Il presunto rientro in Formula 1 di Robert Kubica è diventato un vero e proprio caso. Curiosamente, la favola del pilota polacco, gravemente infortunatosi nel febbraio 2011, non sembra attecchire, specialmente tra gli addetti ai lavori. A tenere banco sono le attuali condizioni fisiche dell’ex BMW: il ragazzo di Cracovia è pienamente recuperato? E le modifiche apportate alla vettura per non sforzare il braccio e la mano danneggiati in quel drammatico incidente potrebbero rendere la sua guida pericolosa per gli altri? In che modo vanno intesi i cambiamenti sulla macchina?

Facciamo chiarezza: il rientro di Kubica non è una follia o l’estremo tentativo di rientrare in Formula 1 da parte di un pilota finito nel dimenticatoio. In questi sei anni, dopo la lunga riabilitazione, è tornato a gareggiare nel campionato WRC-2. Ed il rientro non è stato quello di un semplice convalescente, ma di uno capace di diventare iridato al primo colpo, giusto per capire la fame e la determinazione di questo ragazzo. E poi c’è il responso favorevole dei medici, secondo il quale Robert è idoneo per guidare una Formula 1, con o senza gli accorgimenti presi dalla squadra per agevolarne la guida. Eppure, nemmeno queste garanzie sembrano bastare per convincere gli scettici. Secondo Juan Pablo Montoya, questo rientro rasenta il ridicolo. Sebastian Vettel non lascia trasparire particolare fiducia in questo esperimento. Per varie ragioni, la Renault, squadra con cui correva prima dell’incidente al rally di Andorra, ha preferito non affidargli uno dei due sedili, nonostante i vari test svolti nell’ultimo anno. L’unico che sembra credere realmente nel rientro nella top class del polacco è l’amico Nico Rosberg, divenuto manager del ragazzo classe 1984.

Sorprende e stupisce l’insensibilità del mondo della Formula 1. Lascia basiti la facilità con cui una bella storia, capace di attirare tanti appassionati, sia stata improvvisamente osteggiata e guardata con diffidenza. Una vicenda simile per certi aspetti a quanto capitato ad Alex Zanardi, rientrato dopo il tragico incidente del Lausitzring 2001. Tutto il mondo era rimasto scioccato dal crash costato l’amputazione delle gambe al bolognese e si era commosso vedendolo lottare per rientrare almeno nel Mondiale Turismo. Ogni risultato è stato visto con ammirazione, almeno inizialmente. Già perché, non appena ci si accorse del pieno recupero del campione italiano, sorsero immediatamente alcune perplessità circa l’utilizzo delle sue protesi, ritenute paradossalmente vantaggiose in determinate situazioni. Un ragionamento quantomeno discutibile, forse dettato dalla stessa paura ed incertezza che sta accompagnando il possibile rientro di Kubica in F1. Certo, il rischio delle conseguenze che potrebbe avere un grave infortunio su un pilota dal fisico già provato spaventa molti team. Un ragionamento razionale ed ispirato da buoni sentimenti in un ambiente in cui, tuttavia, l’etica e la politica non sempre vanno di pari passo. Dal canto suo, Robert non è un incosciente, ha esperienza e forza di volontà dalla sua parte. Vuole provarci un’ultima volta prima di rassegnarsi, forse, definitivamente. Basterà il suo grande cuore a garantirgli un sedile?

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *