Assistendo al GP del Messico, disputato sul circuito ”Hermanos Rodriguez”  di Città del Messico, molti di voi si saranno fatti una semplicissima domanda: chi sono i già citati hermanos Rodriguez? Risponderemo subito a questa domanda, raccontadovi la storia di Pedro e Ricardo Rodriguez de la Vega, due sfortunati fratelli accomunati dalla passione per le corse e dallo stesso, tragico destino. Le storie di Pedro e Ricardo sono tanto diverse quanto simili, entrambe tinte del rosso Ferrari, e meritano di essere raccontate.

PEDRO RODRIGUEZ– Pedro nasce il 18 gennaio 1940, ed è il più anziano dei ”piccoli messicani”: divide col fratello gli inizi in bicicletta e il passaggio al motociclismo, che lo vedrà vincere il campionato messicano nel 1953 e nel 1954, in tenerissima età. Nel 1957, a soli 17 anni, ecco l’esordio con le auto e con la Ferrari, in una gara a Nassau che divenne il battesimo del fuoco anche per Ricardo. I due dovevano disputare assieme la 24h di Le Mans con una Ferrari 500 Testa Rossa, ma l’hermano era troppo giovane, e così Pedro corse con Josè Behra la sua prima 24 ore, tornandoci ogni anno e vincendola nel 1968 con una Ford: un successo arrivato nonostante nel 1962, dopo la tragica scomparsa di Ricardo, avesse pensato a un ritiro mai avvenuto. Pedro decise di onorare la memoria del fratellino, ne prese il posto sulla Lotus F1 e disputò i suoi primi GP, facendo delle monoposto la sua vita: gareggiò nel circus per Lotus, Ferrari, Cooper-Maserati e BRM, vincendo il GP del Sudafrica 1967 e una seconda gara a Spa nel 1970. Pedro era un pilota velocissimo, molto abile sul bagnato, che non gareggiava solo in F1 ma anche nel Mondiale marche (vinto con Ford nel 1968 e con Porsche nel 1970-71) e in altre serie, tra cui spiccano Nascar e Can-Am, oltre a un incredibile campionato di corse sul ghiaccio. Le corse erano la sua vita, e rappresentarono anche la sua morte: Pedro Rodriguez de la Vega morì infatti l’11 luglio 1971 sul circuito del Norisring vicino Norimberga, durante una gara con vetture sport: guidava una Ferrari, e in cuor suo, durante quei tremendi istanti, forse diede la colpa dell’incidente al suo anello. Pedro infatti era molto superstizioso, e per tutta la sua carriera aveva indossato al dito un anello come ricordo del fratello Ricardo: perse quell’amuleto nel 1971, ne fece realizzare una copia, ma ormai aveva perso le sue sicurezze e, come disse ad alcuni giornalisti, ”non era la stessa cosa”. Pochi mesi dopo, ecco l’incidente e la morte, che lo resero una leggenda: oltre al circuito messicano, gli è stata intitolata una curva del circuito di Daytona, oltre alla fondazione Scuderia Rodriguez aperta dai suoi discendenti.

RICARDO RODRIGUEZ– Uno scricciolo volante. Ricardo Rodriguez, nato il 14 febbraio 1942, era un autentico talento precoce, come dimostrano i mille record raggiunti prima della tragica scomparsa: vittoria nel campionato 125 di motociclismo a 13 anni, primi successi nelle auto con una Porsche 550 Spyder a 15 primavere, gareggiando col fratello in quella già citata gara a Nassau. Per aggirare i limiti d’età s’iscriveva col nome del padre, ma il talento non ha età, e non appena riesce a correre nella 24h di Le Mans (dalla quale fu rifiutato nel 1956), ecco un 2° posto con una Ferrari. Risultati che gli valgono l’attenzione della Rossa, che lo ingaggia come wild card per il GP d’Italia 1961: Ricardo ripaga la Rossa con un 2° posto in qualifica e una gara corpo a corpo con Hill e Ginther, prima del ritiro, e così diventa il più giovane ad aver mai corso nel circus. Enzo Ferrari lo mette sotto contratto, centellinandone le presenze per la sua grande esuberanza, ma il ”manico” è di quelli che valgono, dato che Ricardo Rodriguez ottiene risultati di spessore: 2° a Pau, 4° in Belgio, 6° al Nurburgring e vincitore nella Targa Florio. Per tanti vincerà un Mondiale in futuro, ma il destino ha in serbo altro per lui: Enzo Ferrari non iscrive le Rosse al GP del Messico perchè non è valido per il Mondiale, Ricardo però vuole gareggiare e firma un contratto con Lotus. E, il 1° novembre 1962, ecco il fattaccio: la vettura del giovane Rodriguez si schianta contro il terrapieno della curva ”Peraltada” e prende fuoco, Ricardo non riesce a liberarsi dai resti della sua auto e muore carbonizzato sul circuito di casa. È la tragica fine di un campione in erba, un episodio che commuove l’intero circus: Ricardo Rodriguez è sepolto nel Panteòn Español di Città del Messico, al suo fianco c’è quel fratello che ha vinto in suo nome, ed ha avuto a sua volta un tragico destino.

 

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