Trionfi e tonfi, sogni iridati destinati a trasformarsi in semplici illusioni. Così si può descrivere il 2017 parallelo vissuto da Ducati e Ferrari rispettivamente in MotoGP e Formula 1. Le due “Rosse” più famose al mondo hanno trascorso un’annata incredibile, decisamente ben al di sopra delle aspettative. In pochi si sarebbero immaginati che Sebastian Vettel avrebbe impegnato severamente Lewis Hamilton e la Mercedes. Quasi nessuno avrebbe scommesso sulla competitività di Andrea Dovizioso, capace di giocarsi fino alla fine il titolo della MotoGP. Ed invece il ferrarista ed il ducatista hanno sfiorato l’impresa di sovvertire i pronostici e rovesciare dal trono i dominatori. Impresa solamente accarezzata e sfumata con modalità diverse nel finale di stagione.

Vettel ha iniziato a sognare già da marzo, con la vittoria in Australia. Vedere la Rossa di Maranello sfrecciare per prima a Melbourne, in Bahrain, a Montecarlo ed a Budapest è stato un tuffo al cuore per molti appassionati. C’è chi ha intravisto un lontano paragone con il Michael Schumacher dei tempi d’oro. Sebastian vinceva e convinceva con solidità e concentrazione, mentre la Mercedes si barcamenava tra gerarchie grottesche ed una vettura ancora imperfetta. “Sì, forse è l’anno buono. Forse è la stagione giusta per interrompere quel digiuno iniziato dopo il vittorioso 2007”. Chissà in quanti lo hanno pensato, specialmente quando la marcia del tedesco della Ferrari è arrivata a Monza. Sul circuito brianzolo, teatro di tante vittorie della Rossa, è iniziato invece il declino del sogno iridato di Seb. Poi è arrivato il colpo di grazia, con le trasferte in Oriente, più che mai maledette. Dal crash di Singapore alla candela di Suzuka: in tre gare la Ferrari ha visto sfumare il grande traguardo. Ed è un tuffo al cuore per i tifosi del Cavallino rampante perché l’impresa era realmente possibile.

Dovizioso, invece, ha attraversato un processo di crescita molto diverso dal collega su quattro ruote. L’avvio di stagione non è stato pienamente positivo, ma il turning point è arrivato in occasione della doppietta tra Mugello e Montmelò. Le vittorie in Italia ed in Catalogna hanno improvvisamente fatto riemergere il lato vincente del Dovi, quello del Mondiale 2004 in 125 e dei podi in 250 ed emerso solamente a tratti nella top class. Tattica e velocità sono stati gli ingredienti con cui ha vinto 6 gare nella sua miglior stagione nella MotoGP. Splendidi i duelli vinti all’ultima curva contro Marc Marquez in Austria ed in Giappone, a dimostrazione di una completezza in ogni situazione di gara ed in qualsiasi condizione meteo. Decisiva in negativo la gara in Australia. Quel tredicesimo posto è stato una zavorra troppo pesante per la volata finale. È lì che il sogno della Rossa di Borgo Panigale si è affossato bruscamente.

Entrambi i piloti hanno stupito per concretezza e determinazione. Il Vettel fragile ed instabile non si è fatto intimidire da Hamilton, cedendo solamente nel finale. Il Dovizioso timido e poco incisivo si è preso il lusso di impartire lezioni anche al numero 1 della classe. Il vero problema per i due alfieri in rosso è stata la competitività del proprio mezzo per tutto l’arco della stagione. Decisiva in negativo la flessione della Ferrari in Oriente; fatale per la Ducati la tappa australiana con i curvoni di Phillip Island. Ed al contempo si sono frapposti sulla strada delle Rosse verso l’iride due fuoriclasse straordinari. Hamilton e Marquez non hanno certamente vissuto una stagione semplice e sono stati costretti a tirare fuori dal cilindro il meglio del loro repertorio, con una cura per i dettagli ed una concentrazione da veri numeri nei momenti cruciali della stagione. Dove non sono arrivate Mercedes e Honda, ci hanno pensato loro, facendo quel passo in più rispetto ai binomi Vettel-Ferrari e Dovizioso-Ducati. Entrambe le sconfitte, per quanto dolorose, devono essere un insegnamento importante per le squadre italiane. Si può fare di più. Questo 2017, a tratti simile ad il campionato di dieci anni fa, si è rivelato doloroso come il 2008, quando entrambe le case costruttrici si trovarono a bocca asciutta beffate da Valentino Rossi in MotoGP e da… Hamilton, ancora lui, in Formula 1. Aria di remake insomma. Chissà che il 2018 possa essere l’anno del ritorno al successo e non una stagione di rimpianti per ciò che poteva essere e non è stato.

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