EICMA, dai nostri inviati Marco Corradi, Marco De Silvo e Federico Mariani

È dal 2015, e ancor di più dopo il ritiro di Marc Coma (sua maestà Marc Coma), uno degli assoluti punti di riferimento del mondo dei rally-raid e il favorito d’obbligo di ogni Dakar, ma sorprendentemente Joan Barreda Bort non è mai riuscito a trionfare nella rassegna che si disputa da parecchi anni in Sudamerica, e vedrà il percorso 2018 dipanarsi tra Perù, Bolivia e Argentina: il pilota Honda, che fece il suo esordio nella Dakar sudamericana con AprilIa, mostrando ottime cose, ha infatti avuto tante occasioni per trionfare, ma è sempre stato tradito dalla sfortuna. Nel 2015 fu il Salar de Uyuni (tremendo deserto salino boliviano) a distruggere il suo sogno, nel 2016 si ritirò a metà corsa, mentre l’anno scorso è arrivato 5° in rimonta dopo dei problemi tecnici e un errore strategico: insomma, le motivazioni per il 2018 sono tante e la voglia di sfatare il tabù-successo c’è tutta, anche perchè parliamo di un pilota che sfiora le 20 vittorie di tappa nel più famoso rally-raid mondiale. Joan Barreda Bort, 34enne dal talento straordinario, si è concesso ai microfoni di ”Bandiera a scacchi” durante Eicma, ed ecco le sue parole.

Ciao Joan, partiamo subito dalle tue aspettative per la Dakar 2018, un’edizione che si preannuncia più difficile della scorsa e con tante sfide da affrontare…

”Penso che il 2018 potrà essere un buonissimo anno per noi. La Dakar partirà dal Perù con tante tappe sulla sabbia, poi passeremo in Bolivia con quell’altura che crea sempre problemi e stravolgimenti, e infine chiuderemo in Argentina con un tracciato davvero difficile e tecnico. Speriamo bene, il nostro obiettivo ovviamente è la vittoria: la squadra ora è più esperta, la Honda 2018 è una grande moto e possiamo fare una bella gara”.

Hai parlato di esperienza, in che cosa può migliorare la squadra dal 2017 al 2018?

”Negli ultimi anni abbiamo sempre fatto delle ottime Dakar, soprattutto nelle ultime tre edizioni: non sono riuscito a vincere prima per dei problemi tecnici, poi per il Salar de Uyuni nel 2015, nel 2016 per il motore e nel 2017 per un errore di strategia del team. Ora però la squadra è cresciuta, siamo più esperti e dobbiamo utilizzare tutta questa esperienza per non sbagliare più e puntare con forza alla vittoria. Non mi pongo altri obiettivi per questa Dakar, abbiamo lavorato tanto per raggiungerla e voglio vincere per me, perchè ho lavorato tantissimo per arrivare a questo livello, e soprattutto per Honda che mi sta dando un gran supporto”.

Ci sarà ancora, nel tracciato, il durissimo Salar de Uyuni, che ti aveva creato grossi problemi nel 2015?

”No, l’abbiamo affrontato solo due anni fa. Ci andiamo molto vicini, sfiorando quella zona, ma per fortuna quest’anno verrà evitato: a mio modo di vedere, non serve portare la moto in un mare d’acqua salata (testuali parole, ndr) che va a spaccare tutte le componenti e causare problemi”.

Ci ricordiamo, sempre nell’edizione 2015, una tappa davvero epica e insidiosa nella quale abbiamo visto i piloti attraversare un autentico fiume sotto il diluvio…

”In Bolivia spesso ci troviamo ad affrontare la pioggia, trovando parecchio fango e un terreno diverso: è il bello della Dakar, passiamo dalle dune a questa situazione, e occorre essere veloci in ogni condizione, sfruttando a proprio vantaggio la diversità dei paesaggi e degli scenari, anche se va a crearci delle difficoltà. Non è facile essere forti quando c’è molto caldo, e poi dover passare al freddo e all’altura boliviana”.

Tra l’altro, lo ricordiamo, tu avevi esordito con Aprilia nella Dakar!

”Sì sì, è stata un’esperienza breve ma intensa, che mi è servita molto per crescere e diventare il pilota che sono attualmente. Poi con Honda abbiamo cominciato da zero e siamo arrivati ad un livello molto alto, quindi vorremmo coronare tutto quel sudore con una vittoria: con una gara normale, senza intoppi e senza situazioni particolari, possiamo sicuramente vincere nel 2018”.

8 commenti

Trackbacks & Pingbacks

  1. […] Dakar: Marc Coma aveva rifiutato due volte la direzione del team Honda Rally (andrebbe a supportare Joan Barreda, con l’obiettivo di trasformarlo nel campionissimo che gli appassionati meritano), ma ora è […]

  2. […] (che avevamo intervistato a Eicma: le sue parole qui) viene soprannominato Bang Bang e non per caso, dato che non è capace di trattenersi e va sempre […]

  3. […] primo verranno superati oppure ci sarà un nuovo passo indietro (sin qui lo spagnolo, che avevamo intervistato a Eicma, ha sempre perso terreno da apripista). Ma tant’è, e nella tappa odierna l’unico che […]

  4. […] ad Uyuni (senza attraversare il temuto Salar, il deserto salato che ha tolto una vittoria finale a Barreda), con la bellezza di 425km cronometrati per tutte le categorie tranne che per i camion, che faranno […]

  5. […] nella quale l’amico Joan (l’avevamo intervistato a Eicma: rileggete le sue parole qui) è stato semplicemente imbattibile per ogni avversario. L’Honda #5 ha danzato nelle dune, […]

  6. […] che chiude il podio e perde 55” dal primo leader della Dakar 2018. 4° posto invece per Joan Barreda, che ha perso un supporto importante come Paulo Gonçalves e cede 56”, mentre Xavier De […]

  7. […] al netto della sfortuna e dei guai che l’hanno privato sin qui di un meritato successo, è Joan Barreda Bort, favorito alla pari con Sunderland per la vittoria finale: il pilota Honda punta al bersaglio […]

  8. […] già a conoscenza (se ricordate, abbiamo commentato il percorso della ”nuova” Dakar con Joan Barreda durante Eicma), ma mancava la presentazione alla stampa, che è puntualmente arrivata […]

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *