È stato uno dei piloti più amati dell’intera Superbike, l’idolo di una generazione di italiani che lo vedeva battersi spalla a spalla coi vari Fogarty, Corser, Bayliss e quant’altro, e lottare per realizzare quel sogno chiamato Mondiale (senza riuscirci): Pierfrancesco Chili è una leggenda delle derivate di serie (al punto da essere inserito nella Hall of Fame), com’è leggendario il ”caratterino” di un pilota che ha sempre detto ciò che pensava, bello o brutto che fosse, parlando in faccia e lasciandosi anche a dare a grandi litigate con gli altri piloti.

Il percorso di Frankie, nato nel 1964, lo vede iniziare a gareggiare in 125, salvo poi dirigersi verso la 500cc per la sua stazza fisica e l’incapacità di adattarsi all’ottavo di litro: il suo debutto nella classe regina avviene nel 1986 con una Suzuki, e pochi sono a conoscenza dell’unica vittoria di Chili in 500. Succede tutto nel 1989, quando il bolognese conquista il successo sotto la pioggia di Misano sulla sua Honda, approfittando anche dello sciopero di gran parte del gruppo per le condizioni della pista. Frankie era semplicemente imprendibile quel giorno, e questa condizione di pilota imbattibile quando si trovava nella giornata/mese giusto gli rimarrà per tutta la carriera: nel Motomondiale chiuderà con 5 vittorie e 11 podi in 104 gare, ma soprattutto con un 3° posto nel Mondiale 250cc del 1992 con Aprilia ufficiale (tre successi).

Dal 1995 in poi, infatti, la Superbike diventerà la sua casa, una casa che gli darà gioie e dolori alla guida di Ducati, Suzuki ufficiale e Honda (a fine carriera): da un lato 17 vittorie e 61 podi in 276 manches disputate, dall’altro l’occasione sprecata del 1998, quando Pierfrancesco Chili era in forma mondiale, ma buttò via tutto con cinque zeri (contro l’unico di Fogarty, che vinse il titolo nell’emozionante finale giapponese) e chiuse al 4° posto. Un 4° posto ripetuto nel 2000 alla guida di Suzuki, mentre nel 2004 chiuse al 5° posto nel suo ultimo anno con Ducati, ritirandosi a fine 2006 dopo aver corso due stagioni con Honda, e a 42 anni suonati. Per tutta la sua carriera Frankie è stato un pilota veloce e spettacolare, amatissimo dal pubblico e dagli appassionati, ma cos’ha fatto dopo il ritiro?

Inizialmente il pilota bolognese passò dall’altra parte della barricata, dedicandosi alle telecronache della SBK al fianco di Luigi Vignando sugli schermi di La7, salvo poi non essere confermato: ”Biaggi mi ha fatto licenziare”, dirà in seguito, e in effetti tra i due non c’era un bellissimo rapporto dai tempi della 250, ma lo sfogo sembra eccessivo. Detto ciò, dopo l’addio a La7, Pierfrancesco Chili tentò una carriera diversa, diventando ds del team Guandalini Racing e schierando due Ducati 1098 con Smrz e Brendan Roberts come piloti: un’esperienza che si è chiusa a fine 2009, dando il via alla nuova ripartenza di Frankie.

L’ex pilota SBK ha dato vita a un suo team nel campionato italiano ma, come ha spiegato lui stesso a GPOne, ”una volta che ho annusato l’aria viziata e ho visto come girava l’andazzo, ho chiuso tutto e ho preferito non essere di peso a nessuno: dovunque io vada, voglio sentirmi a mio agio senza dover fingere o fare la bella faccia”. Addio alle corse dunque, anche se il figlio Kevin gareggia nel CIV, mentre Frankie si è reinventato come imprenditore: attualmente possiede due stabilimenti balneari e ha fatto investimenti nel settore immobiliare. L’ennesimo pilota che avvia una carriera imprenditoriale, insomma.

Frankie Chili nel 2017

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *