Ha vinto l’EMX250, passando dal team KTM Maggiora Park a Kawasaki a metà stagione, e il suo 2017 è stato semplicemente fantastico, con l’esordio in MX2 e le prime gare nel Mondiale (13 pti totali, massimo risultato 15° a Lommel) col team Factory della verdona: Morgan Lesiardo, comasco classe ’99, è uno dei migliori talenti emergenti del motocross italiano, e nel 2018 correrà con KTM Marchetti Racing dopo l’addio di Kawasaki ufficiale e qualche giorno di tensione. Abbiamo intervistato Morgan (e lo intervisteremo anche lunedì durante ”Bandiera a scacchi”, la nostra trasmissione in onda su Radio Ticino Pavia, FM 91.8 e 100.5, dalle 17.45 alle 18.30), ed ecco le sue parole ai nostri microfoni.

Ciao Morgan, partiamo dalla fine della tua stagione e dal titolo vinto nell’EMX250 (Europeo Motocross, ndr): il tuo 2017 era iniziato con un infortunio, poi è arrivato un grande successo. Cos’hai provato al momento della conquista del titolo?

”L’emozione più bella l’ho vissuta quando ho tagliato il traguardo nella gara-1 di Villars sous Ecot: sapevo già di aver vinto il titolo (per l’infortunio di Furlotti, ndr), c’erano tutti i miei amici, la mia famiglia e gli sponsor, ho lanciato la moto per terra e ho iniziato a festeggiare. È stata un’emozione enorme. La gara più bella? In Lettonia, a Kegums ho preso la prima volta la tabella rossa del leader correndo bene e andando forte, è stato bello perchè correvo col team KTM Maggiora, un team abbastanza familiare, con cui correvo per la seconda stagione, e non un team ufficiale come Kawasaki. Andare in testa all’Europeo con loro è stato più emozionante che farlo con Kawasaki (Morgan ha cambiato moto il 16 maggio) e con un team ufficiale, perchè sapevamo che stavamo lavorando benissimo e andando oltre i limiti, ed è stato figo. Per quel che riguarda l’infortunio, tutto vero: mi ero rotto la clavicola a febbraio, ma per mia fortuna ho trovato un medico fenomenale che mi ha rimesso in moto un mese dopo l’operazione. È stato grande”.

A fine maggio hai debuttato in MX2 con Kawasaki, assaporando così il Mondiale… 

”È stato speciale. La prima gara assoluta con Kawasaki (nel team ufficiale) è stata proprio l’esordio in MX2 a Teutschental: avevo provato una moto per una sola settimana, ho esordito su una delle piste più difficili e non è stato facile. Ero emozionato, sono riuscito a divertirmi e ho portato a casa qualche punticino che, per essere alla prima gara mondiale, è comunque un risultato soddisfacente”.

Quanto è difficile il salto dall’Europeo al Mondiale? E soprattutto, sei soddisfatto di questi primi mesi in MX2?

”È molto difficile, a livello fisico e soprattutto mentale: all’Europeo entri tre volte in pista nel weekend, nel Mondiale invece vai in pista sei volte e devi dare sempre il massimo. A livello fisico devi essere più preparato, anche perchè le manche del Mondiale durano 5 minuti di più e questo si fa sentire. A livello mentale, invece, è complicato perchè sai che gli altri vanno già forte, e se non sei forte psicologicamente e non pensi di poter raggiungere quel livello, sei spacciato di fatto”.

E poi ci sono le trasferte intercontinentali, un’altra cosa a cui abituarsi…

”Esatto, e lì si vedono spesso scenari complicati: in Qatar vince chi resiste meglio al caldo, in America ci sono gli americani che vengono a far risultati sulle loro piste, mentre in Thailandia quest’anno è venuto giù il diluvio. Sono gare particolari, spesso piazzate all’inizio dell’anno e quando nessuno è al 100%, e secondo me anche mentalmente sono complicate: devi viaggiare per più di un giorno, ti devi ambientare e adattarti al clima del luogo, non è facile. Facendo solo metà stagione, ho vissuto solo la trasferta negli USA: solo dopo il viaggio verso Jacksonville, ero già fuso come se avessi fatto un GP intero, vedi te (ride, ndr)! Tra l’altro aumenteranno nel 2018, perchè ci saranno due GP in Indonesia, l’Argentina come gara d’apertura e 20 GP invece che 18, non sarà facile”.

Sei passato a metà stagione da KTM Maggiora Park alla Kawasaki Factory, e a fine stagione Kawasaki ha chiuso la squadra ufficiale MX2: a posteriori, ti sei pentito di quella scelta?

”Quando ho firmato non sapevo assolutamente nulla della volontà di chiudere il team a fine 2017, anche perchè ho firmato 4 anni più opzione per il quinto, e pensavo di essere a posto per quel periodo (risata amara, ndr), poi invece è andata finire così. Da un lato sono pentito perchè ho lasciato un team familiare, col quale vincevo lo stesso e mi trovavo meglio perchè venivo seguito come un figlio/amico ed ero vicino a casa, ma dall’altro sono comunque soddisfatto. Con Kawasaki ho fatto esperienze che, senza nulla togliere al team Maggiora, con loro non avrei mai potuto fare: il Mondiale MX2, correre negli USA e conoscere una struttura Factory dall’interno, coronando uno dei sogni del giovane Morgan. La mia prima moto (una 85cc) era una Kawasaki, e da quando ero piccolo era il mio sogno diventare pilota ufficiale per loro”.

Come sarà un Mondiale MX2 senza i team ufficiali di Kawasaki e Suzuki, che chiuderanno a fine 2017?

”Sicuramente sarà molto strano, anche perchè in tutti i motorsport c’è la casa ufficiale che supporta il team o ha il proprio team Factory, mentre nel motocross sono sempre di meno: anche Honda non avrà più il team HRC, ma la squadra ”Factory” sarà quella di Gariboldi. È strano veder chiudere i team ufficiali nel Mondiale, ma alla fine sono un pilota, e quindi se ho una moto con cui correre, il resto passa in secondo piano. L’unico guaio è che, essendoci tanti piloti forti, diventa più difficile trovare una moto”.

Nel 2018 correrai con KTM Marchetti Racing, uno dei team che lanciano più giovani italiani: sei soddisfatto di questa scelta, e quali saranno gli obiettivi per la prossima stagione?

”Sono molto soddisfatto, anche perchè ritorno con KTM che è la mia moto preferita: è grande, mi ci trovo bene, il motore va già forte pur non avendo un mezzo ufficiale. Detto ciò, team Marchetti è supportato da KTM ufficiale, quindi avrà dei pezzi Factory, e poi è un team italiano e dunque non avrò problemi di lingua e sarà molto più comodo adattarmi e comunicare: la mia speranza è quella di ritrovare quel clima familiare del team Maggiora Park. Obiettivi? Innanzitutto centrare tanti piazzamenti dai 10 ai 15, se non meglio, poi vediamo come andranno l’inverno e le prime gare: sono abituato a volare basso, senza darmi obiettivi troppo alti o partire dicendo ”vinco il Mondiale”, poi se nella prima gara sarò nei 10, allora alzerò l’asticella. La concorrenza è alta, però il fatto che il vincitore dell’EMX250 2016 (Thomas Kjer Olsen, ndr) sia arrivato 3° nel Mondiale e abbia vinto un GP mi fa ben sperare. Vedremo”.

Non farai più l’Europeo, giusto?

Mi concentrerò solo sul Mondiale. Sono stato io a volerlo, anche se tante squadre mi proponevano di bissare l’anno nell’Europeo: d’altronde sono partito da piccolino a fare il regionale, poi ho fatto l’italiano, l’Europeo e, una volta che l’ho vinto, mi sembra giusto continuare la mia scaletta. Anche a costo di prendere un anno di paga, che però mi consentirebbe di essere più forte nel 2019”.

Uno dei primi team è stato il neonato (allora) team DP19 di David Philippaerts, com’è stato avere un campione del mondo come team manager?

”Ho iniziato a girare il mondo e fare le prime gare ”vere” nella 125, correndo con TM e per la Federazione e nell’EMX125: ho fatto due anni lì e poi nel 2016 sono passato al team di David Philippaerts, dove di fatto sono diventato un vero professionista. Ho lasciato la scuola, ho provato a impegnarmi un po’ di più e ho iniziato questa vita. Mi son trovato bene con DP19 come team manager: a inizio stagione eravamo tutti più carichi e si lavorava meglio, a livello fisico e di preparazione atletica mi ha insegnato tutto lui. Prima andavo solo in moto e facevo pochissimo allenamento extra, lui mi ha insegnato ad andare a correre e sviluppare la massa muscolare ed è stato fondamentale da questo punto di vista. Dal lato ”pratico” della moto invece mi allenava, ma comunque non è stato facile perchè aveva la sua mentalità e il suo stile: a mio modo di vedere David è diventato grande e ha vinto il Mondiale grazie al duro lavoro e all’allenamento, non è il classico talento puro come invece può essere Cairoli”.

Qual è il pilota a cui ti si ispirava il giovane Morgan? E come ti sei avvicinato al motocross?

”Da ragazzino guardavo un sacco di gare, cassette dalla mattina alla sera, quindi è difficile dirlo. Mi è sempre piaciuto lo stile di guida aggressivo, ”da matto”, di James ”Bubba” Stewart, mentre adesso ammiro piloti come Antonio Cairoli, Ken Roczen e Gautier Paulin, che hanno uno stile di guida un po’ più fluido e pulito: ho cambiato forma mentis dopo aver ”scoperto” questo modo di andare in moto. Mi sono avvicinato al motocross perchè papà correva, ha iniziato a 30 anni per passione e quando avevo 3 anni mi ha regalato la prima moto da minicross: mi portava con lui, mi faceva girare nel paddock, e poi a suon di giri e cassette ho iniziato a correre anch’io (ride)”.

Ultima domanda: quale dei piloti che hai affrontato nell’EMX250, a tuo modo di vedere, può sfondare nella MX2 e nel Mondiale?

”Domanda difficile (ride). Sicuramente ti dico Jago Geerts, che è andato molto forte in 125 e ha vinto l’EMX125 l’anno scorso: è giovane, ha fatto buone gare quest’anno e l’anno prossimo debutterà in MX2 con Yamaha Kemea. Ci sono tanti giovani che hanno fatto bene dall’Europeo al Mondiale, poi comunque ci sono varie variabili da considerare: dagli infortuni, alla solidità del team ecc. Anch’io l’anno scorso facevo fatica a qualificarmi all’Europeo, poi ho iniziato a lavorare, sono cresciuto e l’ho vinto nel 2017: si cresce e si migliora, anche Cairoli nei primissimi GP non era un fenomeno, e poi a 20 anni ha vinto il primo Mondiale”.

Morgan Lesiardo in sella alla Kawasaki con cui ha vinto l’EMX250

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  2. […] le tante assenze e la velocità mostrata prima dell’infortunio del 2017, ma occhio anche a Morgan Lesiardo, Michele Cervellin e Gianluca Facchetti. Tutti sono potenzialmente da top-10, e forse anche […]

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