È una delle voci più competenti ed influenti del panorama motoristico: Giorgio Terruzzi è un’autentica istituzione del giornalismo italiano, e i suoi servizi sulla F1 rappresentano un modello per chi vuole raccontare questo e gli altri sport. Avevamo già intervistato Giorgio dopo il GP di Singapore, e al termine della stagione della Formula 1 l’abbiamo ricontattato per commentare l’annata che si è appena conclusa, la gara di Abu Dhabi e le prospettive per il futuro. Ecco le sue parole ai microfoni di ”Bandiera a scacchi”.

Ciao Giorgio, innanzitutto partiamo dalla gara di ieri: sorpassi ridotti ai minimi termini, di fatto alla battaglia tra Grosjean e Stroll e pochissime emozioni ad Abu Dhabi. Possiamo definirla una delle più brutte degli ultimi 20 anni?

”È stata una gara veramente noiosa. Fino al ritiro di Ricciardo i primi 12 in classifica erano gli stessi del via: stiamo parlando di una pista notoriamente nefasta per chi vuole divertirsi, al netto di tutto ciò che sta intorno, dal tramonto nel deserto, ai vip, della grafica ecc. La verità è che per divertire gli appassionati ci vogliono piste adeguate: se pensiamo alla gara del Brasile di una settimana fa, e la paragoniamo a questa, è come passare dalla perfezione al nulla”.

Hai parlato delle piste, e allora ti cito una considerazione di Valentino Rossi, che aveva parlato di come le vecchie piste (il Mugello per esempio, ndr) venissero costruite seguendo le colline o tracciati ”naturali”, creando grandi emozioni, mentre quelle attuali, venendo tracciate al pc, hanno perso totalmente il loro pathos e sono ”piatte”. È una visione condivisibile, quella di VR46?

”È certamente vero per il Mugello e Interlagos, ma non è vero in assoluto: ci sono altre piste disegnate sulle colline come Spa che sono tra le più belle del Mondiale, ma c’è anche una pista in piano come Silverstone che è molto godibile e costruita in modo ”tradizionale”. Non è una pista disegnata sulle colline Monza, che pur essendo spettacolare non è tra le più divertenti. Detto ciò, il problema dei tracciati attuali è che vengono tutte disegnati da Tilke, che pur essendo un grande architetto ha qualche limite dal punto di vista motoristico: basta con questi posti molto belli da vedere e spesso eccessivamente faraonici, con investimenti spropositati per un weekend l’anno e GP che vengono abbandonati dopo pochi anni, servirebbero piste diverse e più sostenibili. Pensiamo ad esempio ai circuiti della Corea del Sud, dell’India, della Turchia, della stessa Shanghai, che sono diventati delle ”cattedrali nel deserto” e sono rimasti lì, perchè non hanno prodotto lo spettacolo atteso: si tende a dare troppa importanza alla coreografia, mentre per gli appassionati di motori ormai è importante avere corse più divertenti in F1, con le moto che si salvano per altri motivi e puro spettacolo. Poi, oltre ai tracciati, c’è un evidente problema legato alle vetture, ai sorpassi che avvengono solo col DRS e a dei problemi di aerodinamica sui quali potremmo discutere per ore, ma tante piste sono noiosette, ecco”.

Visto che abbiamo già introdotto l’argomento-aerodinamica, ti chiedo un parere sulle novità del 2018: verranno abolite T-wing e pinna sul cofano-motore (dopo il veto di McLaren: secondo alcuni la scuderia di Woking avrebbe già costruito la macchina senza pinna, creandosi un vantaggio tattico) ed esordirà Halo, il ”parabrezza” nato per proteggere i piloti da oggetti esterni, che non piace molto ai piloti. Che idea ti sei fatto?

”Chi pensa che McLaren si sia creata un vantaggio ponendo il veto alla pinna così tardi non ha tutti i torti, ma comunque stiamo parlando di minutaglie, Halo compreso. La vera rivoluzione da commentare è quella del 2021, con FIA e Liberty Media che vorrebbero allargare il numero di fornitori dei motori semplificando le power unit, un tema che trova contrari Ferrari, Mercedes ecc, giustamente tra l’altro: parliamo di scuderie che sono state costrette a investire ingenti somme per costruire e sviluppare questi motori molto complessi. Si parla anche di un taglio dei costi per ”livellare” il campionato, e qui farei una precisazione: non è vero che i soldi determinano automaticamente un successo, però è vero che chi ha speso per fare questi motori difende il suo enorme investimento a fronte di un discorso contestabile. Si dice che vincono sempre gli stessi, ma d’altronde non è che nel campionato di calcio si faccia tutto per far vincere il Chievo: a nessuno viene in mente di far giocare Juventus o Napoli con cinque giocatori in meno per favorire le altre, sono cose che non stanno nè in cielo in terra, e dappertutto ci sono vari fattori, tra cui il duro lavoro e in parte anche gli investimenti, che determinano la qualità del fare e l’inseguimento/raggiungimento del successo. Per fare un altro esempio, è come se per far vincere la maratona a me e a te, decidessero di farci correre solo gli ultimi 6km mentre gli altri ne hanno fatti 42, per dimostrare che siamo più veloci e meritiamo la vittoria: tagliare i costi deliberatamente per dare la possibilità a tutti di vincere non ha senso, anche perchè il discorso ”risparmio di denaro” è una grande bufala. Una grande azienda non è controllabile sulla ricerca e sviluppo di componenti che, pur pensati per la F1, vengono anche destinati alle auto di serie e alla produzione privata. Tornando a noi, la vera discussione sarà quella sul futuro della F1, mentre le discussioni su Halo ecc tra tre anni saranno dimenticate. Anche perchè Halo è pensato per la sicurezza”.

La prima bozza di Halo

Molti piloti però, su tutti di Grassi, l’hanno contestato apertamente, dicendo che non è la soluzione giusta…

”I piloti, per dirla tutta, dovrebbero imparare ad esporsi e portare avanti le proprie idee in maniera più chiara e netta. Vediamo tante posizioni contrarie sui social oppure idee espresse in privato/a giornalisti, ma poi di fatto l’Associazione Piloti non fa molte azioni concrete, non riesce mai a incidere come gruppo e si limita a rivendicazioni come quella di Wurz sull’ampia sede stradale di Austin, che non rappresentano grandi innovazioni o clamorose prese di posizione”.

Restando sul futuro, parliamo di Liberty Media: la proprietà americana sta facendo di tutto per scegliere una via opposta rispetto ad Ecclestone, e a tratti sembra che tutte queste mosse, dai minori costi, alle modifiche ”promesse” ai tracciati, alle variazioni sui motori, siano pensate per tornare alla F1 irraggiungibile degli anni ’90. Quella in cui potevamo vedere Arrows e Jordan sul podio, per intenderci.

”Liberty Media sta cercando di movimentare il panorama e valorizzare l’investimento fatto: il problema nasce dal fatto che è quasi impossibile andare a incidere sui regolamenti tecnici, e dunque stanno andando a concentrarsi sul contorno. Per troppi anni, però, la F1 ha perseguito una linea tecnica non necessariamente connessa allo spettacolo per chi guarda e con un’idea particolarmente complessa e irta dal punto di vista della sperimentazione e dei costi, difficile da correggere: io capisco che loro abbiano esigenze di spettacolarizzazione di uno sport che fatica a tenersi vicini giovani, ragazzi e appassionati che si annoiano, però hanno dei limiti connessi alla tecnologia imperante. Si sta creando un’impasse e i margini per intervenire sono pochissimi. Quando parlano di ”fare il Superbowl con la F1”, loro pensano di fare gare molto diverse, che implicherebbero però auto totalmente diverse: per fare un esempio, sulla pista di Abu Dhabi la Formula 2 ha prodotto gare molto piacevoli, perchè ha macchine più ”facili”, ben differenti dalle astronavi sofisticate che vediamo nella Formula 1 attuale. Se a questo aggiungiamo una mancanza di ”personaggi mediatici” in F1, col solo Hamilton che sa attirare su di sè gli occhi di tutti qualsiasi cosa faccia ed è un genio della comunicazione, mentre i vari Vettel, Raikkonen e Bottas ecc sono degli ”zero” dal punto di vista delle PR e nel darsi ai tifosi. Kimi ha molti fans per il falso mito dell’Iceman, poi ci sono personaggi simpatici come Ricciardo e un Alonso pilota vecchio stampo, ma nessuno raggiunge Hamilton, e Liberty Media ha a che fare con personaggi ”stitici” dal punto di vista comunicativo: insomma, loro vorrebbero innovare, ma i margini per farlo sono flebili e si limitano al contorno. Per carità, fanno cose gradevoli, s’impegnano e sperimentano, ma per cambiare le corse e vivacizzarle ci vuole tutt’altro”.

Ora analizziamo un po’ il campionato 2017: il mancato titolo di Ferrari è più un’occasione persa per Ferrari, oppure il grande successo di un Lewis Hamilton diventato perfetto e bravo a non lasciare il minimo margine d’inserimento agli avversari?

”Diciamo che c’è un insieme di cose. Mercedes era imbattibile anche quest’anno, onestamente, al di là degli inconvenienti tecnici o dei miglioramenti/scelte azzeccate di Ferrari: hanno vinto meritatamente, anche se Ferrari ha fatto un buonissimo anno facendo ricredere tutti dopo un 2016 che non lasciava ampi margini all’ottimismo. La Rossa ha fatto tanto, ha vinto anche più del previsto e tenuto aperto il campionato oltre ogni più rosea aspettativa: l’anno è positivo, diciamo che la sconfitta di Ferrari contro Mercedes va a braccetto col ko tecnico di Vettel contro Hamilton. Se guardiamo il valore assoluto dei piloti, Seb ha fatto degli errori che Hamilton non ha commesso, errori grossolani, d’impostazione mentale di fronte a momenti critici, alcuni clamorosi: li ha fatti a Baku, a Singapore, in Messico, per dire”.

In ottica 2018, chi può essere la sorpresa? Un Verstappen che ha chiuso alla grande la stagione, un Alonso che vuole risorgere con la nuova McLaren-Renault e vivrà un’annata complessa (correrà la 24h di Daytona, la Indy500 e vuole cimentarsi con la 24h di Le Mans) con la classica ultima chance iridata, o chi altro?

”Diciamo che è presto, però innanzitutto vi dico che mi aspetto grandi notizie dal rientro di Robert Kubica, che è il più grande personaggio riguadagnato dalla F1. Mi aspetto grandi cose da Fernando Alonso, che è uno dei piloti di maggior talento della sua generazione ed è stato tagliato fuori dal disastroso binomio McLaren-Honda, ma anche da Leclerc, che è un talento di primissimo ordine insieme a Verstappen e Ocon e va a comporre la generazione dei ragazzi terribili, anche se farà più fatica con una Sauber che sembra in crescita. Su Verstappen, mi aspetto che faccia Verstappen, perchè ha dimostrato di poter diventare il protagonista del futuro e forse anche poter segnare un’epoca, e sono fiducioso su una conferma di Ocon, debuttante più brillante dell’annata. Infine, mi aspetto molto dalla Ferrari, che ha un grande pilota come Vettel, che ovviamente essendo costretto a rincorrere tutto l’anno va a commettere errori: lui è un pilota che va bene quando le cose girano, altrimenti va sotto pressione e rischia di buttar via tutto. È ovvio che per ritrovare una grande Ferrari debba crescere anche il rendimento di Raikkonen, anche se non credo che possa accadere: servono piloti che vincono come capita in Mercedes, dove un pilota criticato come Bottas ha vinto 3 GP e fatto 4 pole, mettendo insieme 100pti più di Raikkonen e avvicinandosi al secondo posto. Certo, con Mercedes è più facile, ma i 112pti di differenza tra Raikkonen e Vettel sono tantissimi: il finlandese non riesce mai a incidere e a lavorare per la squadra”.

Spesso si ha la sensazione che il Kimi Raikkonen dell’ultimo biennio stia tra mille virgolette ”vivendo di rendita”, visto che verosimilmente la sua carriera si concluderà nel 2018.

”Non la vedo così. Sposterei più che altro il discorso sullo sforzo fisico estremo che chiedono queste macchine: non è facile riuscire a mantenere quel rendimento in alto richiesto, e probabilmente Kimi non riesce più a star lì. Purtroppo, se sei con una Ferrari vincente, ti tocca star davanti a tutti, e non è semplice”.

Veniamo a Kubica: dalle tue parole sembrava ormai vicinissima la firma con Williams, quali sono le novità?

”Penso che ci siano delle cose da sistemare nel contratto, però il fatto che provi già la macchina nei test di martedì (i test delle nuove gomme Pirelli) mi pare qualcosa di rilevante. Spero che tutto si risolva per il meglio, e spero anche che la Williams non tuteli troppo Lance Stroll, perchè le carriere vanno costruite da sole senza aiuti dalla scuderia. Io credo che Kubica sia una risorsa straordinaria anche per la sua proverbiale capacità analitica nel lavoro, e che Williams abbia fatto un affare prendendolo. Credo anche che le sue difficoltà nel guidare e la sua menomazione siano state risolte, altrimenti conoscendolo per bene sono certo che non si sarebbe neppure candidato per il rientro in F1: ha deciso di correre quando si è reso conto di poterlo fare ad alto livello, e sappiamo cosa può dare quando è al 100%”.

Riprendendo la tua riflessione su Stroll, ieri tra l’altro ha chiuso davvero male la stagione, chiudendo ultimissimo ad Abu Dhabi.

”È un ragazzino che, come ha svelato Luca Baldisserri, suo tutor e tecnico di primissimo ordine, si è preferito buttare nella mischia subito con tutti i rischi del caso, così da dargli il tempo di crescere e mettergli maggiori pressioni negli anni a venire. Ci sta, però a un bel momento deve uscire il talento e lì, o sei talentuoso o non lo sei: mi aspetto che l’anno prossimo si guadagni il pane per ciò che sa fare e non solo per inerzia. È vero, è un pilota benestante, ma non è il primo e nella storia ce ne sono stati tanti, a cominciare da quel Lauda che era partito da pilota benestante e poi è diventato un campionissimo, e altri ne verranno: vi cito ad esempio Lando Norris, il grande talento della Formula 3 che è già stato ingaggiato come terzo da McLaren. Anche lui è ricco, ma soprattutto molto dotato: l’avevo visto nei kart ed è un talento. Poi vabbè, i soldi, come si dice spesso, non sono tutti nella vita, e poi a un bel momento contano le vittorie nelle corse”.

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