Rieccoci con la rubrica sulle auto/moto improbabili: nelle scorse settimane vi abbiamo raccontato di scuderie dal budget nullo, avventure concluse dopo un paio di GP e vetture imbarazzanti dal punto di vista tecnico e/o prestazionale, e ora è giunto il tempo di aprire un’altra pagina di storia: la vettura che vi ricordiamo quest’oggi è la Merzario A1, una delle monoposto messe in opera da Arturo Merzario, pilota leggendario che, a oltre 70 anni, non vuole smettere di fare comparsate in pista.

Merzario, che in carriera ha avuto esperienze anche con Ferrari e Williams, è stato un pilota decisamente particolare: carattere scostante, cappellone da cowboy con ogni genere di clima e generosità rara. Merzario è stato uno dei salvatori di Niki Lauda, che ancora oggi si ricorda dell’intervento del pilota italiano, e nel 1977 decise di costituire la propria scuderia: nasce così la Merzario, un team a budget ridotto e con una struttura decisamente artigianale, cosa che ne andrà a definire il disastroso futuro.

In tutto, la Merzario prenderà il via in 39 GP, centrando 24 non qualificazioni e un 14° posto come miglior piazzamento assoluto: il primo campionato viene disputato con una March-Ford, arrivando 14° a Zolder (a 5 giri!) e qualificandosi quattro volte con tre ritiri, mentre nel 1978 ecco la prima vera e proprio Merzario. La A1 presenta soluzioni interessanti, tra cui i radiatori dietro le ruote anteriori, ma ha evidenti problemi d’affidabilità ed economici: gli sponsor vanno e vengono, il budget è limitato e la vettura non è certamente competitiva. Merzario si qualifica tre volte nei primi 4 GP, ma non arriva mai al termine, e poi a Montecarlo si ritrova esposto al pubblico ludibrio: la A1 presenta un nuovo motore, che però va pianissimo e non supera il banco di prova, facendo finire Arturo a oltre 20” dai migliori e costringendolo a fermarsi, sconsolato, a metà pista. Più tardi si scoprirà che il propulsore era fuori fase, ma questo non cambierà l’essenza di un’auto decisamente poco competitiva: in Svezia Merzario arriva a 8 giri dai primi e non viene classificato, e in seguito non arriverà più al traguardo.

Si susseguono svariate Merzario, dall’A2 all’A4, ma neppure l’acquisto dei telai Kahusen (scuderia tedesca) e l’arrivo di un’azienda di pompe funebri come munifico sponsor, sommato alla scelta di schierare due auto (già nel 1978 con Alberto Colombo, nel 1979 ecco Brancatelli dalla Kauhsen), cambia la situazione: la Merzario passa le prequalifiche solo in due occasioni (altrettanti ritiri) e mischia incidenti ed esplosioni del motore, avviandosi verso l’inevitabile addio al circus.

D’altronde la vettura era la più lenta del gruppo, e così Arturo Merzario riconverte l’A4 in una monoposto da F2 e F3, gareggiando in questi campionati con la sua scuderia fino al definitivo ritiro del 1984.

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