La carta d’identità recita 32 anni. Ben nove in più del compagno di squadra, quel diavolo di nome Jeffrey Herlings. Addirittura undici in più di Tim Gajser, campione del mondo nel 2016. Insomma, l’etichetta di “vecchietto” sembrava già pronta all’inizio di questo 2017 per Antonio Cairoli. C’era chi parlava apertamente di declino, di tramonto di un mito. A suffragare questa teoria c’era l’ultimo biennio, ricco di delusioni ed infortuni ed avaro di soddisfazioni per Tony. Dopo i sei titoli consecutivi tra 2009 e 2014, l’imperatore aveva ceduto lo scettro a Romain Febvre prima ed a Gajser poi. La fine di un’epoca? Assolutamente no.

Tony è vivo sportivamente parlando. Ha ancora tanto da dire con la sua KTM lungo le piste del Mondiale. Cairoli ha preparato l’assalto al nono titolo in carriera cercando di imprimere fin da subito un ritmo forsennato ed alzando l’asticella per tutti i contendenti. La vittoria nel round di apertura in Qatar è stata un segnale chiaro al campione sloveno ed agli altri sfidanti. Ed anche quando Gajser è passato al contrattacco, Tony non si è scomposto. Ha tenuto botta, incassando i colpi del rivale. Ma, alla prima vera occasione, il siciliano ha rifilato la stoccata vincente: approfittando anche di una Honda non perfetta, ha fatto bottino pieno, costringendo l’avversario ad un inseguimento rischioso e poi fatale. Con lo scivolone di Tim in Lettonia, TC222 è balzato al comando in classifica ed ha allungato brutalmente complice il drammatico infortunio del campione sloveno. Qui, Cairoli è come se avesse dovuto fare i conti con vecchi fantasmi del passato, desiderosi di vendicare antiche sconfitte. Su tutti c’era il solito Clement Desalle, seguito a ruota da Gautier Paulin. Avversari ostici, ma troppo discontinui per reggere il passo dell’italiano. Una vittoria dopo l’altra, Antonio è diventato imprendibile. Superati i vecchi rivali, ecco uno sguardo al futuro. Improvvisamente la MXGP si è ritrovata ad assistere in anteprima a quello che potrebbe essere il duello dei prossimi anni. Cairoli ha dovuto fare i conti con il compagno Jeffrey Herlings. L’olandese, sofferente in avvio di stagione, si è ritrovato verso il giro di boa, iniziando a dominare nella seconda parte di campionato. La KTM numero 84 ha iniziato ad andare forte, fortissimo. Addirittura, a tratti, più della gemella numero 222. Tony è stato lucido ed attento a non perdersi in una rivalità pericolosa ed a concentrarsi sulla classifica, non risparmiando, quando possibile, qualche stoccata al compagno in pista. Giusto per rimarcare la superiorità nel box. Alla fine è arrivata la nona sinfonia, il pass ulteriore verso l’Olimpo delle leggende non solo del Motocross, ma dello sport. Pochissimi fuoriclasse hanno inciso così tanto come Cairoli ha fatto con le ruote chiodate. E chi ha avuto un percorso simile è da annoverarsi tra i miti.

Ed ora? Adesso viene il bello. Riuscirà il “vecchio” Tony a resistere all’assalto dei giovani leoni? Nel 2018 la concorrenza sarà ancora più agguerrita. Ci sarà un Romain Febvre determinato a dimostrare di non aver vinto a caso un titolo nel 2015. Ci sarà un Tim Gajser scottato e ferito nell’orgoglio per la mancata difesa del numero 1 conquistato l’anno precedente. Ci sarà Jeffrey Herlings, più che mai volenteroso di scalzare dal piedistallo il compagno, sia nelle gerarchie interne che nel Mondiale. La generazione degli Anni ’90 andrà all’attacco. Ma Tony è lì, saldo e sicuro al suo posto. Provate a buttarlo giù dal trono, se ci riuscite.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *