A braccia alzate sul traguardo, come un ciclista all’arrivo di una tappa. Marc Marquez fila così verso il titolo MotoGP 2017. È il sesto in carriera, il quarto nella top class. Il Fenomeno di Cervera raggiunge miti del motociclismo come Klaus Enders, Jim Redman e Geoff Duke. E questa affermazione lo pone di diritto nell’Olimpo dei grandissimi. Il tutto a soli 24 anni. Marc è così, un talento straordinario nella sua precocità. È un tipo capace di rimontare oltre 20 corridori in 5 giri a 17 anni o di vincere partendo ultimo. Gesta incredibili e sbalorditive, specialmente per la semplicità con cui lo spagnolo esegue le sue mirabolanti imprese. Marquez è un pilota con un polso destro tanto determinato nello spingere sull’acceleratore quanto sensibile nel sentire la moto. Ed ha una capacità di analisi introspettiva e di assorbimento fuori dal normale. Impara qualsiasi cosa da tutti, meccanici o addetti ai lavori. Sembra un mix di tanti campioni e piloti antecedenti l’attuale periodo storico. Ma la vera chiave dei successi di questo fuoriclasse è il divertimento, il sorriso con cui corre. Gareggiare, sfrecciare con la sua Honda, duellare con gli altri corridori lo eccita, gli dà gusto. Pare quasi non poterne fare a meno. La velocità è un’ossessione. Non può limitarsi ad andare forte. Marquez deve essere il più rapido, deve togliere il gas dopo gli altri e per il minor tempo possibile. Vuole toccare il limite e superarlo. Anche per questo, è incappato in ben 27 cadute stagionali tra prove e gara, un record… E poi c’è l’ambizione, smodata ed incontrollata, figlia anche di un’autostima rafforzata dai risultati prodotti dal talento naturale. Marc vuole solamente vincere, dominare, essere il numero 1 incontrastato. E per farlo, in pista, sa essere cinico e spietato, a dispetto del suo modo di fare comunque garbato ed educato nella quotidianità. E questo lato del suo carattere è stato determinante nella vittoria del titolo mondiale 2017.

Partito con una Honda non all’altezza e presto messo sotto pressione dall’andamento da rullo compressore di Maverick Vinales ed Andrea Dovizioso, ha commesso due errori gravi in Argentina ed in Francia. Ha incassato subendo dagli avversari in giornate nere come la domenica del Mugello. E poi Marquez ha anche dovuto arrendersi in volata al forlivese della Ducati in Austria ed in Giappone, perdendo sul suo terreno preferito, il corpo a corpo. In mezzo, c’è stata anche la sfortunata rottura del propulsore in Inghilterra. Insomma, gli imprevisti e le sbavature non sono mancati, anzi. E sarebbero stati scossoni duri al punto da abbattere psicologicamente chiunque. Eppure, ha vinto sempre lui, Marc il Cannibale. Merito di una solidità mentale clamorosa e di una capacità di assorbire gli urti che la sorte e gli avversari gli hanno arrecato nella speranza di rovesciarlo dal trono, qualunque essi fossero. Speranza divenuta via via flebile e vana per tutti i rivali diretti, da Valentino Rossi a Daniel Pedrosa, da Maverick Vinales allo straordinario Andrea Dovizioso. Lo si è compreso da tanti aspetti: dalla silenziosa rimonta estiva del catalano coronata dal successo in Germania alla vittoria sotto la pioggia a Misano dopo l’infausta rottura del propulsore nel GP precedente, dalle letture tattiche da veggente in Repubblica Ceca al colpo da KO in Australia. Per non parlare del numero da equilibrista a Valencia, quando, grazie al gomito e ad un talento immenso, ha evitato una scivolata tanto inopportuna quanto pericolosa. Fortuna? Certamente, ma quel salvataggio è solamente il più eclatante tra i tanti numeri offerti dal centauro iberico. Dunque, c’è in Marc la capacità mentale di prevedere la dinamica di determinate situazioni, prendendo le dovute precauzioni. Dove lui ha la bravura e la buona sorte di non incappare nella scivolata, Lorenzo e Dovizioso finiscono nella ghiaia. No, non è solo un caso, ma l’ennesima dimostrazione che il numero 93 della Honda ha qualcosa di speciale, unico. Quel “quid” che lo rende il riferimento della classe regina ed il degno campione del mondo di un’annata destinata ad entrare per sempre nella storia di questo sport.

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