Riecco Ben Spies. L’ultima volta in cui gli appassionati avevano visto all’opera il pilota statunitense era il 2013. Quella fu l’ultima di due tormentate stagioni, rese travagliate da tanti e troppi infortuni. Incapace di esprimersi sui suoi livelli a causa di gravi lussazioni ad entrambe le spalle, il “Texas Terror” aveva annunciato un incredibile e mesto ritiro a soli 29 anni.

La notizia del suo addio aveva scioccato il mondo delle corse per la rapidità della sua parabola. Spies ha incantato tutti per la sua velocità in pista e per la rapidità di adattamento ad ogni condizione. Il suo impatto con le gare era stupefacente per la semplicità con cui trovava affinità con il mezzo a disposizione. I suoi tre titoli consecutivi nella Superbike AMA ed i duelli con l’acerrimo rivale Mat Mladin sono stati tra le pagine più belle della categoria. Ma il vero shock riservato da Ben al mondo intero è stato indubbiamente l’ingresso nel Mondiale delle derivate di serie. Non si era mai visto un debuttante capace di andar forte fin da subito, come se la scarsa conoscenza dei tracciati europei non fosse un problema. La Yamaha numero 19 è diventata in quella stagione un riconoscimento ben visibile e distinto. Da outsider, Spies si è ritagliato uno spazio da protagonista e mattatore indiscusso. Provate a trovare un pilota capace di vincere metà delle gare della stagione d’esordio. Ben c’è riuscito e lo ha fatto incantando tutti con una velocità folgorante ed un approccio meticoloso e soprattutto vincente. Vincere il Mondiale SBK è da campioni, ma imporsi al primo anno, battendo un top rider come Noriyouki Haga all’ultimo atto, è da fuoriclasse indiscussi. Sembrava che quel successo incredibile fosse l’antipasto per una grande carriera, ma l’approdo in MotoGP non ha riservato fortuna ed onori al texano. Dopo due anni di apprendistato nel team Tech 3, la Yamaha lo ha scelto per rimpiazzare Valentino Rossi e fare da gregario di Jorge Lorenzo. Se il 2011 aveva illuso tutti, dando l’impressione che Ben potesse diventare protagonista anche nella top class, la stagione seguente ha inferto una serie di infortuni nel fisico e nell’animo dello statunitense. La parentesi in Ducati ha solamente allungato un rapporto ormai logorato con le gare.

Dopo un quadriennio in silenzio, riecco Spies il conquistatore. Ritorna alle gare e lo fa in punta di piedi, con quel sorriso contagioso e due occhi luminosi, carichi di espressività. Purtroppo, il suo rientro non avverrà in MotoGP o nella sua Superbike, ma nell’Enduro USA. Lo stesso Ben ammette: <<Doversi ritirare dalle corse è difficile, specie quando non hai ancora 30 anni come è successo a me. Finita la convalescenza ho comprato una moto e ho iniziato ad andare in giro con mio cugino, solo per capire cosa avrebbe potuto sopportare la mia spalla. Non avevo grandi problemi, in fuoristrada potevo guidare per due giorni quando volevo. La mia spalla però è recuperata al 70%. Ho comprato un nuovo camper e un piccolo rimorchio per trasportare le due KTM 300 XV 2018 e i ricambi. Non costa poco, più o meno quanto sarebbe necessario per correre il campionato Wera. Ho capito che non sarei più in grado di correre in Superbike o MotoGP, ma in fuoristrada posso togliermi ancora qualche soddisfazione. E poi potrò di nuovo andare in giro per gli Usa, come quando avevo 18-20 anni. Solo che stavolta porto con me la mia famiglia>>. Insomma, sarà un ritorno alle origini, con la speranza di ritrovare l’amore per le due ruote, sopitosi per qualche infortunio di troppo e risvegliato da alcune gare fatte nel mese di ottobre. Il debutto è fissato per il 4 febbraio 2018 in South Carolina.

 

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  1. […] del mondo Superbike Ben Spies. Non più i circuiti del mondiale delle derivate di serie, ma l’enduro nel futuro di Texas Terror. Pareva un caso isolato ed invece lo statunitense ha dato il là alla ricomparsa di altri ex top […]

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