposto dell’Indycar, ma il suo nome resterà per sempre legato a un’onta che ne ha gravemente danneggiato la reputazione: siamo nel 1996, ed Eric Broadley, fondatore della nota casa, trova in Mastercard un munifico sponsor che gli consentirà di realizzare il suo sogno, entrare in Formula 1 da costruttore. Un sogno che era naufragato per mancanza di fondi nel 1995, quando Lola si stava preparando a tentare l’iscrizione con una vettura rivoluzionaria: airscope (la presa d’aria) molto ridotto, cofano piatto e motore V8 Ford molto basso, il tutto collaudato da un giovane Allan McNish.

Allora il sogno fallisce, nel 1998 invece dovrebbe diventare realtà per la scuderia, che viene però pressata da Mastercard e dagli sponsor per affrettare i tempi ed esordire nel 1997, pena l’abbandono: Lola Mastercard s’iscrive così, suo malgrado, al Mondiale F1 del 1997, e il sogno di Broadley si trasforma ben presto in un incubo. La vettura viene assemblata alla bell’e meglio, con un motore Ford del 1995 già utilizzato dalle Sauber l’anno prima, carburante Pennzoil, gomme Bridgestone (all’esordio assoluto) e un’aerodinamica sostanzialmente nulla: non c’era tempo per fare test in pista e nella galleria del vento, e così la T97/30 è lentissima sia in rettilineo, che nelle curve, e i risultati sono drammatici.

A tutto questo, si somma il fatto che i piloti vengono scelti perchè… sono gli unici disponibili: Vincenzo Sospiri (all’esordio,  poi è passato alle gare USA e nel 2001 si è ritirato, diventando manager) e Ricardo Rosset (reduce dall’avventura con Footwork) non sono il non plus ultra, ma i distacchi accumulati non derivano certo dalla loro inesperienza. La Lola Mastercard è una ”scatola” lentissima, che nelle qualifiche di Melbourne accumula 11” da Villeneuve (Sospiri, Rosset finisce a 13”) e 5” dall’ultima vettura, quella di Diniz, finendo ampiamente fuori dal 107% necessario per qualificarsi. Mastercard ritira immediatamente l’appoggio, gli altri sponsor la seguono e, nonostante le vetture vengano regolarmente portate a Interlagos, non appena Broadley si accorge di essere senza fondi, abbandona totalmente il circus dopo una sola gara, nessun punto e nessuna presenza ”effettiva” in griglia.

Qualche mese dopo i materiali della Lola Mastercard verranno acquistati dall’ingegnere serbo Zoran Stefanovic, che tenterà di costruire la sua scuderia (Stefan GP) e inserirsi nel Mondiale 1998, senza esito: attualmente, a 20 anni dall’accaduto, Stefanovic sta ancora tentando di entrare nel circus, e forse ci riuscirà nel 2020 con un team basato a Parma (ma abbiamo seri dubbi).

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