Meteore, piloti che hanno fatto poche gare e poi sono totalmente usciti dai radar: la F1 e il motorsport ne sono pieni, e spesso avrete pensato a loro chiedendovi ”ma che fine ha fatto?”. Ecco, noi siamo qui per rispondere a questa domanda, e quest’oggi vi sveleremo il futuro post-F1 di Scott Speed, penultimo pilota statunitense a correre nel mondiale (dopo di lui è arrivato Alexander Rossi, in Manor/Marussia nel 2015).

Scott Speed nasce il 24 gennaio 1983, e inizia la sua carriera nei kart, salvo poi passare alle monoposto, trionfare negli USA e buttarsi a capofitto in Europa: il 2003 lo vede vincere nella Formula Renault Germany e nella Formula Renault Eurocup, ma è anche l’anno in cui scopre la sua malattia, quella colite ulcerosa che lo costringe a smettere di gareggiare per un anno intero. 2004 di pausa, ma poi ecco la cura e il ritorno alle corse nel 2005, con un campionato GP2 che lo vede protagonista: Scott chiude 3° alle spalle di Rosberg e Kovalainen, disputa delle ottime gare e, complice l’ingresso nel Red Bull Driver Search Programme avvenuto nel 2003, diventa terza guida della neonata Scuderia Red Bull. Sarà il primo pilota statunitense ad entrare in F1 dopo Michael Andretti (1993), e nel 2006 ecco l’esordio da pilota titolare con Toro Rosso, nata dopo l’acquisto di Minardi da parte di RB.

Scott guida al fianco di Vitantonio Liuzzi, ottiene come massimo piazzamento un 9° posto (fuori dai punti, dati ai primi 8) e viene confermato per il 2007, dove però il rapporto col team si deteriora: i ritiri sono parecchi, c’è una lite (forse addirittura violenta, si parla di una piccola rissa) con Franz Tost e un attacco duro al team, e così dopo 10 gare lo statunitense viene appiedato per far posto a Sebastian Vettel (scelta azzeccata, col senno di poi), nonostante a Montecarlo avesse chiuso nuovamente 9°. Finisce così, con zero punti in 28 gare, l’avventura nel circus di Scott Speed, che si reinventa anno dopo anno: Red Bull lo fa correre col suo team Toyota nella Nascar, con un campionato sfiorato e risultati alterni e anche disastrosi a tratti, Speed fa anche una comparsata nelle IndyCar (nell’anno della morte di Dan Wheldon) e poi arriva quella partnership col Team Andretti Motorsport che ridisegnerà definitivamente la sua carriera.

La svolta si chiama rallycross, con un amore che nasce per caso ai Red Bull X Games disputati a Foz de Iguaçu: Scott vince la gara, e allora decide di cimentarsi nel campionato USA, vinto per tre anni consecutivi dal 2015 al 2017 dopo il 3° posto del 2014, la sua prima annata completa. Speed corre per il team Volkswagen Andretti Motorsport, che qualche anno fa gli ha dato anche la chance di correre una gara in Formula E (2° a Miami, sostituendo Marco Andretti), e può essere definito un campione di questa disciplina a 34 anni suonati.

Scott Speed nel 2017: l’ex pilota F1 ha vinto tre titoli consecutivi nel Rallycross USA

 

 

 

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