Vi abbiamo già raccontato le storie di svariati team e avventure improbabili nella storia della F1 e del motorsport, e dopo aver parlato di quel disastro chiamato-Coloni, dovevamo ripartire con una scuderia di pari ”bassezza” e dai risultati altrettanto sconfortanti. Tra i tanti esperimenti falliti del mondo della F1, abbiamo scelto l’Eurobrun, passata senza colpo ferire (e punti conquistare) nel circus dal 1988 al 1990.

L’Eurobrun, team di marca italo-svizzera con base a Senago (MI), nasce quasi per caso: il pilota argentino Oscar Larrauri, autoproclamatosi il pupillo di Fangio e dotato di un talento discutibile, riesce nell’impresa di far unire due anime totalmente differenti e a tratti contrastanti. Dalla fusione tra il Brun Team di Walter Brun e l’Euroracing di Giampaolo Pavanello, un passato in F1 con Alfa Romeo, nasce così l’Eurobrun, che si schiera al via del campionato 1988 con una vettura motorizzata Ford-Cosworth e due piloti: Larrauri ovviamente, al cui fianco si schiera l’italiano Stefano Modena. I due guidano una vettura che nel primo anno non è neppure tra le più lente, ma è fragile e instabile: motore, batterie, frizione, freni, cambio, tutto si rompe nell’Eurobrun, e quando non si rompe capitano guai ai piloti, che ci mettono del loro per non arrivare al traguardo e a volte vengono squalificati (Modena viene fatto fuori a Montecarlo perchè salta la pesatura e in Messico per delle irregolarità all’ala anteriore).

Il percorso di Stefano Modena è dignitoso, con 5 arrivi al traguardo e un 11° posto come miglior risultato, mentre Larrauri è disastroso e la squadra valuta di licenziarlo e sostituirlo con Christian Denner: peccato che il tedesco non entri nell’abitacolo della vettura (ridete con noi, amici) e l’argentino rimanga dunque tranquillamente al suo posto. Il 1988 si archivia dunque con zero punti, e il 1989 è addirittura peggiore, con Eurobrun che sceglie Gregor Foitek come unico pilota: l’auto è un disastro, e lo svizzero non si qualifica in nessuno degli 11 GP disputati. Torna allora Larrauri, che chiude la stagione ”in bruttezza”: il 1989 vede l’Eurobrun non centrare neppure una volta la qualificazione alla gara.

Nonostante questo disastro, la vettura riparte tranquillamente nel campionato 1990, schierando due monoposto con motore Judd (non uno dei più veloci) e un telaio Alfa Romeo progettato nel 1984 e dunque decisamente obsoleto: i piloti sono Roberto Moreno (ti siamo vicini, Roberto: il brasiliano guidò anche l’Andrea Moda, e purtroppo per lui ha attraversato varie scuderie improbabili) e l’italiano Claudio Langes, e le cose non cambiano granchè. L’auto è lentissima, Langes non si qualifica mai e Moreno lo fa in due occasioni: nel GP d’esordio negli USA è 13°, a San Marino invece si ritira.

L’Eurobrun non chiuderà neppure la stagione e salterà gli ultimi due GP per un tracollo finanziario e le insanabili divergenze delle due anime delle scuderie, chiudendo così il suo bilancio con un totale di 46 partecipazioni alle qualifiche e 14 misere partenze (76 qualifiche e 55 mancate qualificazioni se contiamo tutte le vetture): un disastro annunciato, tipico della F1 di quegli anni.

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