Ruggisce Marc Marquez. Il campione del mondo in carica piazza un allungo che potrebbe essere decisivo in ottica iridata. Lo fa alla sua maniera, vincendo in maniera spettacolare il Gran Premio d’Australia, dopo un durissimo corpo a corpo. A Phillip Island va in scena un’altra gara altamente spettacolare, dopo la sfida di Motegi, a dimostrazione di un livello molto alto. Subito dopo lo spegnimento dei semafori, si scatena l’inferno con ben 8 piloti in lotta per la vittoria. In testa si porta l’idolo di casa Jack Miller, incurante della recente frattura alla tibia. Alle sue spalle c’è Marquez, che però viene toccato duramente da Johann Zarco e sopravanzato dalle Yamaha di Valentino Rossi e Maverick Vinales. Restano in attesa Andrea Iannone e Cal Crutchlow. Fin da subito appare in grossa difficoltà l’avversario per il titolo del Cabroncito della Honda, vale a dire Andrea Dovizioso. Il ducatista va lungo alla seconda tornata, finendo 20esimo. La sua rimonta non è veemente ed evidenzia le difficoltà del momento. Marquez, forse informato della crisi del “Dovi”, si mantiene in attesa nelle posizioni di vertice, pronto a lanciare l’attacco vincente. Nel frattempo succede di tutto. Vinales va in testa, ma la staccata esagerata di Iannone lo costringe a retrocedere in ottava posizione. A 4 tornate dalla conclusione, Marc fa scattare l’offensiva, andando in testa e tentando l’allungo. Viene agevolato nel suo intento dal duello senza esclusione di colpi tra Zarco e Rossi. Alla fine, è il Dottore ad avere la meglio, ma per la vittoria è troppo tardi. Esulta Marquez, precedendo la Yamaha numero 46 ed un rimontante Maverick Vinales. Quarto posto per Zarco, davanti a Crutchlow, Iannone e Miller. Per Dovizioso la via crucis si chiude in 13esima piazza. Un risultato negativo che lo allontana sensibilmente dal leader della classifica. Il gap è di 33 lunghezze e Marc potrebbe festeggiare già a Sepang, perdendo solamente 7 punti dal forlivese. Mondiale finito? No, finché la matematica non condannerà il “Dovi”, ci sarà da lottare. Certamente, l’impresa diventa assai ardua.

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