Una gara stupenda, che si candida senza dubbio al titolo di migliore dell’anno nella MotoGP, e soprattutto un duello stupendo: Marc Marquez e Andrea Dovizioso se le danno di santa ragione sul bagnatissimo di Motegi, ed è il Dovi a trionfare con un grande sorpasso nell’ultimo giro dopo una gara strepitosa di entrambi i duellanti per il titolo mondiale.

La MotoGP vede l’iniziale dominio di Danilo Petrucci, che parte con l’extrasoft da bagnato e scava un solco iniziale: Lorenzo e Marquez effettuano una grande partenza, ma il 99 si squaglia dopo due-tre giri, mentre Dovizioso risale rapidamente in zona-podio e anche Zarco effettua un’ingannevole (chiuderà 8°) risalita. Petrucci guida su Marquez e Dovizioso, che lo superano in tandem a 12 giri dal termine e iniziano a duellare tra di loro: passa il Dovi dopo un giro velocissimo (1.56.502!) mentre aumenta la pioggia, il ritmo dei due è insostenibile per tutti e, se da un lato l’italiano sembra allungare, dall’altro Marquez non molla e lo supera a tre giri dalla fine, non scomponendosi neppure sulla reazione di Dovi.

Tutto sembra portare alla vittoria e all’allungo di Marquez, ma nell’ultimo giro ecco l’imprevisto: imbarcata per lo spagnolo, Dovizioso ci crede, lo supera a quattro curve dal termine e resiste al tentativo di controsorpasso nella penultima curva. Vittoria per Dovi, che batte Marquez in extremis e accorcia nel Mondiale: 3° Petrucci, che precede Iannone, Rins e un Jorge Lorenzo in risalita nei giri finale. Zarco, 8°, è la miglior Yamaha, con l’assurda supremazia delle moto 2016 di Tech 3 sulle ufficiali: Vinales è 9°, Rossi invece cade dopo pochi giri con un rischioso high-side (senza conseguenze) e dice addio alle residue speranze di podio iridato.

La nuova classifica generale della MotoGP vede Marc Marquez a quota 244pti, +11 su Dovizioso con tre GP dal termine: Vinales è a -41 e ormai tagliato dalla lotta iridata, Pedrosa (ritirato) sempre davanti a Rossi, i due sono rispettivamente a 170 e 168pti. E lo strepitoso finale di Motegi fa letteralmente cadere dalla sedia Guido Meda e Mauro Sanchini in un epilogo esilarante.

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