Esperimenti, rivoluzioni e autentiche follie. La Formula 1 degli anni ’70 e ’80 ha regalato tante soluzioni fuori dal comune, in un’epoca nella quale ”sperimentare” era la parola chiave del circus e non esistevano vetture plafonate o soluzioni copiate a destra e a manca: sono nate così tante auto improbabili e tante soluzioni vincenti, ma in questa rubrica vi parliamo delle prime, e allora ecco a voi l’Arrows A2.

Una vettura che, per la sua forma a dir poco insolita, venne soprannominata ”il sigaro”, e per buone ragioni: l’Arrows A2, progettata da Dave Wass e Tony Southgate ed equipaggiata con un motore Ford-Cosworth, aveva un concept rivoluzionario. L’idea era quella di sfruttare l’effetto suolo, realizzata attraverso un’aerodinamica innovativa: di fatto non c’era nessun alettone a ”chiudere” l’auto (che aveva dunque un enorme ”nasone”), ma l’ala era piazzata alle spalle delle ruote anteriori, andando a costruire un auto davvero insolita agli occhi degli spettatori. Se a questo aggiungiamo che le sospensioni erano ”coperte”, il motore era inclinato di 4 gradi col retro sollevato e non parallelo al suolo e l’auto era colorata di un fantastico dorato, capiamo di trovarci di fronte a un’auto semplicemente assurda.

Auto innovativa, che però non portò risultati: l’Arrows, che la fece debuttare a metà stagione in Francia, ottenne al massimo due sesti posti (2pti) con Jochen Mass (Germania e Olanda), che però si ritirò tre volte in 8 gare e conobbe anche l’onta di due mancate qualificazioni consecutive. Peggio andò a Riccardo Patrese, con un 13° posto come miglior risultato e cinque ritiri: questo perchè la vettura, con quell’aerodinamica, andava a creare incredibili ondeggiamenti sull’asse verticale in rettilineo, diventando incredibilmente difficile da guidare.

Ecco perchè questo prototipo venne abbandonato dopo 8 GP, con Arrows che schierò la vecchia A1B nell’ultima gara stagionale.

 

 

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