In molti lo conoscono solo come ”colui al quale è dedicato il circuito di Interlagos”, ma Josè Carlos Pace è stato un ottimo e sfortunato pilota degli anni ’70, e dunque, in quello che sarebbe stato il compleanno del pilota brasiliano (nato il 6 ottobre 1944), ci siamo sentiti di omaggiarlo.

La carriera nelle monoposto di Josè Carlos Pace inizia relativamente tardi, a 28 anni con una March disastrosa, che però non frena il suo talento: il brasiliano chiude 6° in Spagna e 5° in Belgio, guadagnandosi la chiamata di John Surtees per la Surtees F1. Anche qui l’avvio è drammatico, con una serie di ritiri per la vettura britannica e tanti piazzamenti fuori dai punti, ma lo sviluppo dell’auto fa uscire il valore di Pace, che chiude l’annata chiudendo 4° al Nurburgring (sulla Nordschleife, mica bruscolini) con tanto di giro veloce e ottenendo il 1° podio in Austria (3°).

Il 1974 è l’anno decisivo della carriera del pilota brasileiro: dopo un altro 4° posto con Surtees, ecco il passaggio alla Brabham, dove inizialmente si fa riconoscere per uno stile di guida troppo irruente, e poi chiude l’anno a modo suo, chiudendo 2° negli USA e conquistandosi la riconferma per l’anno successivo. Fiducia ottenuta e fiducia ripagata, dato che nel 1975 otterrà il successo casalingo a Interlagos e chiuderà 6° nel Mondiale piloti: l’anno dopo è disastroso per Brabham, ma il 1977 inizia benissimo, col 2° posto in Argentina e Carlos sul podio iridato.

Non durerà a lungo, perchè, proprio nel suo miglior anno, il pilota brasiliano muore il 18 marzo in un tragico incidente aereo a 33 anni da compiere: con lui muoiono altre due persone, e i suoi resti vengono riconosciuti solo dalle impronte digitali. Il Brasile perde così un pilota dal grande talento, a cui verrà intitolato nel 1985 il circuito di Interlagos, anche chiamato ”Autodromo Josè Carlos Pace”.

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  1. […] Ma in cosa consistevano le particolarità della March 711? La monoposto, spinta da un propulsore V8 Ford-Cosworth (dopo un tentativo fallito con Alfa Romeo), presentava un’ala posteriore molto alta, ma le particolarità erano tutte all’anteriore: invece di avere il classico alettone, la vettura della scuderia guidata da Max Mosley (proprio lui) possedeva un’ala ellittica che andava ad innalzarsi al di sopra di un musetto basso e arrotondato, attaccata alla vettura tramite un misero piloncino. Per la sua forma insolita, simile a qualcosa che ricorda una tavola da surf o una tavola da stiro, l’ala della March 711 venne ribattezzata con aplomb e stile inglese ”coffee table” o ”tea tray” (tavolino da caffè/vassoio da tè), ma anche paragonata allo Spitfire, storico velivolo britannico: un modo per entrare nella storia con una monoposto tanto veloce quanto particolare, che corse anche nel 1972 con alcune scuderie private e andò a punti con Carlos Pace. […]

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