Gomito a terra, testa leggermente fuori dal cupolino e piega esasperata. No, non stiamo parlando di Marc Marquez, autore di traversi da urlo. Non tutti si ricordano che prima dell’avvento del campione di Cervera c’è stato un altro talento spagnolo capace di infiammare i cuori degli appassionati con il suo stile di guida anticonformista e spettacolare: si tratta di Toni Elias. Classe 1983, è stato uno dei protagonisti indiscussi della 250 dei primi anni del Nuovo Millennio, prima del passaggio in MotoGP. Nella top class si è distinto per quel modo esasperante di condurre la moto in curva, da spericolato equilibrista, e per l’incredibile successo al Gran Premio del Portogallo 2006 ai danni di Valentino Rossi. Ragazzo dal carattere mite e pacato, con un sorriso coinvolgente, ha avuto tanta sfortuna nell’incappare in tremendi infortuni, ma anche la bravura di rialzarsi e ritagliarsi una propria dimensione. Prima, ha scelto la mossa rischiosa di “scendere” dalla MotoGP alla Moto2, con la possibilità di rendere questo cambio d’ambiente una vera e propria retrocessione. Ha smentito chi lo dava per finito a 27 anni, vincendo il titolo iridato nella categoria di mezzo. Dopo tante disavventure, figlie di guai fisici continui, Toni si è reinventato nella Superbike MotoAmerica. Ed il suo talento cristallino, sorretto finalmente da una miglior condizione, è riuscito ad esprimersi finalmente nel migliore dei modi. Risultato: la conquista del campionato in questo splendido 2017 in sella alla Suzuki. Elias ha festeggiato il suo anno d’oro con un bagno di folla ad Eicma, presso lo stand HJC. E lì, il fenomeno di Manresa ha rilasciato una bella intervista ai nostri microfoni.

Toni, sei qui ad Eicma da campione Superbike AMA. Qual è il tuo bilancio di questa stagione?

<<Per me è stato un anno incredibile. Meglio di quello che mi aspettavo. L’aspetto più difficile stava nello sviluppo della moto nuova: quando l’abbiamo usata per la prima volta in Malesia al test, abbiamo avuto un sacco di problemi. Comunque abbiamo lavorato bene ed abbiamo risolto ciò che non funzionava. Poi la moto, dalla quarta gara, ha iniziato a funzionare alla perfezione ed abbiamo potuto mantenere il campionato sotto controllo. Sì, nelle prime corse avevamo vinto, ma rischiando sempre, faticando. Poi è diventato tutto più facile e alla fine abbiamo portato a casa il campionato. È stato un bell’anno sotto tanti punti di vista. Quando le cose riescono in questo modo, bisogna approfittarne e valutare come comportarsi perché dopo tutto si può girare indietro, si può capovolgere>>.

Diciamo che è un successo reso possibile anche dalla tua esperienza.

<<Certo, sono in una fase della mia carriera in cui ho esperienza, date tutte le cose accadute in questi anni, e forma fisica, perché mi sento ancora giovane. Sono in quel momento in cui hai ancora tutto, in cui hai “le palle” di rischiare, il coraggio di tentare nei momenti importanti. Questo fa sì che la situazione diventi più facile da interpretare e portare a proprio vantaggio>>.

Guardando al 2018, quali sono le tue aspettative?

<<Ci sarà sempre qualche sorpresa, qualche pilota nuovo, altre marche come Yamaha e Honda che cercheranno di renderci la vita difficile. Ma sappiamo una cosa: i rivali più importanti siamo noi stessi. Dobbiamo lavorare, controllare tutte le situazioni. Migliorare ancora questa moto che è già buona, ma non si capisce quale sia il suo margine di sviluppo. Pensi sempre che sei già al limite e poi gli altri ti spingono a fare di più. Credo che dobbiamo fare ancora tanto in questo senso>>.

Un modo di fare alla Marquez, se posso permettermi, anche perché un po’ gli somigli con il tuo stile di guida.

<<Sì, ho sempre avuto un modo di guidare con il gomito a terra, sdraiato, quasi fuori dalla moto. E sono stato criticato per questo motivo. Poi è arrivato Marquez… Lui fa quello, ma in maniera più esagerata e adesso tutti l’hanno copiato e definito lo stile del futuro. Poi va detto che Marc è incredibile: è già in terra, a volte anche con la testa, ed in un attimo torna nella posizione normale. È come un gatto>>.

A questo punto esercita i diritti d’autore, fatti valere, Toni! Insomma, hai inventato tu quello stile di guida.

<<(ride ndr.) No no, io avevo già visto questo modo di guidare negli Anni ‘90 con Jean Philippe Ruggia, che andava con il gomito a terra. E io ho continuato a fare questo. Mi ricordo che Marc, quando era piccolo, guardava i filmati di tutti gli altri piloti, come Valentino Rossi, ed ha studiato anche me. Lui è cresciuto con un’altra mentalità e si vede che è molto forte>>.

 

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