<<Yesss, World Champions!>>. Nico Rosberg esulta urlando in radio tutta la sua felicità. Lui, il figlio d’arte dal sangue finnico ma dal passaporto tedesco, ce l’ha fatta: è il campione del mondo di Formula 1. L’incoronazione avviene ad Abu Dhabi, al termine di un 2016 sfibrante e durissimo sotto ogni punto di vista. Un anno in cui il pilota della Mercedes ha dovuto superare prove di ogni tipo, dalle condizioni meteo ai problemi alla vettura. Per non parlare dell’ostacolo più duro ed ostico, ossia il compagno di team, quel Lewis Hamilton coriaceo e talentuoso, sfrontato e velocissimo. No, non è stata una passeggiata per Nico.

Tuttavia, il 2016 è stata la stagione della definitiva maturazione di Rosberg. È stata l’annata in cui ha messo a frutto tutta l’esperienza accumulata in dieci anni di Formula 1. Dagli esordi in Williams fino alla convivenza in Mercedes con un asso come Michael Schumacher. Il giovane figlio di Keke ha imparato, apprendendo con incredibile rapidità da tutti coloro che gli stavano accanto. Non ha avuto l’esordio da predestinato dell’ex amico Hamilton, né le stimmate da enfant prodige e futuro campione di Sebastian Vettel. Eppure, con umiltà ed in silenzio, Nico ha imparato come se fosse sempre l’ultimo arrivato. Un modus operandi adottato fin dagli esordi sui kart, quando era abituato a confrontarsi con gli altri per capire dove e come migliorare. Una dimostrazione di acume ed intelligenza notevole. E mai una parola di troppo nelle tante lingue da lui conosciute, dal tedesco all’italiano, dal francese all’inglese. Il finnico di papà Keke? Non particolarmente parlato, anche se in un’occasione il campione del mondo 1982 si trovò in risposta un SMS del figlio in perfetto idioma nordico con tanto di dettagli tecnici sulla sua vettura. Questa apertura mentale è sempre stata la grande forza di Rosberg junior, anche nei momenti di maggiore difficoltà.

È paradossale pensare che la vera svolta nella vita agonistica di Nico sia arrivata nel periodo più buio, nel finale del campionato 2015, stravinto dal compagno Hamilton. Tanta sfortuna e qualche errore di troppo avevano frenato la sua rincorsa verso il titolo, confermando i limiti emersi l’anno precedente al suo primo tentativo iridato. “Nico è un ottimo collaudatore e gran manico, ma Lewis è di un altro pianeta”. Così la pensavano in molti, suffragando la propria tesi con i risultati favorevoli all’inglese. Forse, Rosberg ha anche creduto per qualche tempo a questa versione dei fatti finché non ha preso il proprio destino tra le mani ed ha deciso di ribellarsi alla sorte che lo voleva bello e dannato, simpatico ed eterno piazzato. Nelle ultime tre gare del 2015 si è costruito una propria armatura, guardando al contempo i punti deboli dell’invincibile compagno di team. Con ritrovate certezze, ha iniziato la nuova stagione vincendo e dominando, mettendo qualche granello nel meccanismo ben oliato di Hamilton. Quattro vittorie in altrettante gare, 43 punti sul rivale. Un rullino di marcia inarrestabile fino al Gran Premio d’Austria culminato con la vittoria all’ultimo giro di Lewis e la fama di scorretto appioppata a Nico per un contatto nel finale. Un episodio che ha condizionato l’estate di Rosberg fino a farlo sprofondare sotto di 19 punti dal rivale. E qui è avvenuto il miracolo sportivo.

Il figlio d’arte ha impugnato le armi che aveva ancora con sé dopo il disastro estivo. Ha capito che per battere l’invincibile Lewis avrebbe dovuto fare la formichina, raccogliere ogni occasione possibile, sfruttare e capitalizzare tutto ciò che la sorte e le imprecisioni dell’avversario gli avrebbero fornito. Ha emulato Felice Gimondi nell’apparente impari lotta contro il Cannibale delle due ruote Eddy Merckx. Ha colto ogni chance, mettendo a nudo le difficoltà del rivale, minando le sue certezze. Una picchettata dopo l’altra, tra Spa, Monza e Singapore, Rosberg ha rimontato e superato Hamilton. La mazzata definitiva tra Sepang, con il motore fumante di Lewis, e Suzuka ha creato i presupposti per un finale di stagione da capoclassifica. La grinta e la voglia di diventare campione del mondo lo hanno sorretto anche contro il ritorno del compagno di team.

Ad Abu Dhabi solamente 12 punti separavano i due contendenti, con il figlio d’arte davanti in classifica, al contrario di quanto era accaduto due stagioni prima, con il tedesco costretto ad una vana rimonta e poi rallentato drammaticamente dalla perdita di potenza del suo motore. Per Nico la gara nello stato arabo è stata la prova del fuoco, quel rito che nelle tribù segna la fine dell’età puerile e l’ingresso nella cerchia degli adulti. Sul circuito cittadino è successo di tutto, ma Rosberg non ha perso la calma. Quei nervi troppo fragili in altre occasioni sono stati d’acciaio quando è stato costretto a superare Max Verstappen, battendolo in un corpo a corpo serrato. Sarebbe stato sufficiente questo per investirlo dell’iride ed invece Hamilton ha deciso di mettere ulteriormente alla prova la tempra di Nico, rallentando il ritmo dalla sua prima posizione, in modo da permettere ad altri piloti di acciuffare il compagno secondo in classifica e superarlo. Un tentativo estremo e lucido nella sua cattiveria agonistica. Una diavoleria spietata. L’ultimo grande ostacolo per Rosberg, chiamato ad una resistenza ad oltranza contro i rientranti Vettel e Verstappen. E laddove molti temevano in un nuovo crollo, Nico ha mostrato il meglio di sé. La testa non ha tentennato, il piede destro non ha vacillato. Come un’ombra, il figlio d’arte ha seguito il rivale, difendendo la seconda posizione valida per il titolo dagli assalti degli inseguitori. Al traguardo può iniziare la grande festa tra fuochi d’artificio, lacrime, canti, balli. E lui, il tedesco cittadino del mondo impegnato ad esultare con gli amici canticchiando il motivetto della Nazionale italiana nel 2006.

Questo è il bello di Nico: la sua genuinità, la sua spontaneità sono trasparenti, non artefatti. E la sua storia è uno di quei capitoli della F1 che vale sempre la pena raccontare perché insegna qualcosa, lascia un’emozione nel profondo di ciascuno di noi. Nessuno può immaginare che Abu Dhabi sia l’ultimo atto della sua carriera da pilota. Un addio iniziato con un video di ringraziamento ai genitori sulle note di “Thinking out loud” di Ed Sheeran e poi ufficializzato qualche giorno più tardi. Un’uscita di scena nel suo stile, in maniera discreta e decisa. Tuttora Rosberg sta scrivendo un nuovo libro lontano dai motori, ma vicino a quella quotidianità mancata in questi anni trascorsi nell’inseguire un sogno: imitare papà Keke e diventare campione del mondo. Tutto vero, caro Nico, tutto vero!

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