”Ferrari farà correre Reutemann anche se io sono tornato? Vediamo chi sarà davanti tra me e lui al traguardo”. Citiamo questo spezzone di Rush per introdurre il personaggio odierno, quel Carlos Reutemann che è stato ribattezzato durante la sua carriera ”El gaucho triste”: l’argentino, nato a Santa Fè il 12 aprile 1942, è stato un pilota tanto veloce quanto sfortunato e incostante, che proprio per queste problematiche non ha mai ottenuto il meritato titolo mondiale.

Quando era all’apice della forma, aveva sempre compagni di squadra mostruosi (Lauda, Villeneuve, Alan Jones), avversari in stato di grazia (Andretti), sceglieva la macchina sbagliata (Lotus 1979) oppure si faceva del male da solo: come lo definì Enzo Ferrari, era un pilota ”tormentato e tormentoso”, capace di alternare giornate in cui era semplicemente imbattibile ad altre in cui non capiva più nulla e andava totalmente in tilt, buttando via occasioni incredibili. Gli capitò nel 1981, quando di fatto buttò via un titolo mondiale a Las Vegas, immalinconendosi dopo aver ottenuto la pole position e andando in crisi per il mancato supporto di Williams, fino a chiudere 8° e perdere il titolo da Nelson Piquet (5°), sul quale aveva 1pt di vantaggio, ma gli è capitato spesso nella sua lunga carriera.

Reutemann inizia facendo faville nella Temporada, corsa argentina di F2, e proprio in virtù di una sponsorizzazione governativa approda in F1 con Brabham, la sua prima scuderia, con cui vincerà il primo GP (Kyalami 1974), chiuderà 3° nel Mondiale 1975 e vincerà in tutto quattro gare. Enzo Ferrari si innamorerà di lui, e quando ci sarà da sostituire il convalescente Niki Lauda dopo l’incidente del Nurburgring (si correva sulla lunghissima Nordschleife), non avrà dubbi: auto a Reutemann, che verrà confermato anche dopo il ritorno a sorpresa dell’austriaco. Ferrari non aveva fiducia nel recupero completo di Lauda, che invece sorprese tutti chiudendo 4° e stracciando Reutemann, che dopo il sorpasso del rientrante Niki andò in tilt e chiuse 9° a Monza. La mossa di schierare Reutemann però era fatta anche in ottica-1977, con l’argentino che sostituì Regazzoni affiancando Lauda e partì molto bene: vittoria in Brasile, salvo poi cedere il passo a Lauda e chiude 3°. Un risultato ripetuto nel 1978, quando 4 vittorie alternati ai consueti black-out e allo strapotere della Lotus di Andretti lo privarono della prima chance iridata (chiuse 3a), mentre il passaggio in Lotus nel 1979 fu un disastro. Reutemann ripartì così da Williams, ma si trovò a fare da scudiero ad Alan Jones nel 1980, togliendosi però la soddisfazione di vincere a Monaco.

Forse quella stagione da gregario ispirò la ribellione del 1981, l’anno in cui El Gaucho Triste ha sfiorato il titolo: Williams ordina a Reutemann di tenere la posizione e far vincere Jones in Brasile, ma lui si ribella e lo supera con cattiveria, andandosi a prendere la vittoria e auto-attribuendosi lo status di prima guida. Nasce così la grande annata dell’argentino, che arriva a Las Vegas con un punto di vantaggio su Piquet e butta via tutto, trovandosi senza supporto di Williams: i rapporti sono rotti, e complice la guerra delle Falkland, lo status di indesiderato in una scuderia britannica ad essa connesso e una certa demotivazione, Lole saluta la F1 dopo due GP del 1982 (2° in Sudafrica, ritirato in Brasile).

Lo attendono i suoi possedimenti nella pampa, che lo trasformano in un imprenditore agricolo, mentre il presente e il passato di Carlos Reutemann è in politica: l’argentino ha iniziato questa carriera nel 1995 col partito di centrosinistra ”Fronte per la vittoria” (il partito di Menem), diventando dapprima senatore e poi governatore della Provincia di Santa Fè, salvo poi ”tradire” quel partito nelle ultime elezioni. Reutemann, che è ancora un senatore ed è stato eletto fino al 2021, si è infatti alleato col partito di Macrì, ex presidente del Boca Jrs e attuale presidente dell’Argentina. Un ex pilota parlamentare, è questo il presente di Carlos Reutemann, il senatore che ha sfiorato un titolo mondiale.

Il senatore Carlos Reutemann all’opera

 

 

 

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