Potere della 23 years-rule, quella norma che va ad obbligare i piloti della MX2 al salto in MXGP al compimento del 23° anno d’età, congestionando così la line-up della classe regina e restringendo i posti per quei piloti che corrono già al fianco dei vari Cairoli, Febvre, ecc.

Tanti piloti hanno rischiato di rimanere a piedi a fine 2017 (su tutti Nagl, approdato in TM), e la chiusura di Suzuki MXGP, che ha aggiunto al listone degli svincolati per l’anno prossimo Jeremy Seewer (sempre vicino a Yamaha) e Arminas Jasikonis (che andrà in Honda Assomotor), ha peggiorato le cose, lasciando tanti centauri senza squadra: il nome più eclatante è quello di Kevin Strijbos, che potrebbe firmare con KTM Standing Construct, quello più assurdo invece è senza dubbio Benoit Paturel, la vera e propria dimostrazione della follia di questa norma.

Esatto, perchè il 23enne francese non ha ancora trovato una squadra nonostante il suo talento, e nonostante un grande 2017: dopo qualche anno d’apprendistato nella MX2, infatti, Paturel in questa stagione è cresciuto tantissimo, arrivando a lottare per il titolo mondiale prima di soffrire di un pizzico di ”braccino” e di un infortunio che l’ha messo fuori gioco a inizio settembre. Senza quello stop di tre GP che l’ha fatto scendere al 5° posto in classifica con 504pti, il francese del team Yamaha Kemea Yamalube (la squadra Factory MX2) avrebbe chiuso il Mondiale MX2 al 3° posto, confermando definitivamente la sua crescita, corroborata da tre vittorie di manche e dal successo nel GP della Svizzera con 47pti complessivi.

Risultati di tutto rispetto, che però non bastano più per trovare squadra in MXGP: inizialmente Paturel era stato accostato a Kawasaki, che però ha scelto Lieber (meno ”pericoloso”) per affiancare Desalle, mentre la trattativa con Yamaha per diventare la terza moto ufficiale, venendo supportato dal team Wilvo, è naufragata una volta che Jeremy Seewer si è liberato da Suzuki ed è entrato nei radar della casa giapponese. Paturel è rimasto così appiedato e sta vivendo mesi difficili, nei quali non sa se correrà nel 2018 e tra l’altro viene nuovamente bersagliato dalla sfiga: mentre si stava allenando per il Supercross di Paris-Bercy, appuntamento fisso per i piloti francesi, Benoit si è nuovamente infortunato, perdendo così una chance per mettersi in mostra e impressionare qualche team ancora scoperto.

Non sarà facile per lui, rimasto senza squadra a fine novembre, trovare un team per il 2018, ma la soluzione potrebbe arrivare proprio dalla squadra che l’avrebbe fatto correre a Paris-Bercy: il team Kawasaki BUD, che l’aveva lanciato nell’EMX250, potrebbe salire in MXGP con Benoit Paturel (creando dunque una struttura privata), ed evitare alla terza forza del Mondiale MX2 di restare a piedi nell’anno venturo. Una soluzione provvidenziale per lenire i danni della 23 years-rule, una norma assurda che va a congestionare la griglia di partenza della MXGP e bruciare tanti piloti di talento: non tutti sono pronti al salto nella massima categoria a 23 anni, e alcuni piloti d’altro canto sono perfetti per effettuare un’intera carriera nelle 250cc, e non si troveranno mai con le 450cc. Ecco perchè imporre un salto tra i ”grandi” a 23 anni è pura follia, e rischia di creare in futuro altri casi simili a quello di Paturel, portando piloti dall’assoluto talento ad allontarsi dal motocross (com’è già capitato ai vari Guarnieri e Monni, dirottati nell’enduro).

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  1. […] ingaggiato inizialmente il solo Jordi Tixier, salvo poi appassionarsi alla drammatica storia di Benoit Paturel, che rischiava di non trovare un team nonostante le ottime prestazioni nella MX2 2017 per la […]

  2. […] restare appiedato: Evgeny Bobryshev ha evitato il problema dedicandosi all’Arenacross, mentre Benoit Paturel ha trovato il suo posto al sole in MXGP con KTM BOS Suspension e Arminas Jasikonis ha firmato […]

  3. […] parlato dello strano caso di Benoit Paturel, giovanissimo ed eppure troppo grande per la MX2. Colpa di un regolamento che impone ai ragazzi […]

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