Piange Andrea Dovizioso. Il pilota della Ducati resta in silenzio a ripensare nel box all’errore in staccata che lo ha estromesso definitivamente dalla lotta per il titolo iridato. Questa è l’immagine che le telecamere consegnano da Valencia. Tuttavia, il circuito Ricardo Tormo rappresenta sì la fine delle speranze di vittoria finale del forlivese, ma non è il traguardo della carriera, non è l’ultima chance della grande rivelazione di questo 2017. Il romagnolo deve solamente guardarsi indietro e comprendere la portata della sua impresa non pienamente finalizzata. Inutile nascondersi: il Mondiale era divenuto un obiettivo più che mai tangibile. Tuttavia, il percorso di crescita del “Dovi” è stato incredibile. Lo dicono i numeri: 6 vittorie stagionali, 261 punti ed il secondo posto alle spalle del fenomenale Marc Marquez.

Quello che non viene esplicato dalle cifre è il mutamento di Andrea da pilota valido ma non pienamente incisivo a top rider capace di lottare su ogni terreno ed in ogni condizione. Il Dovizioso 2017 ha vinto andando in fuga come al Mugello, gestendo meglio le gomme come a Montmelò ed a Silverstone o battendo all’ultima curva Marquez. Leggendo quest’ultima frase, un anno fa, nessuno ci avrebbe creduto. Nemmeno l’iridato 2016 aveva pensato al “Dovi” come ad una seria minaccia per la sua riconferma sul trono. Ed invece l’italiano ha sfoderato un’annata indimenticabile, regalando in tandem con lo spagnolo della Honda agli appassionati uno dei duelli più belli, intensi e divertenti della storia di questo sport.

Doveva essere la stagione di Jorge Lorenzo. I riflettori erano indirizzati su di lui. Ed invece è stato lui, Dovizioso, a contendere la corona al rivale catalano. Probabilmente, il cambiamento è derivato non solo dalla maturazione del pilota, non solo dal successo di Sepang 2016, ma anche dall’arrivo di un compagno così ingombrante. Forse, è stato Jorge stesso a dare la scossa ulteriore ad un Andrea già particolarmente carico. Finire dietro a Lorenzo avrebbe tarpato forse le ali al romagnolo. Vincere ha rinforzato la sua autostima e l’entusiasmo lo ha portato verso orizzonti inesplorati.

Cosa è mancato per arrivare all’iride? Sicuramente gran parte della “colpa” di questo mancato successo va attribuita ad un fuoriclasse come Marquez. Contro un altro pilota più umano, il “Dovi” avrebbe vinto il Mondiale. Inoltre, la scarsa esperienza ad altissimi livelli si è fatta sentire. Il volo di Dovizioso è stato splendido, ma in alcune occasioni, su tutte l’Australia, ha sperimentato la sorte di Icaro, colpevolmente troppo vicino al sole e destinato a scendere bruscamente. Lungo i curvoni di Phillip Island, le ali di cera hanno trascinato in basso Andrea, vanificando il nuovo decollo malese. Tuttavia, questo 2017 non può lasciare indifferente il forlivese classe 1986. Con il suo modo di fare totalmente focalizzato sul miglioramento continuo, Dovizioso può veramente ritagliarsi uno spazio importante e diventare protagonista della MotoGP dei prossimi anni. In fondo, se persino uno come Marquez ha ammesso di aver imparato tanto da lui, perché non dovrebbe crederci “Dovi” il Magnifico?

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