”I have no power”. 

Per quante volte le speranze e i weekend di Fernando Alonso si sono infranti dopo questa semplice, concisa ed efficace frase: quattro parole che rappresentano un matrimonio mai sbocciato e diventato ben presto un autentico calvario per una McLaren che credeva di tornare grande rinverdendo l’alleanza con Honda, e invece si è ritrovata a diventare (troppo) spesso lo zimbello del circus. Rotture del propulsore fantozziane, potenza della power unit che in alcune occasioni sfiorava (e non per forza superandola) quella di un’Apecar (”GP2 engine”) costringendo Alonso a recuperare nelle curve grazie alla sua abilità di guida, staccarsi in rettilineo e recuperare nuovamente nelle curve, il tutto ovviamente senza riuscire mai ad effettuare l’agognato sorpasso. Gli è capitato con Massa quest’anno, gli è capitato molte volte in tre anni in cui Nando si è spesso trovato ad essere sverniciato sul rettilineo ed accumulare ritiri come non gli era successo neppure in Minardi (sdrammatizzando con alcuni team radio entrati nella storia).

11 punti nel 2015, 54 punti nel 2016, 17 miseri punti nel 2017, l’anno della rottura tra McLaren e Honda che ha portato alla reazione da ”ragazza abbandonata” della casa nipponica: così come ogni donzella che si rispetti ha la classica reazione (”adesso ti faccio vedere io”) contro il ragazzo che la molla di punto in bianco, allo stesso modo Honda ha deciso di iniziare a fare sul serio proprio quando McLaren l’ha scaricata, concludendo un matrimonio disastrato e firmando con Renault per gli anni a venire. Nelle ultime gare, finalmente McLaren aveva una power unit decente, e guarda caso Alonso è andato a punti in tre occasioni consecutive, limitando al minimo problemi e penalità: il fallimento di Honda nasce dalla decisione di non trasferire sul progetto-F1 tecnici dalla duratura esperienza, bensì di puntare su un plotoncino di giovanissimi talenti alla prima esperienza con l’ibrido, che non potevano far altro che andare a tentoni inizialmente. Chissà se con Toro Rosso le cose cambieranno, ma i numeri del 2017 di Alonso (e Vandoorne, che ha utilizzato qualcosa come 12-13 motori: la norma ne prevederebbe 4) sono impietosi: miglior risultato a Budapest (6°), cinque piazzamenti a punti e 7 ritiri in 20 GP. Un autentico disastro da dimenticare.

IL 2018 A TRE VOLTI DI FERNANDO ALONSO: NANDO TORNERÀ DOVE MERITA?– Archiviato il binomio McLaren-Honda, e iniziati i test con la power unit Renault (che in realtà non ha portato significativi miglioramenti cronometrici, per ora) e con un Halo reloaded (con appendici aerodinamiche, furbi i tecnici di Woking), Fernando Alonso è atteso dalla stagione più difficile della sua carriera. Da un lato la necessità e la voglia matta di tornare protagonista in F1 e lottare per quel titolo che gli manca dall’esperienza in Renault (l’ha sfiorato con Ferrari, ma senza vincerlo), dall’altro il sogno chiamato tripla corona: a 36 anni che diventeranno presto 37, Nando ha deciso di non concentrarsi solo sulla Formula 1, ma di allargare gli orizzonti sfruttando il ”potere contrattuale” con McLaren e costruendosi una certa libertà.

Nasce così un 2018 dal triplo volto, che lo vedrà impegnato in F1 con la McLaren-Renault andando a caccia di un gran Mondiale (sperando che Renault migliori ed eviti i drammi di fine 2017, con motori arrosto ovunque) e tentare di realizzare il suo sogno. Da un lato, il bis in quella 500 miglia di Indianapolis che l’aveva visto sfiorare la vittoria nel 2017, prima di una rottura al motore (McLaren, of course), dall’altro l’esordio nelle 24h: Alonso assaggerà questo mondo con la 24h di Daytona a metà gennaio, e poi dovrebbe disputare la 24h di Le Mans con Toyota nel tentativo di vincerla. Il test effettuato nei mesi scorsi non è stato una normale prova-premio, con Nando che ha percorso la distanza di due GP e provato la durata delle varie gomme senza cercare la prestazione: lavoro da tester, lavoro tipico di un campione che sa già di doversi affacciare a un nuovo mondo. Secondo alcuni addetti ai lavori, Alonso potrebbe addirittura tentare la pazzia di correre l’intero FIA WEC 2018 (il Campionato Endurance) con Toyota, così da non arrivare impreparato alla 24h: F1 e WEC si sovrappongono solo in rari casi, come dimostra l’apparizione nella seconda metà di stagione di Brendon Hartley, e chissà che non sia proprio questa l’idea dell’asturiano. Riuscirà Fernando Alonso a regalarsi una chiusura di carriera da campionissimo qual è? Lo scopriremo presto, ma il suo 2018 sarà senza dubbio intenso e non ”ordinario”.

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