Dalle stelle alle stalle. Questo detto sembra azzeccato per descrivere la stagione di Maverick Vinales. Lo spagnolo classe 1995 si è presentato ai nastri di partenza del campionato con i galloni del favorito e le tre vittorie nelle prime cinque gare erano un biglietto da visita indicativo. Poi, dopo Montmelò, tutto è cambiato ed il Mondiale ha preso la direzione di Cervera, a casa di quel Marquez di cui “Top Gun” prometteva di essere il più fiero rivale.

Il tracollo nella seconda parte di stagione ha lasciato il segno nella psiche di Maverick. Lo sguardo vispo e fiducioso delle prime corse si è fatto triste e cupo, incapace di interpretare i problemi della M1 e travolto dal susseguirsi degli eventi. Ha sorpreso vederlo così arrendevole nelle ultime tappe del campionato, senza avere un briciolo della cattiveria agonistica mostrata tra marzo e maggio. Il Vinales che si pungolava Marquez quando il Cabroncito incappava in qualche errore per mantenere a galla la Honda ha lasciato spazio ad una versione sbiadita ed a dichiarazioni di resa nemmeno troppo velate. Addirittura è arrivato ad ammettere di essere arrivato al punto di piangere vedendo la situazione della Yamaha.

Eppure il vero mistero resta capire il perché la linea di sviluppo scelta inizialmente dalla casa di Iwata e caldeggiata dallo spagnolo sia stata stravolta. Colpa dell’influenza di Valentino Rossi all’interno del team? Può darsi, ma questo denoterebbe una certa debolezza caratteriale da parte del catalano. Un limite importante rimarcato indirettamente dallo stesso Maverick nel corso di recenti interviste, in cui ammetteva di aver subito un leggero condizionamento, pur avendo avuto sempre libertà assoluta di scegliere il meglio per sé. Questo è stato il vero tallone d’Achille di Vinales. Un aspetto non propriamente secondario, specialmente se confrontato con la determinazione e la volontà nel seguire un proprio ideale di sviluppo appartenente al suo predecessore, Jorge Lorenzo. Tuttavia, è altrettanto vero che l’incertezza è figlia anche dell’inesperienza.

L’inverno avrà il compito di lenire le insicurezze dello spagnolo. Anche perché il 2018 promette di essere un anno cruciale. “Top Gun” dovrà dimostrare di essere un serio pretendente per il titolo mondiale. E possibilmente la prima guida Yamaha. Già, la concorrenza interna è un problema su cui riflettere. C’è l’eterno Valentino Rossi, agguerrito come sempre e più che mai determinato a rifarsi dopo una stagione travagliata. C’è Johann Zarco, rivelazione del campionato da poco concluso e capace di andare subito fortissimo con la M1 2016. Tutti richiedono spazio ed attenzioni. Per questo, Vinales deve necessariamente vincere e convincere. Altrimenti, il suo futuro, almeno nella casa di Iwata, rischia di essere segnato. E c’è già chi sogna di vederlo altrove. Il manager Carlo Pernat, infatti, è sicuro che la Honda stia pensando a lui, qualora Marquez decidesse di accasarsi altrove. Per Maverick si tratterebbe di una sfida intrigante, ma piena di insidie, specialmente per l’ennesimo confronto ingombrante con il passato. Dall’ombra di Lorenzo alla continua sfida a distanza con l’acerrimo e detestato rivale. Il 2018 sarà un banco di prova importantissimo, forse il più complesso e difficile con cui il ragazzo classe 1995 si sia mai misurato finora. E con buona probabilità può rappresentare una possibile svolta della sua carriera.

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