Un boato scuote il circuito di Interlagos. Il pubblico di casa ha appena appreso la notizia più sorprendente del 2 novembre 2008: il capoclassifica Lewis Hamilton sta affondando sotto la pioggia battente, infilato dalla Toro Rosso di Sebastian Vettel e scivolando in sesta posizione. In quel momento, l’inglese della McLaren-Mercedes avrebbe perso il campionato del mondo di F1 per la seconda volta consecutiva. Nel 2007 era stato il finlandese Kimi Raikkonen a beffarlo. Stavolta, ad avvantaggiarsi delle sue disgrazie sportive sarebbe Felipe Massa, brasiliano di San Paolo.

Al ferrarista, distante sette lunghezze in classifica, servirebbe la vittoria ed un sesto posto del rivale per laurearsi campione, in virtù della parità dei punti e del suo maggior numero di successi. E a tre tornate dalla fine il box gli comunica la notizia più attesa: Hamilton è sesto e lui, filando verso il sesto acuto stagionale, è ad un passo dal titolo iridato. Felipe deve mantenere la calma, tra la pioggia sempre più battente che ha agitato il finale della corsa brasiliana, ed il pubblico fremente come se si trattasse dell’ultimo minuto prima della conclusione di un incontro calcistico. La tensione è palpabile.

Mentre in casa Ferrari si attende l’esposizione della bandiera a scacchi, in McLaren il gelo avvolge i componenti. La paura della seconda beffa è palpabile. Forse, il terrore si fa largo anche nella mente di Hamilton. Il britannico annaspa, cerca di recuperare disperatamente la posizione perduta, ma sbaglia più di una volta il punto di frenata. Tutto sembra irrimediabilmente perduto e compromesso. Ultimo giro. Nel box della McLaren c’è chi piange e chi prega, sperando nel miracolo.

In testa, non c’è tempo per la paura. Massa taglia il traguardo per primo ed esulta. Il pubblico brasiliano è con lui, in un tripudio di bandiere verdeoro. Anche papà Luis Antonio Massa si lascia andare alla gioia più sfrenata. È fatta, sembra davvero fatta. Nessuno in Ferrari sta valutando l’imponderabile. Hamilton si avvicina verso il traguardo, disperato. È sesto ed ha virtualmente perso il Mondiale. Finché all’improvviso si trova davanti la Toyota di Timo Glock. Il pilota tedesco ha montato le gomme da asciutto a tre quarti di gara, ma ha ignorato lo scroscio di pioggia ed ha tirato avanti, guadagnando posizioni grazie ai pit stop altrui. Tuttavia, quando l’acqua è scesa sempre più copiosa dal cielo, Timo ha perso ripetutamente posizioni e terreno, finendo tra le grinfie di Vettel ed Hamilton. Lewis passa proprio all’ultima curva, distanziandolo in accelerazione. Nessuno dei brasiliani se ne accorge, ma il britannico ha appena conquistato la quinta posizione, l’ultima valida per laurearsi campione, strappando nuovamente la leadership dalle mani di Massa e vincendo il campionato per un solo punto. Hamilton passa sul traguardo ed alza il pugno in segno di vittoria. In McLaren esplode una festa sfrenata, fatta di urla liberatorie, abbracci e baci.

In Ferrari, serve qualche minuto per capire tutto. Poi ecco il gelo, la delusione e la rabbia. Un meccanico prende a pugni il muro, Luis Antonio si ferma sbigottito. Dal box arriva la comunicazione a Felipe che ancora sta festeggiando la vittoria: il titolo è di Lewis. Massa perde il sorriso e scoppia in lacrime. Il sogno iridato finisce nel modo più beffardo e thriller possibile. Una doccia fredda da cui il brasiliano non si riprenderà mai più totalmente. Per Hamilton, invece, sarà l’inizio di una carriera leggendaria che dura ancora oggi.

Ecco la sintesi di quella gara storica:

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