Dai nostri inviati Federico Mariani, Marco Corradi e Marco De Silvo

Sei titoli iridati, quarantadue vittorie e centoundici podi. Basterebbero queste cifre impressionanti per descrivere chi è stato Max Biaggi e l’impronta lasciata dal pilota romano nel motociclismo. Nessuno, nella storia recente, ha dominato come lui in 250. Nessun italiano prima di lui aveva vinto due campionati in Superbike. Eppure, l’ex fuoriclasse, lontano dalle piste, è schivo, timido, poco appariscente. Non appena si parla di moto, comunque, i suoi occhi vispi si accendono e trasmettono un amore mai venuto meno, nemmeno dopo il ritiro ed il recente incidente. Troppo forte ed intenso il legame con le due ruote. Ad Eicma, Max si è reso disponibile per un bagno di folla tra foto ed autografi ad un evento organizzato da Suomy, approfittando dell’occasione per fare il punto della situazione anche sulla sua squadra motoristica destinata a lanciare baby talenti. A “Bandiera a Scacchi” l’ex campione del mondo ha concesso un’intervista in cui ha parlato di passato, presente e progetti futuri.

Max, parliamo di MotoGP. Come vedi l’ultimo GP con il titolo ancora in palio?

”Le percentuali sono a favore di Marquez, perché parte con 21 punti di vantaggio. Mi ha fatto sorridere Pirro quando ha detto: “Spero che Marc ci faccia un regalo”. Certamente è un commento parziale, ma mi ha strappato un sorriso. Nelle gare tutto può succedere. Finché la matematica non ti taglia fuori, per l’Italia e gli italiani c’è una grande possibilità. Era dai tempi di Stoner che non si vedeva una Ducati simile, e poi non c’era un azzurro a guidarla: quest’abbiamo assistito a gare spettacolari, molte decise all’ultimo minuto”.

È più difficile la posizione di Marc, costretto a non sbagliare, o quella di un Dovi che deve per forza vincere per regalarsi una speranza?

”Secondo me Dovizioso è in una condizione favorevole, perchè non ha nulla da perdere ed è consapevole di potersi giocare tutto. Se gli astri sono dalla sua parte e capita uno scenario particolare (ritiro di Marquez o piazzamento dalla 12a piazza in giù), può vincere, ma non faccio pronostici perchè non mi piace fare il profeta. Duello simile a quello Rossi-Hayden del 2006? Allora Rossi incappò in una scivolata, riuscì a risalire con una certa fatica nonostante fosse il più veloce nel weekend e perse il titolo: è stato un Mondiale strano, non ci siamo mai spiegati quella gara”.

Lorenzo può vincere il Mondiale nel 2018? E che ci dici della stagione di Rossi?

”Inevitabilmente quello sarà l’obiettivo di Jorge, anche perchè Ducati l’ha preso appositamente per il titolo, ma è difficile fare pronostici su una stagione che deve ancora cominciare. Rossi? Parlare di una stagione sottotono è esagerato, se avesse vinto a Le Mans sarebbe diventato un eroe e probabilmente, con quel successo e senza l’infortunio, si sarebbe giocato il Mondiale fino alla fine. Ha fatto un recupero pazzesco, la linea tra il successo e la stagione non al top è davvero sottile. Ha influito anche qualche problema in Yamaha, hanno avuto parecchi passi falsi, da Jerez all’Austria passando per la Malesia. Lì però c’entra anche una Ducati troppo forte sul bagnato, che riesce a far rendere al 200% tutti i suoi piloti. L’ordine di scuderia di Sepang? Non ne sono convinto (a differenza di Max Temporali), Dovizioso andava più forte e avrebbe comunque superato Jorge. Tra l’altro Lorenzo è quasi caduto e ha ceduto il passo lì a Dovizioso, chissà cosa sarebbe successo senza quell’errore”.

Invece, la Superbike cambia pelle con il nuovo regolamento. Quale idea ti sei fatto a riguardo?

”Non so che dire. Sono semplicemente critico per il fatto che ogni anno cambi qualcosa. Servirebbero regolamenti stabili. In questo modo avresti un minor spreco di risorse per le aziende disposte ad investire. Sinceramente, io non avrei cambiato niente, ma, se l’hanno fatto, vuol dire che tutti erano d’accordo. Se un regolamento viene approvato, significa che una maggioranza lo sostiene”.

A proposito di Superbike, tu hai corso con Jonathan Rea. Ti saresti mai aspettato che, una volta lasciata la Honda con cui già faceva la differenza, avrebbe letteralmente dominato?

”Nella mia ultima stagione, lui era in Honda. Ci siamo scambiati il casco. In genere, non faccio mai queste cose abitualmente. Con lui, invece, l’ho fatto volentieri perché intravvedevo in Rea un talento, nonostante la moto che guidava. È stato come una scommessa, come se avessi intuito che lui, con un mezzo competitivo, avrebbe vinto. Il dominio è stato qualcosa di più. Quel giorno, a Imola, gli ho scritto una dedica particolare: “Ad un futuro campione del mondo”. È una chicca che non ho mai detto prima”.

I ragazzi del tuo team sono in ottime mani allora.

<<Era più facile con Rea perché lo vedevo da dentro. Capivo quanto ci metteva e come guidava. Con i ragazzi giovani è un po’ una scoperta ed una scommessa perché non sai mai come evolvono, come crescono, quale piega prende la carriera di ciascuno di loro, tra eventi vari, gare, cadute. Non è assolutamente semplice gestire questa situazione e prevedere il futuro>>.

Da team manager debutterai nel CEV coi tuoi piloti (ancora da annunciare, ndr), c’è sempre un’idea legata al Motomondiale e alla Moto3? Sapevamo di un’idea legata a Mahindra per il 2018…

”È prematuro parlare di Mondiale. Intanto vogliamo giocarci le nostre carte nel campionato spagnolo, che è il Mondiale Junior ed è stato vinto da due italiani nelle ultime due stagioni: credo che per poter approdare al Mondiale ci sia da fare questo step, andando a lottare coi piloti spagnoli su delle piste che tra l’altro sono tipiche del campionato del mondo. E poi, i piloti se la devono guadagnare la Moto3: senza i loro risultati, non varrebbe la pena di fare quello sforzo, anche perchè difficilmente un pilota che ha gareggiato solo nel campionato italiano riesce ad andar bene nel Mondiale e mi ricordo solo Di Giannantonio con questo percorso. Mahindra? Si sono ritirati loro all’improvviso (andando in Formula E, ndr), cambiando un po’ le cose e i valori: a quel punto ci siamo adattati”.

Ultimissima cosa, le tue condizioni fisiche? Vediamo che stai bene!

”Sto molto meglio, mi sento alla grande e mi sono totalmente ripreso dopo quello spavento”.

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