Dal nostro inviato ad Eicma Marco Corradi

Tra fango, cadute, grandine ed incidenti, spunta lei, Kiara Fontanesi. E non è un caso. Il quinto alloro mondiale WMX della fuoriclasse parmense è arrivato in maniera rocambolesca all’ultima gara, ma è molto più meritato di quanto possa sembrare. È figlio del talento innato, della forza di volontà, della caparbietà di una ragazza diventata leggenda nel suo sport, nonostante la giovane età, soli 23 anni. Kiara ha lottato contro avversarie di spessore e contro avversità di vario tipo. La sua vittoria sa tanto di rivincita dopo un 2016 poco fortunato, coronando al meglio il ritorno in Yamaha. Di questo e di molto altro, la fuoriclasse della casa di Iwata ha parlato in esclusiva ai nostri microfoni.

Kiara, torniamo al GP di Francia che ti ha regalato il titolo iridato. Quali sono le tue sensazioni di quel Gran Premio folle, corso con il fango? Addirittura non avevi la certezza di essere campionessa, se non a poche curve dal termine. E poi la vittoria di gara 1 prima tolta e poi restituita. È stato il weekend più assurdo della tua carriera?

<<Sì si hai pienamente ragione. Siamo partiti con la consapevolezza che avrei dovuto vincere entrambe le manche. Sono arrivata in Francia e sono svenuta nel corso delle prove libere. Fortunatamente mi sono ripresa ed ho vinto la prima gara. il cambio di classifica dopo l’arrivo non si poteva fare ed è stato riportato tutto come prima. Si sono riaperti i giochi. Durante la notte, ha iniziato a piovere copiosamente. La pista era in condizioni disastrose. La seconda manche è stata più una sorta di lotta per la sopravvivenza. Non sapevo di aver vinto il Mondiale perché, passando lungo la salita, dovevo capire dove passare e non avevo idea che fosse ferma la mia avversaria per il titolo. Quando, all’arrivo, ho scoperto di aver vinto il Mondiale, è stata una sensazione incredibile, una sorpresa>>.

È rimasta impressa a tanti appassionati l’immagine dell’accozzaglia di piloti ammassati sulla salitella, mentre tu passi in mezzo alle varie moto. In quel momento, è tutta adrenalina?

<<Sì, forse viene capita più da fuori perché, quando ci sei dentro, non te ne rendi conto. In quel momento ero intenta a capire in quale disastro fossi dentro, perché era un disastro, impossibile stare in sella ad una moto. È una sopravvivenza, come dicevo prima. Veramente difficile>>.

È stato indubbiamente un 2017 incredibile. C’è qualcosa che, secondo te, si può migliorare?

<<Sono soddisfatta dei risultati ottenuti nel corso della stagione. Ovviamente più di così non si poteva fare. Diciamo che mi sarebbe piaciuto vincere diversamente il Mondiale perché mi sono allenata tanto quest’anno e c’era il potenziale per poter far bene e mettere in pista le nostre qualità, cosa che non si è realizzata perché per più di metà campionato abbiamo corso sotto la pioggia, con il fango, in condizioni in cui la pista era una lotteria. Non contava la bravura nell’andare in moto, ma nel non cadere. Non è stata una stagione in cui mi sono divertita dal punto di vista delle gare. È sempre stata una stagione al limite perché partivi e non sapevi se saresti arrivata>>.

Tra l’altro hai trovato queste condizioni in una gara off-season in Giappone…

<<Là sono stata 15 giorni ed ho sempre trovato maltempo. Addirittura c’era il tifone. Quella è stata veramente la ciliegina sulla torta. Non avevo mai corso prima in una condizione del genere in vita mia e pensavo che avrebbero annullato quella gara. Tuttavia, hanno voluto correre lo stesso e… non era più nemmeno fango… ricordo metri e metri d’acqua>>.

Dopo un anno in Honda, sei tornata in Yamaha ed hai vinto subito. Come ti spieghi questo feeling?

<<A dire il vero non so qual è il motivo. Fatto sta che, quando sono tornata a sedermi su una Yamaha, mi sono sentita a casa. Sarà perché ho sempre scelto questa moto, sarà perché a livello di telaio e ciclistica mi piace molto e mi permette di fare quello che voglio in totale sicurezza>>.

Lindsey Vonn ha recentemente dichiarato di voler gareggiare contro gli uomini. Tu hai già sperimentato quella situazione con una gara in MX2: com’è stato? Ti piacerebbe ripetere un’esperienza simile?

<<Sicuramente, se c’è l’occasione, mi piacerebbe riprovarci. Però alla fine il sogno era uno: partecipare ad una gara. Ho avuto questa opportunità nel momento migliore della mia carriera, in una delle mie piste preferite ed una delle più toste del Mondiale. Più di così non si poteva fare. Sapevo che il livello era alto, ma mi è servito per fare esperienza, per migliorare e capire come lavorare. A livello personale ho imparato molto>>.

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