Una scuderia nata dal nulla e tornata al nulla dopo due stagioni e mezza: la Super Aguri F1 nasce come emanazione di Honda, che decide di foraggiare un progetto giapponese per avere da un lato una scuderia satellite, e dall’altro un luogo felice dove far correre il suo pupillo Takuma Sato, criticato da vari colleghi per la sua aggressività in pista, ma comunque dotato di talento (o almeno, noi la pensiamo così: ha fatto punti con auto disastrate, e nel 2017 ha vinto la 500 miglia d’Indianapolis).

Il team principal è Aguri Suzuki, le strutture quelle di Leafield dove nacque la Arrows, e proprio da una Arrows 2002 viene ”mutuata” la prima Super Aguri, che fa il suo esordio nella F1 2006 dopo qualche difficoltà di pagamento e solo col sostegno degli altri team che ”obbligano” a suon di firme la FIA ad ammetterla: i piloti sono Sato e Yuji Ide, piccolo ”criminale” nipponico che viene licenziato dopo mille incidenti e si vede addirittura ritirare la superlicenza, venendo sostituito prima da Franck Montagny e poi dal collaudatore Sakon Yamamoto. Insomma, c’è un certo turnover tra i piloti, mentre la vettura gira solo a inizio anno, quando viene costruita una macchina totalmente nuova che fa l’esordio a Hockenheim: il miglior risultato arriva a Interlagos, con Sato 10°.

Il 2007 è migliore, anche se parte malissimo: la Super Aguri non passa i crash test al posteriore, viene risistemata in fretta e furia per il primo GP stagionale in Australia e clamorosamente ottiene un ottimo risultato: Sato va in Q3, ma le vetture non riescono a centrare i punti. Punti che arriveranno dopo una significativa crescita, e verranno portati a casa proprio dal nipponico, affiancato da Anthony Davidson (ex Honda): Sato chiude 8° a Montmelò e conquista il primo punto, poi è 6° a Montreal dopo un fantastico duello con Alonso e la McLaren. A fine anno i punti sono 4, due meno di ”mamma” Honda, che si vendica togliendo il supporto economico alla Super Aguri.

Nel 2008 infatti il team è sulla graticola, presenta l’auto solo a marzo e conferma Sato e Davidson (sondando Luca Filippi, che però si accasa in GP2 con ART) pochi giorni prima del via del campionato con la ”suggestione” di una possibile acquisizione da parte di imprenditori britannici: dopo pochissime gare, però, questi ultimi si tirano indietro, e così a maggio, prima del GP di Turchia, la scuderia salta perchè non ha budget per finire la stagione. Finisce così un’avventura durata poco più di due anni, con Sato e Davidson che si ritrovano a piedi: la Super Aguri muore e il team ”rinascerà” qualche anno dopo in Formula E, mentre a fine 2008 Honda mollerà la F1 per grosse difficoltà economiche. Una magra soddisfazione per Super Aguri e Aguri Suzuki.

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