Doveva essere l’anno della riconferma, la stagione del decollo definitivo. Invece, il 2017 è stato più duro delle aspettative per Tim Gajser. Lo sloveno della Honda era atteso al varco dagli avversari dopo il debutto scioccante della stagione precedente. Nessuno poteva immaginare che lui a vent’anni riuscisse in un’impresa mai realizzata prima nemmeno da Tony Cairoli: siglare la doppietta MX2-MXGP nel giro di due campionati consecutivi. Eppure, a sorpresa, l’alfiere della casa alata ha conquistato i due titoli tra il 2015 ed il 2016, stupendo il mondo intero con la sua guida spericolata ed aggressiva. Non si era mai visto ultimamente un debuttante così duttile e precoce nell’adattamento al cambio di categoria e nemmeno un pilota altrettanto veloce in ogni condizione. Gajser ha impressionato per la facilità con cui ha sempre aggredito ed attaccato in tutte le piste. Ha spinto sempre al massimo, senza curarsi troppo dei rischi che si prendeva, spremendo la sua Honda e sopperendo con il suo talento cristallino ai limiti di una moto equilibrata e valida, ma non irresistibile. Quel suo modo di guidare perennemente al limite, sfruttando ogni millimetro di pista disponibile è stato il suo punto di forza, l’aspetto che lo ha fatto amare dagli appassionati. E grazie alla sensibilità del suo polso destro, Tim si è preso il mondo intero al primo colpo.

Tuttavia, il 2017 ha mostrato i limiti dello sloveno. Intendiamoci: Gajser è un campione straordinario, capace di sorpassi al limite e di numeri da acrobata. Uno che per il talento e l’età di cui dispone ha margini di miglioramento impressionanti. Eppure, la corsa solo d’attacco può risultare un limite, specialmente se in alcune occasioni ci si trova ad avere a che fare con un binomio superiore, come Cairoli-KTM. Tim ha continuato a spingere, sperando di sopperire ai limiti del suo pacchetto con il suo manico. Ed invece alle prime difficoltà è crollato mentalmente. Molto hanno influito i gravissimi infortuni rimediati tra i GP di Lettonia e Germania. Le due cadute hanno interrotto la sua rincorsa al secondo titolo nella top class e lasciato un segno profondo dal punto di vista psicologico. Sono venute meno le sue certezze. L’infortunio ha richiesto un lungo recupero a livello fisico, ma prima di riavere un Gajser pienamente in forze e nuovamente sicuro di sé sono trascorsi diversi mesi. Solo nel finale di stagione, Tim ha mostrato un ritorno ad uno stato di forma accettabile.

Permangono ancora diversi dubbi. Questo 2017 è stata solamente una parentesi infelice o ha segnato drasticamente la carriera del ragazzo classe 1996? E Gajser è stato pienamente recuperato? Ci sono ancora scorie del terribile infortunio nella mente dello sloveno? Difficile da stabilire dall’esterno. Forse, le risposte a questi interrogativi le conosce solamente Tim. E solo lui può mostrarle attraverso i risultati ed il rendimento nella prossima stagione. Del resto, nel 2018, ci si aspetta di ritrovarlo là davanti a lottare per il titolo. Non sarà semplice perché, oltre al solito Cairoli, andrà superata anche la resistenza di Jeffrey Herlings, vecchia conoscenza nelle categorie minori. In MX2, l’olandese dominava, ma il numero 243 della Honda ha avuto il merito e la caparbietà di non arrendersi allo strapotere dell’alfiere KTM, vincendo con un pizzico di fortuna il confronto nel 2015. Attualmente, i favori del pronostico sono dalla parte dei piloti del marchio austriaco, ma Tim è lì, alle loro spalle, determinato ad approfittare della rivalità che li coinvolgerà. Ovviamente, a patto che riesca effettivamente ad alzare il proprio livello, senza incappare in eccessi o in strani alti e bassi, mostrando quella completezza mancata nell’ultimo campionato. Imparando dagli errori del 2017, Gajser potrà diventare una seria minaccia. E, si sa, spesso tra i due contendenti il terzo gode…

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