Toccare il cielo con un dito, sognare un successo atteso da 10 anni, poi arriva la sfiga paperiniana e finisci (di nuovo) giù nel sottoscala, dimenticato da tutti. O meglio, ricordato come il poveretto che ha perso il Mondiale per colpe (e disattenzioni) proprie nell’anno in cui avrebbe potuto inscenare il perfetto scacco matto: è la storia della Ferrari 2017, è la storia di Sebastian Vettel e della sua grande occasione persa.

Dopo qualche anno di buio, Ferrari aveva finalmente trovato la quadra con le power unit della F1 e costruito una macchina totalmente e dannatamente competitiva: c’erano voluti tre anni dall’inizio dell’era power unit, che aveva segnato il dominio totale di Mercedes (che era partita con un ampio vantaggio nella rivoluzione della F1), ma ecco finalmente la Rossa ad altissimo livello, capace di battere o battagliare costantemente con Lewis Hamilton e la sua Mercedes. Nella fattispecie, Vettel aveva sorpreso tutti vincendo subito in Australia, e mettendo insieme una striscia da urlo: nei primi 6 GP, il tedesco aveva vinto a Melbourne, Sakhir e Monaco, chiudendo secondo nelle restanti gare (Cina, Russia e Spagna) e accumulando 25pti di vantaggio su Lewis Hamilton.

Ferrari sembrava andar forte ovunque, e aver colmato finalmente il gap con quell’avversaria che era arrivata a 60 vittorie su 74 gare con le power unit, e nonostante qualche passo falso (Silverstone), Sebastian Vettel era stato costante tutto l’anno, arrivando alla vittoria anche in Ungheria e guadagnando un rassicurante +14 sul britannico di Mercedes: sembrava il momento decisivo della stagione che avrebbe riportato Ferrari al titolo, e invece è stato semplicemente l’inizio della fine. Ferrari ha retto bene a Spa, con Vettel che aveva battagliato con Hamilton, ma da Monza è iniziato il crollo: proprio sul tracciato di casa, la Rossa ha patito la peggior lezione possibile da Mercedes, non entrando mai in gara e assistendo alla vittoria schiacciante degli avversari. Questo risultato ha mandato in fibrillazione il paddock-Ferrari, che già non era tranquillissimo dopo la rimozione del responsabile-motori Sassi, e spinto ad osare (troppo?) ulteriormente nello sviluppo della vettura: si spiega così la rottura del motore in Malesia, che aveva costretto Vettel a partire dal fondo della griglia e rimontare fino al 4° posto, e poi ecco il caso-candela che ha portato alla non partenza di Suzuka.

Ferrari ha imitato Mercedes inserendo dei micro-iniettori nelle candele, e una di queste (”una candela da pochi euro”) ha causato il cedimento della power-unit sulla griglia, sancendo un nuovo zero e lo psicodramma Ferrari: uno psicodramma che era nato col disastro di Singapore, e con quello schianto alla partenza tra Vettel e Raikkonen con Verstappen terzo incomodo. Due zeri in tre GP, soli 13 punti in saccoccia e il passaggio dal +14 di Budapest al -59 post-Suzuka: un Mondiale compromesso, e tre potenziali vittorie buttate via, perchè Ferrari andava nettamente più forte della concorrenza in tutte e tre le piste asiatiche. Insomma, vedere Vettel chiudere a 46pti da Hamilton dopo aver buttato via tre gare rappresenta il peggior rimpianto possibile per i tifosi della Rossa, ma anche Sebastian c’ha messo del suo per perdere quello che poteva essere il suo primo titolo ”italiano” e il 5° complessivo: tanto, troppo nervosismo, ben esternato dalle pazzie di Baku (ruotata a Vettel) e Messico, e dall’assurda voglia di vincere alla prima curva di Singapore che ha scatenato lo scontro col compagno di squadra.

La verità, come diceva giustamente Giorgio Terruzzi ai nostri microfoni, è che Vettel soffre la pressione di dover rincorrere costantemente, e noi aggiungiamo i problemi di Seb quando si trova di fronte Max Verstappen: i due si odiano cordialmente dall’anno scorso, e ogni volta che vengono a contatto il tedesco si trasforma nel baby che perde la testa e commette errori incalcolabili. Si spiega anche così il fallimento della miglior Ferrari degli ultimi 4 anni, che ha mancato nuovamente il titolo mondiale (mancante dal 2007, vinse Raikkonen) e perso contro una Mercedes perfetta e un Lewis Hamilton definitivamente maturato e capace di gestire e gestirsi. Vettel ha perso una grande occasione, Kimi Raikkonen invece ha vissuto l’ennesima stagione incolore nonostante la serie di tre podi consecutivi interrotta a Singapore.

La sensazione è che Kimi non riesca più a dare ciò che servirebbe per vincere con queste power unit, e quel confronto perso col connazionale Bottas (100pti di differenza) è impietoso per Iceman, che concluderà la sua carriera a fine 2018: in questo 2017 oltremodo positivo per Ferrari, la nota dolente è proprio il finnico, che ha aiutato Vettel in qualche occasione, ma spesso si è trovato fuori dai giochi già dalle prime battute della gara, terminando a parecchi secondi dal tedesco. Per riportare Ferrari in alto anche nel costruttori, servirà un Raikkonen diverso, che magari darà il colpo di coda per chiudere in bellezza la sua carriera: è questa la speranza dei vertici Ferrari, che tra l’altro stanno lavorando alacremente per ripartire con lo stesso spirito del 2017 e dare parecchio filo da torcere a Mercedes. C’è un titolo mondiale da conquistare, per evitare un altro periodo di magra lungo 21 anni come capitò nella transizione da Scheckter (1979) a Schumacher (2000).

 

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  1. […] via dai tempi e dalle indicazioni della pista. Come ieri, anche quest’oggi c’è una Ferrari in testa in queste prove post-season, con Sebastian Vettel a fare da mattatore e dominatore […]

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