E sono quattro. Come Alain Prost. Come l’acerrimo rivale Sebastian Vettel. Lewis Hamilton è campione del mondo di Formula 1. L’inglese è tornato sul trono dopo un 2017 da protagonista che lo ha visto rincorrere a lungo la Ferrari nella prima parte di stagione. Qualche errore ed una Mercedes non perfettamente a punto sembravano già condannarlo ad un secondo posto beffardo quasi quanto quello di dodici mesi fa. Sì perché per comprendere questa vittoria bisogna tornare indietro alla gara di Abu Dhabi 2016. Mentre Nico Rosberg festeggiava uno storico iride, Hamilton masticava amaro, ripensando a ciò che era andato storto, ai propri errori di valutazione ed ai punti persi per strada. Lewis non ha mai accettato quella sconfitta, ma ha utilizzato l’insuccesso per motivarsi e per non ripetere gli stessi passi falsi. Se lo è giurato: niente distrazioni fatali, niente sbavature. Il 2017 doveva sancire il ritorno del Cannibale, del fuoriclasse. Hamilton ha lottato, mascherando talvolta i limiti di una vettura imperfetta nella prima metà di campionato. Eppure, non si è mai demoralizzato, nemmeno quando la malasorte lo ha penalizzato, come in occasione del week end di Montecarlo. A sorpresa, il “Ginetto” nervoso e facilmente condizionabile si è trasformato in un grintoso ragioniere, bravissimo ad alternare i calcoli con la spada dei duelli.

Già perché, se Lewis è rimasto a galla anche quando la bufera rossa investiva la Mercedes, lo si deve alla sua bravura nell’ottimizzare il materiale a disposizione e nel saper vincere gare in cui non sempre era il più veloce. Una qualità unica, una caratteristica da campione del mondo. A differenza di altre annate, Hamilton non ha vinto grazie all’innata velocità, ma ad un controllo totale della situazione. E, a sorpresa, l’inglese è diventato spietato e cinico nello sfruttare gli errori altrui. Se l’anno scorso il britannico non aveva ucciso il Mondiale alla prima occasione, stavolta, il numero 44 ha costruito l’allungo decisivo capitalizzando nel migliore dei modi gli svarioni della Ferrari. Dall’esterno è parso semplice; in realtà, Lewis ha dovuto controllare la propria voglia di strafare ed i cali di attenzione. E non parliamo di fortuna, non sarebbe corretto nei confronti del campionissimo inglese. Hamilton non ha vinto grazie ai disastri della Rossa di Maranello. Ha trionfato per quel suo essere uno spietato e splendido mix di bellezza estetica alla guida ed inesauribile fame di vittorie. Il 2017 gli ha permesso di diventare il miglior poleman di sempre ed il più vincente dopo Michael Schumacher. Ed ora? Beh, adesso c’è il desiderio di provare a raggiungere il Kaiser. Missione impossibile? Forse, ma con uno come Lewis mai dire mai.

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