Un pilota costante, veloce e umile: Alexander Wurz è uscito troppo presto dal giro della F1, ma si è tolto parecchie soddisfazioni nel mondo dell’endurance e negli anni finali della sua carriera, mostrando quel talento che a fine 1998 aveva fatto sì che Ferrari s’interessasse a lui: l’austriaco, nato a Waidhofen an der Thaya il 15 febbraio 1974, è il protagonista della nostra rubrica sui piloti usciti dai radar, ed è un personaggio decisamente fuori dal comune.

Alexander Wurz, per tutti Alex, si avvicina al mondo dei motori in modo insolito, dopo aver vinto un titolo mondiale BMX nel 1986 a soli 12 anni (la passione per le bici resterà sempre, al punto da fargli correre alcune gare in mountain bike nel 2000) nel primo dei suoi record di precocità: dopo quel successo, ecco i kart, la Formula Ford e la F3 tedesca, vinta nel 1993, ma è con la 24h di Le Mans che il pilota austriaco si mette davvero in evidenza. Alex Wurz corre per la prima volta la 24h nel 1996, gareggiando per Porsche Joest Racing al fianco di Reuter e Jones, e arriva subito la vittoria a soli 22 anni. Ancora oggi, Wurz è il pilota più giovane ad aver vinto a Le Mans, un record di cui andare fieri: il successo in Francia vale all’austriaco la chiamata della F1, con Benetton che lo ingaggia come terzo pilota.

E, a metà stagione, ecco la grande occasione: Gerhard Berger s’infortuna, Wurz corre in Gran Bretagna e ottiene il primo podio in carriera, guadagnandosi un contratto biennale. Il 1998 dell’austriaco è ottimo, con tantissimi quarti posti, un passo che gli consente di stare regolarmente coi migliori e lottare con Schumacher, Hakkinen e gli altri big, e l’8° posto nella classifica generale del Mondiale F1. Ferrari s’interessa ad Alexander Wurz, ma non se ne fa nulla e così l’austriaco, nelle più classiche delle sliding doors, si trova in casa un ”nemico” importante per il 1999: Giancarlo Fisichella arriva in Benetton, la vettura non è delle migliori ma l’italiano la guida meglio di Alex, che ottiene solo tre punti e nel 2000 viene appiedato dopo essere entrato nei primi sei solo a Monza (5° posto).

Wurz, noto nel paddock per quella favolosa superstizione che lo vedeva indossare una scarpa rossa e una blu in ogni gara, che nasce da una gara vinta in F3 dopo che un collega gli aveva prestato una scarpa di colore diverso per ovviare a un gonfiore a un piede, resta così appiedato, e si ricicla come collaudatore: lo assume McLaren, Ron Dennis lo costringe ad abbandonare la follia delle scarpe di colore diverso (con conseguente sfiga: incidenti nei test, appartamento svaligiato e rischio di SARS nel GP di Malesia) e dal 2001 al 2005 Alex Wurz corre un solo GP, sostituendo Montoya a Imola e chiudendo 3°. Il rapporto con McLaren si conclude e arriva il contratto con Williams, che nel 2007 lo promuove a titolare per sostituire Mark Webber: Alex Wurz ripaga la fiducia con 2pti a Montecarlo, un podio in Canada (3°) che risulta essere il primo di Williams dopo due anni e un 4° posto al Nurburgring, ma viene sempre battuto da Nico Rosberg.

Arriva così il definitivo addio alla F1 (anche se farà il collaudatore nel 2008 e nel 2009 per Honda e Brawn GP), e l’austriaco torna nell’Endurance con Peugeot, che lo porta a trionfare nuovamente nella 24h di Le Mans: il successo arriva nel 2009 con un equipaggio completato da David Brabham e Marc Gené, e il più ampio scarto tra due vittorie alla 24h (13 anni!). Alex decide di chiudere la sua carriera nell’Endurance, passando a Toyota nel 2012, centrando un podio nella 24h (3°) e sfiorando il successo nel 2014 prima di un guasto elettrico che manda ”a nanna” la sua vettura. E poi, a fine 2015, ecco il ritiro definitivo dalle corse, interrotto solo per un’apparizione alla 24h di Daytona 2016 con la Ford di Chip Ganassi: negli anni precedenti Alexander Wurz aveva tentato di entrare in F1 con un proprio team (Superfund Racing) ed era diventato driving coach di Pastor Maldonado e Bruno Senna, mantenendo un contatto col circus che gli servirà a fine carriera.

Attualmente Wurz è presidente della GPDA, l’associazione piloti della F1, e sta portando avanti la battaglia per rendere le auto più sicure con Halo, ma non solo: l’austriaco ha costituito col padre la Test&Training International, con cui si occupa di sicurezza stradale e allenamento dei piloti, e tra l’altro fa da consulente per Toyota (Endurance) e Williams (F1), oltre che per il progettista di circuiti Hermann Tilke. Alex, durante il GP di Austin (nel quale ha condannato la folle penalità comminata a Verstappen), ha fatto subito notare che l’ampia sede stradale presente nella curva 1 dello USGP è nata da una sua idea: un’ottima idea nata da un ottimo pilota.

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