”Sali gli scalini, e arriverai alla gloria”. Quante volte abbiamo sentito questa frase nei film, e non pensavamo di poterla applicare a una (disastrosa) vettura vista in F1: trovare auto improbabili non è facile e richiede documentazione/ricerca, e quest’oggi abbiamo deciso di sfoderarvi un’autentica chicca. Tutti gli appassionati di F1 conoscono la Tyrrell a sei ruote (dimenticandosi che sono esistiti prototipi a 6 pneumatici anche di Ferrari e Williams), ma pochi si ricordano altri esperimenti a metà tra il simpatico e il disastroso che hanno riempito gli anni ’70 e ’80 del circus.

Tra questi rientra ampiamente la Ensign N179, nuova vettura di una scuderia che era entrata in F1 nel 1973 e sopravvissuta grazie a oscillanti piloti paganti con esiti altelenanti e parecchi ritiri, salvo poi consegnarsi all’epicità nel 1979: in quell’epoca le scuderie cercavano insistentemente la soluzione giusta per guadagnare secondi e decimi con lo sfruttamento dell’aerodinamica, e i tecnici della Ensign optarono per qualcosa di assurdo e rivoluzionario. Perchè non lasciare il posteriore pulito a livello aerodinamico, e concentrare tutto il lavoro sull’anteriore?

L’idea, semplicemente folle, portò così alla creazione di un musetto mai visto prima: l’anteriore della Ensign presentava tre scalini con altrettanti radiatori a favorire il flusso d’aria, che creavano però un problema non irrilevante. L’auto si surriscaldava a livelli mai visti, e così dopo poche gare l’auto, alla cui guida si alternarono Derek Daly (4 mancate qualificazioni, un ritiro, un 13° e un 11° posto) e Patrick Gaillard (3 mancate qualificazioni in 5 gare), venne normalizzata riportando i radiatori al posteriore. Ma i risultati non migliorarono, e la Ensign restò una delle scuderie dal peggior rendimento di quegli anni.

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